PALERMO – “Il dato del referendum dei lavoratori Almaviva di Palermo ha bocciato l’ipotesi di accordo sui contratti di solidarietà del Governo Renzi. Le misure proposte non sono piaciute e oggi si chiedono maggiori garanzie sul futuro occupazionale e risorse in tempi certi per i contratti di solidarietà. Dopo quattro anni di sacrifici richiesti dall’Azienda, i lavoratori non hanno più niente a cui rinunciare”. Lo dicono Claudio Barone, segretario generale della Uil Sicilia e Giuseppe Tumminia, segretario della UilCom Sicilia, che aggiungono: “Se il Governo nazionale non stanzierà le risorse per consentire all’Inps di erogare il sostegno al reddito in tempi certi, nessun accordo sarà mai reggibile perché i lavoratori non avranno garanzie di sopravvivenza. Anche le forme di elasticità sono troppo esasperate e vanno riviste”. “Infine, l’impegno all’utilizzo delle risorse europee – proseguono – per un piano formativo che consenta di integrare il reddito del lavoratori deve prevedere un percorso preciso e certo. Bocciata l’ipotesi di accordo, quindi, chiediamo la convocazione di un tavolo di confronto, non solo tra Azienda e sindacati ma anche con il Governo nazionale, che possa dare la certezza su quando le risorse saranno effettivamente disponibili”. Per la Uil: “E’ fondamentale, infine, attivare quelle norme, sino ad oggi disattese, che eviterebbero la delocalizzazione delle commesse all’estero per tutelare il lavoro in Italia rendendo concreti ed esigibili gli impegni contenuti nell’ordine del giorno del Mise”.
Sulla vicenda intrviene anche la Cgil: “C’è una coscienza diversa, il lavoro nel call center non è più il lavoretto per pagarsi gli studi, è un segmento industriale del Paese. Almaviva non può essere la nuova Termini Imerese dell’era 2.0. Questa vertenza ha tante analogie con quella Fiat. Ma va risolta subito, la Regione deve proporre politiche industriale per questo pezzo fondamentale dell’economia siciliana che è l’industria dei servizi”. Lo dice il segretario provinciale della Slc Cgil di Palermo Maurizio Rosso, commentando la bocciatura da parte dei lavoratori delle due sedi palermitane del gruppo dell’ipotesi di accordo sulla solidarietà raggiunto la scorsa settimana tra azienda e sindacati a Roma. A Palermo 2.519 operatori hanno votato “no” all’accordo; “si” solo 110. “Sul piano locale la vittoria del “no” è dovuta – prosegue-anche alla paura maturata dai dipendenti perché il gruppo ha disdetto il contratto di affitto della sede di via Marcellini i lavoratori hanno intravisto in questa scelta aziendale un segnale di fuga”. “Basta gare a massimo ribasso, servono ammortizzatori sociali dedicati al settore, e per farlo basta modificare il Jobs Act. spero che il governo metta a disposizione del comparto un fondo unico come annunciato – conclude-. Poi chiediamo ad Almaviva di mettere mano agli investimenti, qui in Sicilia è arrivata 14 anni fa ha fatto utili, ma adesso sembra esserci un disimpegno. Servono segnali concreti di radicamento a Palermo. Oggi si sta verificando il contrario”. Oggi a mettere ai voti la proposta saranno i lavoratori della sede di Catania.
Il Sindaco di Palermo Leoluca Orlando e l’Assessora Giovanna Marano, visto l’esito negativo della consultazione in Almaviva, dichiarano che “è necessario evitare che si interrompa il filo del dialogo di queste ultime settimane, per tornare ad un tavolo tra impresa e sindacati, al fine di raggiungere un nuovo punto di equilibrio in grado di dare certezza e prospettive alle lavoratrici ed ai lavoratori di Almaviva”. “Al Governo nazionale – continuano – confermando l’apprezzamento per il ruolo esercitato fin qui, chiediamo di confermare l’impegno nel difficile lavoro finalizzato al raggiungimento degli obiettivi individuati, contro la delocalizzazione e il massimo ribasso nelle aste, per definire una linea perseguibile di mantenimento di questa filiera produttiva, decisiva per il nostro territorio”.

