CATANIA – “Mentre il Comune di Catania rimane indifferente alle tante questioni irrisolte della sua Partecipata, i lavoratori non ancora percepito la quattordicesima mensilità”. Malgrado lo sciopero del 5 luglio scorso abbia paralizzato Catania, e malgrado il Prefetto lo scorso 8 luglio avesse inviato al Sindaco di Catania e ai Vertici dell’AMT, una lettera circostanziata, con la quale sono state evidenziate tutte le criticità della Partecipata, e come le stesse potessero trovare soluzioni da parte degli Enti preposti, ancora oggi, apprendiamo che a distanza di quasi venti giorni, nessun riscontro è pervenuto.
“Evidentemente non sanno cosa dire – affermano Lo Schiavo della FAST/CONFSAL e Moschella della FAISA/CISAL – mentre la Regione, continua fare la sua parte, il Comune lascia la propria Partecipata sull’orlo del precipizio, dovendo trasferire alla stessa, ancora oltre 25 milioni di euro per l’anno 2015. E’ inaccettabile – proseguono i due – che l’AMT per mancanza di fondi per acquistare il carburante, possa correre il rischio di lasciare a piedi le persone, come già accaduto la notte del 28 Aprile 2016, nell’ultima corsa del 726 che porta da Piazza della Borsa al popoloso quartiere di San Giovanni Galermo, dove a bordo vi erano una ventina di passeggeri, uomini e donne anziani e adolescenti, inconsapevoli dell’avventura che li aspettava (l’autobus si è fermato, in via Galermo all’angolo col Viale Tirreno, nel quartiere di Trappeto Nord). Com’è inaccettabile che a seguito del << disguido occorso con il fornitore >>, creditore di una grossa somma dall’Azienda metropolitana trasporti, nel mese di Gennaio 2016, sei vetture alimentate a gas, non siano uscite in strada, bloccate nel deposito di Pantano D’Arci”.
Le vicissitudini di AMT/SPA, hanno determinato altresì l’incresciosa situazione che i cittadini catanesi non posso utilizzare in maniera efficiente il mezzo pubblico, e quelle poche volte che posso farlo, si vedono costretti a viaggiare sulla maggior parte di Vetture sprovviste di impianto di climatizzazione e laddove esistente , spesse volte, non funzionante, a scapito anche della tenuta psico-fisica degli Autisti.
Come è giusto che sia, l’AMT/SPA, dovrebbe vivere anche di introiti e non solo di trasferimenti pubblici siano essi provenienti dal socio Unico che dalla Regione; ma a causa di un sempre più esiguo numero di vetture poste giornalmente in esercizio, a causa delle macchinette obliteratrici guaste in dotazione a quelle stesse poche vetture che girano per la città e a causa di un mancato piano antievasione aziendale finalizzato a ridurre sensibilmente la percentuale dei “portoghesi”, gli introiti sono sempre meno tangibili.
Il Vertice dell’AMT , dovrebbe sapere che il potenziamento dei controlli è solo uno degli interventi finalizzati a garantire il rispetto delle regole di viaggio e che un serio piano di attività di contrasto all’evasione comprende anche campagne di sensibilizzazione e di informazione diffuse, finalizzate a promuovere la cultura e l’abitudine a timbrare il biglietto a bordo, così come il potenziamento della rete di vendita e la diffusione di tecnologie che facilitano l’acquisto dei titoli di viaggio, non farebbe altro che aumentare a dismisura gli introiti e quindi, a rimpinguare le casse vuote.
Si presuppone che quando un disservizio diventa senso comune diffuso nella percezione degli utenti, la “politica“, in questo caso il Socio Unico, dovrebbe andare alla radice del problema, una volta per tutte, sradicare dal profondo le cause che fanno ormai di quel disservizio un dato strutturale che si ripercuote nella qualità della vita dei cittadini catanesi, dei turisti che la visitano e dell’immagine che di se stessa Catania, trasmette alla collettività. A fronte di tale disastro gestionale, il Presidente Lungaro, pur avendo, dichiarato pubblicamente di aver rassegnato le proprie dimissioni, rimane ancora al suo posto, mentre il Direttore Generale Barbarino, non ha avuto la coscienza di fare altrettanto.

