PALERMO– Sono ormai diciannove, tra medici e infermieri, i positivi al Coronavirus al pronto soccorso dell’ospedale Civico di Palermo. Un giovane infermiere è stato ricoverato all’interno della stessa area d’emergenza. Ha una polmonite e l’insufficienza respiratoria allo stadio iniziale. I tamponi vengono somministrati sempre per vedere l’evolversi del focolaio. Il sentimento che serpeggia ha il colore di una legittima preoccupazione.
La paura in corsia
“Abbiamo in atto soltanto un nuovo positivo (rispetto a ieri che erano diciotto, ndr) e il fattore moltiplicativo sembra scongiurato – dice il direttore dell’area di emergenza Massimo Geraci – la prudenza in questi casi è fondamentale, pertanto, aspetterei almeno un’altra corsa di tamponi, se non addirittura due. Li stiamo ripetendo su tutti ciclicamente e ovviamente speriamo bene”.
Il dottore Geraci è un comandante in capo, qualifica che non puoi prendere da solo e per cui non basta l’indicazione di un ruolo burocratico, ma che ti viene conferita sul campo dalle persone con cui lavori. Ed è normale che il capitano della nave mandi messaggi rassicuranti e comunque verosimili, nella speranza che le cose vadano bene.
Ma lo stato d’animo, appunto, è di ansia. Stai combattendo una guerra e sei nella posizione di chi conosce benissimo la ferocia del nemico che ha davanti. Quando arriva il contagio, ti senti come un bravo soldato che ha subito un colpo alla schiena, mentre fronteggiava una carica in trincea: ti senti colpito dalla stessa fragilità che soccorri ed è come se cadesse il diaframma tra chi cura e chi viene curato.
Chi ha avuto modo di ascoltare le voci dai reparti Covid, e non solo, in un frangente delicatissimo, sa quanto tutto sia fragile come il cristallo. Ci sono persone logorate da una lotta sfibrante, basta poco per perdere la sicurezza tanto necessaria. Ma il coraggio, no. Chi sta in trincea non può perderlo e non lo perderà mai. E quando questa storia sarà finita, perché prima o poi accadrà, dovremo ricordarci con gratitudine di chi ha combattuto. Non è mai stato un eroe, ma qualcosa di più: una persona umana al servizio della sua comunità.

