CATANIA – Giampietro Triolo, coinvolto nell’inchiesta della Dda sugli appalti della Libertinia condotta dai Carabinieri di Caltagirone, è uscito dal carcere e condotto agli arresti domiciliari. La decisione è stata presa dal Gip di Catania Anna Maggiore che, visto il parere favorevole del pm Agata Santonocito, ha accolto l’istanza dei legali dell’indagato. Triolo fu arrestato il 30 settembre scorso, insieme ad altre 4 persone tra cui il figlio del capomafia Ciccio La Rocca, Francesco.
I due difensori, l’avvocato Giuseppe Lipera e Angelino Alessandro, però, non ritenendo sussistenti gli indizi di reato sono pronti a ricorrere al Tribunale della Libertà per chiedere la piena libertà del loro assistito. I due legali, che hanno diffuso la notizia attraverso una nota, aggiugono inoltre che “l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Triolo due giorni fa era stata annullata con rinvio dalla Corte Suprema di Cassazione nonostante il parere negativo del Procuratore Generale”.
L’inchiesta dello scorso novembre aveva scosso non poco l’opinione pubblica. Infatti era tornato l’incubo del controllo della mafia negli appalti pubblici e in una delle opere più attese della Sicilia Orientale, la “variante di Caltagirone”. Infiltrazione della criminalità organizzata, in particolare secondo le tesi investigative del clan La Rocca, che sarebbero avvenute nonostante fosse stato siglato un protocollo d’Intesa di legalità in Prefettura. Nel cantiere ci sarebbero state le mani dello storico Clan La Rocca: secondo le indagini dei Carabinieri la famiglia mafiosa sarebbe riuscita a operare in modo che l’esecuzione dei lavori fosse affidata in subappalto a ditte di cui avrebbe avuto il controllo diretto.


