La Corte d’Appello di Caltanissetta ha confermato la condanna dell’Asp di Enna per i danni subiti da una donna in seguito a un’interruzione terapeutica di gravidanza eseguita nel 2013 all’ospedale Umberto I. La paziente, che si trovava alla diciannovesima settimana di gestazione a causa di una malformazione fetale, riportò gravi complicanze durante il trattamento farmacologico e dovette essere sottoposta a un’isterectomia subtotale, perdendo definitivamente la possibilità di avere altri figli. La sentenza arriva a tredici anni dai fatti e conferma il risarcimento già stabilito in primo grado.
Confermata condanna all’Asp di Enna
La decisione dei giudici conferma quanto disposto dal Tribunale nel 2022. Alla donna è stato riconosciuto un risarcimento di 192.432,36 euro, oltre al rimborso delle spese mediche e processuali. La sentenza prevede inoltre un risarcimento di 20 mila euro per il marito e di 10 mila euro per il figlio minorenne. Il pronunciamento arriva al termine di un lungo iter giudiziario, conclusosi dopo il rinvio disposto dalla Corte di Cassazione.
Le complicanze durante il trattamento
Secondo quanto ricostruito nel procedimento civile, durante il trattamento farmacologico finalizzato all’interruzione terapeutica della gravidanza si verificarono gravi complicanze che provocarono la rottura dell’utero. Per salvare la vita della paziente fu necessario procedere con un’isterectomia subtotale, intervento che comportò la perdita definitiva della capacità riproduttiva.
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La vicenda giudiziaria
L’Asp di Enna aveva presentato appello contro la sentenza di primo grado, ma la Corte d’Appello aveva respinto le contestazioni di carattere processuale. Sul fronte penale, invece, la ginecologa in servizio il 24 febbraio 2013 era stata assolta. Successivamente la Cassazione aveva disposto il rinvio della causa ai giudici della Corte d’Appello civile, che hanno riconosciuto efficacia alla decisione penale senza escludere la responsabilità dell’Asp, valutata autonomamente nell’ambito del giudizio civile.
Il commento del legale della donna
L’avvocato della donna, Dario Seminara, ha commentato l’esito della vicenda. “Il caso si è risolto con un successo in sede civile contro l’Asp – ha detto – ma va osservato che la definizione perviene dopo 13 anni dai fatti, durante i quali vi sono stati, a seguito della denunzia penale, ben quattro gradi del giudizio promosso per la sanzione della ginecologa poi assolta e, in sede civile, dopo la consulenza tecnica preventiva, due gradi”. “Decine di magistrati, tra Enna, Caltanissetta e Roma, hanno quindi studiato il caso. Troppi. E’ il caso di introdurre più severe barriere preclusive per la sanzione penale dei medici, dovendo invece nella sola sede civile trovarsi la pronta adeguata risposta risarcitoria”, ha aggiunto.
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