Barbagallo: "La partita delle regionali è aperta" - Live Sicilia

Barbagallo: “La partita delle regionali è aperta”

Il segretario regionale del Pd traccia un bilancio del governo uscente e non solo.
L'INTERVISTA
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CATANIA – “La partita è aperta, la vittoria di Caterina Chinnici non è una missione impossibile”. Il segretario regionale del PD, Anthony Barbagallo, lo mette nero su bianco e traccia un bilancio del governo regionale uscente senza lesinare critiche a Musumeci e company. “A questa destra non basta farsi rifare il lifting da Roma, cambiando il candidato, per fare dimenticare ai siciliani i disastri del governo Musumeci”, dice. E manda un messaggio agli avversari interni del suo partito che suona più o meno così: “l’avversario da battere è la destra”. 

Segretario, rompiamo il ghiaccio. La rimonta di Caterina Chinnici è una mission impossible? Ci dia un buon motivo per votarla. 

L’entusiasmo che sto registrando, girando per i territori, dice esattamente il contrario. La partita è aperta, i siciliani sanno qual è la posta in gioco. In ballo c’è il riscatto di una terra umiliata da una destra che ha dato prova di sé deludendo tutte le aspettative che aveva ingenerato e che ha mancato ogni appuntamento con la storia: indimenticata la sonora bocciatura dei 31 progetti da quasi 400.000 euro, previsti dal PNRR per agricoltura e infrastrutture. A questa destra non basta farsi rifare il lifting da Roma, cambiando il candidato, per fare dimenticare ai siciliani i disastri del governo Musumeci. Caterina Chinnici, invece, rappresenta la serietà e la responsabilità, una donna, un’eurodeputata, una magistrata di lungo corso che ha messo a servizio della Sicilia la sua storia personale, professionale e familiare. Insomma l’unica alternativa seria fra una destra impastata di naftalina e clientela ed una destra populista e rancorosa che mette quotidianamente in scena un teatrino che non fa onore alla storia della Sicilia, che ha dato i natali a politici e amministratori della statura di Pio La Torre, Piersanti Mattarella e Rino Nicolosi. 

Quali sono stati i maggiori limiti del governo Musumeci? 

Guardi, per elencarli ci vorrebbe talmente tanto tempo che rischiamo di ritrovarci ancora qui a parlare il giorno del voto (ride). 

Le tre priorità per fare ripartire la Sicilia. 

Lavoro, sanità e ambiente.E se me lo consente aggiungerei scuola, diritto allo studio, sviluppo e soprattutto giustizia sociale, perno attorno al quale fare ruotare tutta l’azione di governo. 

Tema sanità. L’assessore Ruggero Razza ha recentemente tracciato un bilancio positivo della sua azione. Lei che giudizio dà?
Credo, se mi permette l’amara ironia, che Ruggero Razza ha dimostrato di non essere né ferrato né troppo affidabile con numeri e bilanci in tema di sanità. 

Voi che cosa proponete? 

Accessibilità alle cure, diritto alle cure per tutti e attenzione ai bisogni dei più fragili. La direttrice che segna la rotta del PD è l’uguaglianza delle condizioni di partenza. Vogliamo finalmente una sanità accessibile a tutti, in cui non servono soldi o conoscenze che consentono scorciatoie. Sulla debolezza della sanità pubblica in questi anni è cresciuta la forza più oscura della politica: dobbiamo invertire la rotta. 

Giuseppe Conte si è assunto la responsabilità di abbandonare la coalizione in dirittura di arrivo e realisticamente di condannarvi all’opposizione. Ci sono margini per tornare a intavolare una discussione con i pentastellati?

Questo non glielo lascio dire, non siamo destinati alla sconfitta. Certamente Giuseppe Conte si è assunto la responsabilità di indebolire la coalizione e, soprattutto, cosa veramente imperdonabile, di tradire il patto stipulato con i quasi 40.000 siciliani che hanno votato alle primarie dimostrando fiducia in quel progetto, frutto in Sicilia di cinque anni di trincea in aula contro il governo Musumeci.

Quale è lo stato di salute del suo PD? Cosa si aspetta dai risultati regionali? Non teme una resa dei contri all’indomani del voto?

La resa dei conti la lasciamo al centrodestra. È una cultura che non ci appartiene, noi siamo abituati a discutere al nostro interno negli organismi deputati. Aspettiamo, perciò, l’esito del voto, non ho mai temuto alcun confronto. Ho fatto delle scelte, rispettando il pieno mandato conferitomi dal partito regionale ed in piena sintonia con il partito nazionale. Sono il segretario regionale del PD, non sono solo uno dei tanti candidati, a me è toccato il dovere di fare tutto il possibile per tenere unita la coalizione e difendere la candidata alla presidenza. E’ facile rimanere nelle retrovie e condurre unicamente la propria battaglia personale, lavorando parallelamente su più fronti per garantire solo a se stessi una via di fuga, anche a costo di flirtare con l’avversario politico. Alla nostra forza politica, più che ad ogni altra, spetta il compito di resistere, di rimanere uniti e provare a vincere contro la destra più reazionaria di sempre ricordandoci che dopo il 26 settembre saremo chiamati ad affrontare un’altra sfida importantissima: le amministrative. 


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Commenti

    Per la redazione.
    Non capisco perché non ne parla nessuno. Tra camera e senato mancheranno all’appello in sicilia più di 15 onorevoli nati e soprattutto cresciuti nella nostra regione. Si figuri che nel mio collegio sarà eletta la Brambilla. Ma è questione comune di quasi tutti i partiti. Fate il conto e al meridione, già con popolazione inferiore, mancheranno più di 60 deputati. Chi si interesserà all’autonomia differenziata per i nostri territori? La Brambilla, la compagna del Berlusca oppure la Furlan? Non ne parla nessuna testata giornalistica

    Massimo rispetto a tutti i candidati alla Presidenza della Regione Sicilia, ma spero tanto che i siciliani mettano alla prova Cateno De Luca.

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