Beneficenza a spese dell'Ars |Le accuse a Cappadona

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Fra le spese contestate all'ex capogruppo Mps i versamenti ad alcune associazioni di solidarietà, ma pure un dipendente che ha detto: "Lavoravo per il figlio di Giovanni Greco".

La scheda
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PALERMO – I deputati Mps erano caritatevoli. Nella scorsa legislatura, senza battere ciglio, hanno distribuito contributi a un discreto numero di associazioni di volontariato attive fra le province di Trapani e Siracusa e nei Paesi in via di sviluppo: così l’associazione Marlin club di Siracusa ha ottenuto duemila euro, la “Siracusa Giovani” 900, la coop “La famiglia colorata” di Siracusa duemila, il Centro ascolto oncologico simultaneo di Siracusa mille, la “Pro Misericordia” di Valderice 700, l’associazione “Trapani per il terzo mondo” 1.500, l’associazione Tuluile Bantu 1.500 e la “Sicilia Bella” mille. Il punto, però, è che secondo i magistrati della Procura di Palermo questa beneficenza sarebbe stata fatta con i soldi del gruppo. Caritatevoli, ma con i soldi di tutti.
C’è anche questo nell’avviso a comparire recapitato a Nuccio Cappadona, capogruppo Mps per due anni. Non solo, ovviamente: nell’elenco – passato in rassegna più nel dettaglio nel numero di “S” attualmente in edicola – c’è anche il pagamento per Giuseppe Riggio, che però ai pm ha raccontato di avere svolto “attività specificamente disposta da Greco Nicola, figlio dell’onorevole Greco Giovanni” solo in un ufficio del quartiere Libertà, lontano dall’Ars. Non è l’unica voce legata al personale: a Cappadona i pm contestano i compensi versati a Roberta Pizzo e Anna Maria Teresi, che hanno spiegato di non aver mai lavorato all’Ars, ma di essere state in servizio in un patronato del quartiere Malaspina e una parte di quelli pagati ad Alberto Fusco, Anna Lucia Drago, Maria Rosaria Minà, Emanuele Bajardi, Barbara Caruso, Pietro Navarra, Federica Tranchida, Francesca La Colla, Roberto Bonomo, Giuseppe Colajanni, Giorgia Giacalone, Gaetana Cannonito, Serafina Sgroi e Roberta Cipriano.
Chiudono la lista le spese un po’ più personali. Ad esempio i 30 pranzi a prezzo fisso pagati da Pio Lo Giudice in un ristorante di Valderice, i 700 euro spesi per un necrologio dallo stesso Cappadona e alcuni versamenti ai deputati e catalogati alla voce “contributo per organizzazione attività congressistiche”. Così sarebbero partiti dalle casse dell’Ars 15 mila euro a testa all’indirizzo di Mario Bonomo, Giovanni Cristaudo, lo stesso Cappadona, Giovanni Greco, Pio Lo Giudice e Riccardo Savona. Totale, 90 mila euro spesi in congressi. Anche questi a spese di tutti.

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