Blitz Doks, arrestato un latitante |Scuto, autista del capo e "postino"

Blitz Doks, arrestato un latitante |Scuto, autista del capo e “postino”

Blitz Doks, arrestato un latitante |Scuto, autista del capo e “postino”

Le intercettazioni che lo inchiodano.

spaccio a Galermo
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CATANIA – Lo hanno rintracciato nella sua Misterbianco. Antonino Scuto, sfuggito alla cattura nel blitz Doks, è stato arrestato dai carabinieri al termine di una pressante attività investigativa. La sua latitante è durata pochi giorni: i militari avevano fatto scattare le ricerche lo scorso 4 luglio quando è scattata l’operazione che ha disarticolato la cupola dello spaccio di San Giovanni Galermo del clan Santapaola – Ercolano.

Antonino Scuto avrebbe avuto un ruolo ben preciso all’interno dell’organizzazione criminale sgominata con l’inchiesta della Dda. Nel 2013 avrebbe rivestito il ruolo di “autista” di Vincenzo Mirenda, detto Enzo patata. Insomma il giovane misterbianchese sarebbe riuscito a diventare uno degli uomini di fiducia di quello che è ritenuto dalla Procura (almeno per un periodo di tempo) il capo del gruppo di San Giovanni Galermo dei Santapaola. La Gip Loredana Pezzino, scrive nell’ordinanza di custodia cautelare che a maggio del 2013 all’interno dl gruppo di San Giovanni Galermo “si assisteva alla progressiva affermazione di Vincenzo Vincenzo quale uomo di fiducia di Gurrieri Salvatore (detto il Puffo)”. Quando “il puffo” finisce in carcere è Enzo Patata – secondo la ricostruzione degli inquirenti – a prendere le redini del potere.

Le cimici nella macchina di Mirenda non lasciano adito a dubbi sul ruolo fiduciario che aveva Antonino Scuto nel 2013. Enzo Patata si confidava con il suo autista. Gli raccontava dei problemi con il fratello Arturo (Turi Sciara) e inoltre gli anticipava le richieste che avrebbe   fatto al capo, il “Puffo” che in quel periodo era ai domiciliari. In una delle intercettazioni Mirenda spiega a Scuto di voler domandare a Gurrieri di estromettere il fratello dal gruppo. “…con me lui non mi deve più rivolgere neanche la parola, – si sfoga Mirenda con Scuto –  proprio non mi deve rivolgere più neanche la parola, incomp…il “puffo”, se lo vuole tenere parla con lui con me… deve stare da me lontano almeno due chilometri e prima di andare a casa di mio padre mi deve avvisare perché non ci deve essere ne mia figlia ne mia moglie e neanche io, con la cocaina se n’è andato sempre indietro, indietro, a quest’ora doveva essere un capo a Catania…“.

Antonio Scuto, inoltre, avrebbe avuto la mansione di “postino”. Insomma – come lo definisce la Gip – sarebbe stato il messaggero degli ordini di Gurrieri, in quel periodo ai domiciliari, a Mirenda. Tra i compiti anche quello di consegnare il denaro. Ma uno dei versamenti avrebbe indispettito il capo. A maggio del 2013 Scuto racconta al suo capo l’insoddisfazione di Gurrieri sulla cifra.

ENZO: e allora, ch’è si è arrabbiato il ” puffetto” (Gurrieri Salvatore)
ANTONIO: no, prima ha buttato una battuta….che gliene servivano duemila..
ENZO:si, ottomila gliene servivano
ANTONIO: gli ho detto… comunque là mi pare che c’è scritto…gli ho detto incomp…(linea disturbata) e ti fai dare .. .tratto incomp…
ENZO: eh
ANTONIO: piglia e mi fa,… tratto incomp…(linea disturbata) ora domani, dopodomani, porta i soldi, quello è scomparso incomp… poi mi fa questo fatto, caso mai gli chiamo a Enzo incomp…io aspetto incomp… risposte….linea disturbata. 

Sono decine e decine le intercettazioni trascritte nelle 790 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Scuto discute di droga, partecipa alla pianificazione di rapine, raccoglie le confidenze di Mirenda, esegue gli ordini. E gode anche di una certa autonomia per l’organizzazione della vendita di droga.  Ad un certo punto però accade qualcosa. Mirenda – emerge dalle ricostruzioni degli investigatori – decide di sostituirlo con Francesco Lucio Motta che diventerà il suo braccio destro. Le indagini riprendono a febbraio del 2014 e gli assetti del gruppo erano cambiati a livello di gerarchie. Vincenzo Mirenda sarebbe riuscito a diventare il “capo” approfittando della detenzione in carcere del “puffo”. Antonino Scuto si sarebbe allontanato dal gruppo di San Giovanni Galermo per volere di Enzo patata. “Non lo avrebbe ritenuto più degno di fiducia”, scrive la Gip Pezzino.


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