CATANIA – Una quiete solo apparente. Lo tsunami giudiziario sulla “calciopoli” catanese torna a farsi sentire. Si sono chiuse le indagini del primo stralcio dell’inchiesta “I Treni del Gol”, condotta dalla Digos di Catania e coordinata dal pm Alessandro Sorrentino, che ha fatto “sprofondare” il Catania in Lega Pro. La Procura etnea ha chiesto al Gup il rinvio a giudizio per Antonino Pulvirenti, ex presidente del Calcio Catania, Pablo Cosentino, ex ad rossoazzurro, Daniele Delli Carri, ex direttore sportivo della Società di Torre del Grifo, Fernando Arbotti, Piero Di Luzio, Fabrizio Milozzi e Gianluca Impellizzeri. Ora dovrà essere fissata l’udienza preliminare in cui il Gup vaglierà l’apparato probatorio portato dall’accusa e valuterà se ci sono gli elementi per accogliere la richiesta di rinvio a giudizio. Nei confronti della società le contestazioni sono per “responsabilità amministrativa”.
Le accuse nei confronti di Pulvirenti e degli altri 6 imputati sono di associazione a delinquere e frode sportiva. In particolare, sarebbe stato creato un sistema “truffaldino” che sarebbe servito alla squadra per evitare la retrocessione. Le indagini della Digos scattano per delle presunte minacce ai danni di Nino Pulvirenti: ma una volta avviate le intercettazioni gli inquirenti si rendono conto che i manager del Calcio Catania stavano “oleando” una macchina che doveva servire a “rimanere” nel campionato cadetto e anche a “creare introiti” dalle scommesse sulle partite “pilotate”.
Intercettazioni, telefonate, incontri. L’inchiesta “I treni del gol” immortala ogni fase della presunta frode messa su dalle ex teste di serie della società calcistica catanese. E dalle indagini viene ricostruito anche una sorta di organigramma. Pulvirenti avrebbe il ruolo di “capo”, Daniele Delli Carri e Piero Di Luzio sarebbero, invece, gli “organizzatori”, Giovanni Impellizzeri (imprenditore nel campo delle scommesse sportive) sarebbe il “finanziatore” delle varie “combine”, Fernando Arbotti, Pablo Cosentino e Fabrizio Milozzi sarebbero stati “partecipi” all’associazione a delinquere che avrebbe avuto “lo scopo di realizzare – scrive il magistrato – una serie indeterminata di delitti di frode in competizioni sportive e di truffe diretti ad influire sul risultato e ad alterare, nel campionato di calcio di serie B, il naturale esito delle partite in cui era impegnato il Calcio Catania con la conseguente vittoria di quest’ultima società”. Le partite sospette – come emerso nel corso della conferenza stampa della scorsa estate – sono 5: Varese – Catania del 2.4.2015 e terminata con il risultato di 0-3; Catania – Trapani dell’11.4.2015 (risultato 4-1); Latina – Catania del 19.4.2015 (risultato finale) 1-2; Catania – Ternana del 24.4.2015 (risultato 2-0); Catania – Livorno del 2.5.2015 e finita con il pareggio di 1-1”. Nel mirino della procura anche il match Catania – Avellino del 29.3.2015 terminato con il risultato di 1-0.
Pulvirenti durante l’interrogatorio di garanzia ha ammesso le sue responsabilità ma ha respinto le accuse sul fenomeno del calcioscommesse. “Il signor Pulvirenti ha ammesso – si leggeva in una nota dei legali dell’ex presidente rossoazzurro, gli avvocati Giovanni Grasso e Fabio Lattanzi – di aver avuto dei contatti con altri soggetti al fine di condizionare il risultato di alcuni incontri, e ciò al fine di salvare dalla retrocessione il Catania. Ha tuttavia manifestato la convinzione – aggiungevano che tali contatti non abbiano avuto nessuna reale incidenza sull’esito degli incontri in questione”.
L’inchiesta parte a marzo del 2015: il Catania è reduce da una pesante sconfitta contro la Virtus Entella. Sarebbe scattato a quel punto il piano di Pulvirenti che avrebbe “creato…una struttura capace di alterare dei risultati sportivi sfruttando, al riguardo, sia le conoscenze illegali in ambito calcistico del direttore sportivo Daniele Delli Carri , assunto nel mese di gennaio 2015, che la disponibilità economica e l’esperienza nel campo delle scommesse sportive di Gianluca Impellizzeri, al quale era legato da un duraturo rapporto di amicizia”. Proprio a disposizione dell’imprenditore fu trovata un’ingente somma di denaro che è stata poi sequestrata.
L’inchiesta I Treni del Gol non si è chiusa: non si sono, infatti, ancora concluse le indagini per gli altri giocatori e uomini dello sport coinvolti nell’inchiesta della magistratura catanese.

