Catania, la guerra fredda dell'assistenza domiciliare - Live Sicilia

Catania, la guerra fredda dell’assistenza domiciliare

I problemi nel passaggio di consegne tra Medicasa e consorzio Sisifo, con disservizi e minacce di esposti alla Procura
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CATANIA – Il caso dell’assistenza domiciliare integrata in provincia di Catania è un riassunto di tutte le cose che possono andare storte in un passaggio di consegne. Lungaggini burocratiche, ricorsi al Tar, ritardi nella firma di contratti e nella consegna dei dati e l’agitazione di fisioterapisti che per qualche giorno ha fatto saltare il servizio di assistenza a casa per pazienti fragili: sono tutti episodi di una strana guerra fredda, in cui chiunque ha le proprie ragioni e le fa valere e nessuno ne esce vincitore.

Il passaggio tra Medicasa e Sisifo

La vicenda, come già raccontato da Livesicilia, parte con una gara d’appalto indetta dall’Asp di Catania nel 2015. Il vincitore, il consorzio Sisifo, ha dovuto attendere fino al 2021 per poter firmare il contratto, a causa di diversi ricorsi al Tar e di sospensive dell’assessorato alla Salute. Quando il contratto con l’Asp è stato firmato, però, Sisifo ha denunciato, in una lettera diretta al Direttore generale dell’Asp di Catania, diverse farraginosità nel passaggio di consegne. Il consorzio e la cooperativa che dovrebbe prendere servizio sull’assistenza domiciliare nel catanese, Cure Domiciliari Catania, denunciavano di aver ricevuto l’elenco degli operatori Adi e i Pai, ovvero i piani di assistenza individuale di ciascun paziente, solo il giorno 20 ottobre, a 10 giorni dalla data in cui avrebbero dovuto iniziare a erogare il servizio.

“Al fine di avere un tempo minimo per caricare nel sistema informatico l’enome massa di dati – si legge nella lettera – e per raggiungere e contrattualizzare i circa 220 operatori, Sisifo e Cure Domiciliari Catania chiedono di fissare la data dell’undici novembre per il subentro nella gestione del servizio”. Ma Medicasa, che gestisce il servizio Adi nel catanese da 20 anni, si sarebbe dimostrata “rigorosamente indisponibile” a cessare il servizio per l’undici, e avrebbe chiesto di smettere ogni erogazione dal 31 ottobre, oppure, in alternativa, di avere una proroga dell’appalto di altri tre mesi.

Lo sciopero

Sisifo, sempre secondo la propria ricostruzione, a questo punto avrebbe accettato di subentrare in anticipo, ma a condizione che Medicasa invitasse tutti gli operatori a continuare a lavorare, recandosi dagli stessi pazienti serviti fino al trentuno di ottobre. Medicasa accetta, ma dopo il 31 ottobre succede che diversi lavoratori, tra i fisioterapisti, vanno in sciopero. Diversi appuntamenti saltano e il centralino dell’ufficio relazioni con il pubblico dell’Asp riceve diverse segnalazioni di disservizio, al punto da spingere la stessa Asp a scrivere una lettera di diffida nei confronti di Cure Domiciliari Catania e Sisifo. Circolano addirittura voci su migliaia di pazienti lasciati senza cure, ma la voce è smentita dalla stessa Asp, da cui si precisa che dopo la diffida il monitoraggio del servizio continua e Sisifo si sta progressivamente allineando ai bisogni assistenziali. Le stesse segnalazioni di disservizi all’Urp sono diminuite.

Resta il nodo di quel personale che ha scioperato a partire dal primo novembre. Al centro delle rivendicazioni ci sono le gare d’appalto vinte a ribasso, che permettono bassi margini a chi, come i fisioterapisti impegnati nell’Adi, lavora a partita iva. Nel caso specifico, la paga prevista è di 13,50 euro lordi senza rimborsi spese, e di certo due fatti non hanno stemperato l’umore di chi protesta: il primo, che nel passaggio da Medicasa a Sisifo la paga è rimasta invariata quando invece gli operatori, in coincidenza del passaggio di consegne, hanno chiesto un aumento; il secondo, che i fisioterapisti palermitani, impegnati in una vicenda analoga ma a parti invertite, con Medicasa che dovrebbe subentrare a Sisifo, hanno ottenuto un aumento a 25 euro.

A spiegare i motivi di chi sciopera è Mario Diolosà, fisioterapista, in una comunicazione inviata a Livesicilia: “Le gare di appalto in ambito sanitario per la gestione delle Adi vanno sempre più al ribasso. Tutto ciò si traduce in un vero e proprio sfruttamento per noi operatori sanitari e in una pessima qualità del servizio per i pazienti. L’appalto dell’asp di Catania è stato affidato a un nuovo ente dal 1 novembre e la tariffa è sempre uguale. La riconferma di tale tariffa, già misera di per sé, ha spezzato le speranze di noi che speravamo in un miglioramento. Oltre al fatto che il nuovo ente non ci dà alcuna garanzia scritta sulla puntualità dei pagamenti. Ci ritroviamo in un clima di incertezza dove potremmo lavorare anche mesi senza essere retribuiti”.

La replica di Sisifo ai fisioterapisti

Il consorzio Sisifo a questo punto riprende carta e penna e si rivolge con una lettera proprio ai fisioterapisti: “Le inadempienze che vengono attribuite e che sono state contestate alla Cure domiciliari Catania – si legge – sono quasi esclusivamente dovute alla tanto improvvisa quanto improvvida scelta di un gruppo di fisioterapisti che hanno scoperto di essere mal retribuiti soltanto il primo novembre, quando cioè il consorzio Sisifo e per esso la Cure domiciliare Catania è subentrato a Medicasa, garantendo le medesime condizioni contrattuali a tutti i professionisti”. La lettera fa poi riferimento alle voci sulla puntualità delle retribuzioni e a quelle secondo cui l’Asp sarebbe in procinto di rompere il contratto con Sisifo: “Cure domiciliari Catania continuerà ad assicurare i servizi nelle prossime settimane e nei prossimi mesi sino all’accreditamento, che tutti auspichiamo avvenga il più presto possibile, o alla conclusione della durata dell’appalto – si legge – non essendo più tollerabile questo stillicidio di disinformazioni e di continua diffamazione di quanti con quotidiano sacrificio, professionisti sul campo e operatori della centrale, si adoperano per dare risposte ai bisogni sanitari degli assistiti, abbiamo già coinvolto i nostri avvocati per segnalare alla procura della Repubblica i fatti di cui sopra”.

Foti: “La soluzione è l’accreditamento”

Proprio in merito alle proteste che hanno portato all’astensione dal lavoro molti professionisti sanitari della provincia etnea impiegati nell’assistenza domiciliare integrata è intervenuta la deputata regionale di Attiva Sicilia Angela Foti, la quale ha incontrato una delegazione dei lavoratori: “Ciò che ha portato i medici specialisti, gli psicologi, gli psicoterapeuti e gli infermieri allo sciopero è il trattamento economico previsto per le loro prestazioni – dice Foti – stiamo parlando di figure qualificate le quali giocano un ruolo indispensabile nei processi di riabilitazione e assistenza. Però sinora si è andati avanti con il sistema delle gare con il massimo ribasso che ha portato alle distorsioni attuali. La soluzione – prosegue Foti – chiesta anche dai lavoratori, è il sistema dell’accreditamento. Esso garantirebbe così la continuità assistenziale, migliori trattamenti economici per i professionisti e quindi un servizio migliore”.


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