Catania, gestore unico acque: un affare da trecento milioni - Live Sicilia

Catania, gestore unico acque: un affare da trecento milioni

I fondi e le opportunità del Pnrr, ma l'incognita è la società unica di gestione
RETI IDRICHE
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CATANIA – Un problema e un’opportunità: il gestore unico industriale dell’acqua in provincia di Catania è entrambe le cose. Con le centinaia di milioni di euro in arrivo con fondi europei e Piano nazionale di rinascita e resilienza, la Sicilia ha la possibilità concreta di rimettere mano a decine di progetti che riguardano la gestione delle reti idriche a ogni livello della filiera, dall’approvvigionamento d’acqua negli invasi al sollevamento, dal trasporto alla distribuzione, senza trascurare l’importantissima fase della depurazione e gestione delle acque reflue.

Ma è proprio su chi deve gestire queste opere, e i milioni che le permetteranno, che nascono i problemi. Per la legge, infatti, possono accedere ai fondi solo i gestori unici del Sistema idrico integrato, e la provincia di Catania non ha ancora una gestione unica di questo tipo. Il rischio è di perdere il treno dei fondi europei, e di dovere aspettare ancora anni e altre fonti di finanziamento per realizzare le opere.

I fondi in arrivo

Tra fondi garantiti direttamente dal Pnrr e altri che saranno erogati in progettazione con Arera, l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, arriveranno in Sicilia circa 284 milioni di euro per il rinnovamento e la gestione sostenibile delle reti idriche. Riguardo ai fondi decisi dal Pnrr si tratta, come si legge sul sito del Mims, Ministero delle infrastrutture e delle mobilità sostenibili, di cifre destinate all’ installazione “di strumenti tecnologici per la misura delle portate, delle pressioni e dei livelli d’acqua nei serbatoi, la modellazione idraulica della rete, la pre-localizzazione delle perdite tramite metodi classici e innovativi, come radar, scansioni da satellite, interventi di manutenzione straordinaria, l’installazione di ‘contatori intelligenti’ per la misurazione dei volumi consumati dall’utenza”.

Sempre sul sito del Mims è disponibile una tabella che spiega i diversi progetti a cui sono state assegnate risorse in Sicilia. Nella stessa tabella però è presente anche la voce che riguarda i 900 milioni a disposizione attraverso bandi realizzati con l’Arera. Questa è la finestra aperta per la realtà catanese, che però deve essere pronta a cogliere l’occasione con un gestore unico.

Il gestore unico

Dal 1994 la legge italiana prescrive una gestione unica industriale delle acque di ogni ambito territoriale ottimale. Ovvero, per ogni zona individuata all’interno delle regioni deve esserci un soggetto unico che gestisce la captazione, la distribuzione, la vendita dell’acqua e lo smaltimento delle acque reflue. Il requisito è stato deciso perché in questo modo l’acqua può essere gestita secondo logiche industriali, con economie di scala e in modo più efficiente, all’interno del territorio di riferimento.

Senza un gestore unico integrato dell’acqua, dicono sempre le diverse leggi che regolano le risorse idriche, non si può accedere a fondi di tipo comunitario per migliorare le reti.

L’Ati catanese

In provincia di Catania la governance, ovvero le decisioni a livello politico sulla gestione dell’acqua, è in mano all’Assemblea territoriale idrica, che comprende tutti i 58 sindaci della provincia. Dal punto di vista tecnico e gestionale, invece, l’acqua è gestita da numerose aziende di proprietà pubblica o mista, di livello comunale o su territori che raggruppano diversi comuni. In particolare, scrive in un rapporto dello scorso luglio l’Arera, nel catanese ci sono 38 “gestori salvaguardati”, comprese alcune gestioni comunali in economia.

Il gestore unico del sistema idrico non esiste ancora nel catanese, e quando ci sarà prenderà in gestione tutte le reti idriche, i depuratori e i servizi fognari e di distribuzione, la realizzazione di nuove opere e della manutenzione straordinaria per mettere un freno alle perdite di rete, che in alcune zone arrivano al 60 per cento. Ma la sua assenza può causare problemi alla provincia: senza gestore unico, infatti, non si può accedere ai fondi del Pnrr, e dunque il treno dei milioni rischia di scappare senza che nessuno, nella provincia etnea, riesca a salirci a bordo.

Catania Acque Spa

Proprio per evitare di perdere questa opportunità, l’Ati di Catania ha cercato lo scorso dicembre di fare nascere il nuovo gestore unico del servizio idrico integrato. Nella nuova società in-house Catania Acque Spa dovrebbero confluire le quattro società Sidra, Acoset, Ama e Sogip, ma la forma scelta per il nuovo gestore unico ha sollevato più di una perplessità, sia dall’Autorità garante per la concorrenza e il mercato, che in ha sollevato diverse perplessità sulla scelta di un’azienda in-house e sulla forma societaria scelta dall’Ati, sia da parte di alcuni sindaci della zona.

Il problema, infatti, è che da molti anni esiste un contenzioso tra la società Sie, che gestisce le acque del calatino e rivendica il diritto di diventare gestore unico della provincia, e l’Ati. Mentre la controversia prosegue tra le carte bollate, una riunione di sindaci di Forza Italia ha chiesto una riunione dell’Ati proprio per discutere gli eventuali problemi che potrebbero nascere da questo contenzioso, con un occhio soprattutto alle ricadute sui cittadini, sotto forma di bollette dell’acqua più salate.

“Non gravare sulle tasche dei cittadini”

Uno dei sindaci che hanno chiesto chiarimenti all’interno dell’Ati è Marco Corsaro, primo cittadino di Misterbianco: “Naturalmente non abbiamo nulla con la governance dell’Ati – dice Corsaro – ma dopo numerose riunioni on line quello che chiediamo è di capire quali passaggi sono possibili per non gravare sulle tasche dei cittadini, vista la quantità di contenziosi che riguardano le società che dovrebbero gestire l’acqua”.

“Siamo consapevoli -continua Corsaro – del fatto che la gestione degli acquedotti è diversa dalla governance dell’Ati, e infatti la nostra è una richiesta di approfondimento di alcune dinamiche. A me non dispiacerebbe pensare un’esternalizzazione del servizio, ma alla fine di tutti i passaggi cosa succederà? Che al cittadino arriverà la fattura, che non dipende dalla governance, ma vogliamo capire cosa succede”.


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Commenti

    E’ davvero sconfortante leggere che, in Sicilia, in tema di risorse idriche, alcuni sindaci non abbiano ancora chiara la differenza tra la governance, ovvero l’indirizzo e il controllo dell’acqua, che in quanto bene pubblico è interamente nelle competenze delle Assemblee territoriali idriche, e la gestione del servizio idrico integrato da affidare, per tutto l’Ambito Territoriale Ottimale e nel rispetto di precise procedure di legge, ad un unico Soggetto.
    Non possono esserci dubbi, perche è stato tutto già previsto fin dal 5 gennaio 1994, con la legge n. 36 “Disposizioni in materia di risorse idriche” e successive modifiche e integrazioni.
    E mentre i grandi Comuni del Centro Nord hanno colto le straordinarie oppurtunità e hanno via via trasformato le loro aziende municipalizzate fino a farle divenire imprese industriali di dimensioni nazionali, in Sicilia è rimasto tutto pressoché immutato. Con il piccolo particolare che rimanere fermi mentre intorno a noi tutto cambia equivale ad andare indietro.

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