Il 'santone' e gli abusi, i giudici di Catania: "Ragazze manipolate"

Inchiesta e verdetto sul ‘santone’: “Manipolazione su ragazze fragili”

Le ragioni della condanna di Pietro Alfio Capuana emessa dalla seconda sezione penale del Tribunale

CATANIA – “Immergevano le loro prede tra oscuri fumi dell’obnubilamento. E, in maniera sacrilega e fortemente offensiva dei valori religiosi, identificavano un uomo, il Capuana, in Gesù, nello Spirito Santo, nell’Arcangelo Gabriele, nella Madonna”. È stata depositata la sentenza che ha condannato il ‘santone’ 81enne Pietro Alfio Capuana a 16 anni e 2 mesi di reclusione per abusi sessuali su minori.

La sentenza è stata emessa dalla seconda sezione penale del Tribunale di Catania, presieduta da Santino Mirabella. È il verdetto noto alle cronache per l’inchiesta “12 apostoli”. “La manipolazione – scrivono i giudici – faceva leva sulle insicurezze di ragazze fragili. O che, comunque, avevano grossi problemi personali o familiari, e quindi avevano le difese ridotte”. Capuana, assieme alle sue presunte fiancheggiatrici, è stato ritenuto responsabile in primo grado anche del reato di associazione a delinquere finalizzata al “commettere più delitti di violenza sessuale ai danni” di ragazze minorenni.

La condanna delle presunte fiancheggiatrici

Secondo la sentenza, “i manipolatori hanno sfruttato le loro debolezze per ottenerne un vantaggio, convincendo le vittime a muoversi come gli autori della manipolazione vogliono”.  I giudici hanno condannato anche tre presunte fiancheggiatrici di Capuana. Sono stati inflitti 15 anni e due mesi di reclusione Fabiola Raciti. Nove anni e quattro mesi a Rosaria Giuffrida. E sette anni a Katia Concetta Scarpignato. Per tutti sono arrivate delle assoluzioni parziali da alcune accuse.

“Se qualche ragazza recalcitrava, era lo stesso Capuana a chiamare in causa le sue ‘ausiliari’, in genere la onnipresente Raciti, che spesso agiva di propria iniziativa, aiutando prima ancora che il proprio aiuto venisse richiesto”, scrivono ancora i giudici.

“E anche questo è un modo per dimostrare come una strada fosse già stata segnata”, prosegue la sentenza. Il “miserrimo scopo di tale associazione”, si legge sempre nel verdetto, sarebbe stata “la soddisfazione sessuale dell’anziano capo e del suo stesso Ego”.

Nessuna dichiarazione da parte dei legali degli imputati. All’epoca l’avvocato di Capuana, il penalista Mario Brancato, aveva fatto ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu). L’avvocato denunciò “gravi violazioni dei diritti fondamentali e la mancanza di un giudizio realmente imparziale”.

La tesi dell’accusa

La Procura di Catania, si ricorda, le pm Agata Consoli e Anna Maria Ciancio, hanno sostenuto che gli abusi erano stati presentati come atti di purificazione compiuti da un ‘arcangelo’ reincarnato, plagiando così le ragazze. Una tesi accolta dai giudici.

Il Tribunale ha disposto anche per i quattro imputati l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e da qualunque incarico in scuole o strutture frequentate da minorenni. La sentenza di primo grado risale allo scorso ottobre. I giudici hanno applicato, nei loro confronti, il divieto di due anni, dopo avere scontato la pena, di avvicinarsi a luoghi abitualmente frequentati da minorenni.


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