Catania, i verbali del 'killer' pentito: “Così ammazza la mafia” -

Catania, i verbali del ‘killer’ pentito: “Così ammazza la mafia”

Una lunga scia di sangue, la guerra e i segreti del clan

CATANIA – Mafia, Giovanni La Rosa è un omicida che si autoaccusa e nel 2019 decide di collaborare con la giustizia. I suoi verbali sono al centro dell’operazione ‘Ultimo atto’, eseguita dai carabinieri. Un colpo al cuore del clan Toscano-Mazzaglia-Tomasello, braccio operativo degli Ercolano – Santapaola nel catanese. Ecco cosa ha detto agli inquirenti.

La peggio gioventù

Inizia come spacciatore e vive, a partire dal 2005, le fasi cruente della guerra di mafia nel Catanese. Anno 2006, scatta l’arresto di un pezzo da novanta, Vincenzo Rosano, suo figlio Francesco era legatissimo a La Rosa. Insieme erano stati arrestati per spaccio, facevano parte di una combriccola con i fratelli Rosano, insieme ad “altri ragazzi – ricostruisce il collaboratore – come Angelo Pignataro, Maurizio Scarpato ed altri”. Pochi mesi di galera, poi La Rosa torna libero ed entra con Francesco Rosano “pienamente” nel clan.

Manette e sangue

Dopo l’arresto di Vincenzo Rosano ci sono tre morti ammazzati nel Catanese: Alfio Rosano, Daniele Crimi e Alfio Finocchiaro. A sparare sono i fratelli Liotta e Nino Quaceci, genero di Alfio Santangelo, uno dei colonnelli del clan, chiama La Rosa e gli fa una raccomandazione. “Il Quaceci ci chiamò dicendoci di stare attenti e capire cosa stava succedendo. Il Finocchiaro prima di morire riuscì a dire chi era stato a sparare, e noi eravamo pronti ad uccidere i fratelli Liotta ma non siamo riusciti a farlo perché vennero arrestati”.

Mafia, gli ordini dal carcere

Il collaboratore svela un altro particolare, il boss Rosano dava gli ordini di uccidere direttamente dal carcere; bisognava vendicarsi dei Liotta . “Vincenzo Rosano – dice La Rosa – dal carcere, tramite i figli, ci faceva sapere che dovevamo uccidere qualcuno, tipo il padre dei Liotta o il figlio di Vincenzo Mazzone”.

Gli ordini arrivavano a Nino Quaceci, che leggeva con attenzione le lettere di Rosano, “ma prendeva tempo”.

Poco tempo dopo veniva scarcerato Vincenzo Rosano, che finiva ai domiciliari e “organizzò in autonomia l’omicidio di Nicolò Liotta utilizzando me e suo figlio Francesco”.

Il killer si autoaccusa del delitto, ma la scia di sangue non è finita.

Sangue chiama Sangue: i nuovi boss

Dopo il triplice omicidio e l’uccisione di Nicolò Liotta, i rivali fanno fuori Francesco Rosano. Il collaboratore parla anche della mappa del clan, durante la faida. “In quel periodo il clan Santangelo era retto da Antonino Quaceci , poi prese potere Antonino Crimi, suo fratello Salvatore Crimi, ed erano personaggi di spicco Tonino Bulla, Gianni Santangelo, i fratelli La Mela, ed altri di cui posso parlare”. La Rosa si occupa di spaccio e armi, custodisce un vero arsenale della mafia, almeno fino all’omicidio Liotta; il suo capo è Vincenzo Rosano. Il collaboratore parla anche della fase di transizione, i Santangelo vengono decapitati dagli arresti, anche La Rosa finisce in carcere e poi, nel 2012, passa nel clan di Biancavilla “su pressione della famiglia Santangelo che voleva togliermi ai Rosano anche perché gli stessi Santangelo mi temevano”.

Pallottole per i mobili gratis

Il clan è agguerrito, siamo nel 2012, i commercianti devono piegarsi alle richieste di chi comanda. Il collaboratore svela i retroscena di un avvertimento che fece scalpore: la saracinesca del noto negozio di mobili Buttafuoco, viene crivellata di colpi. Si tratta di “colpi di fucile con cartuccia a palla singola”, un’arma per la caccia grossa. A sparare è “Alfio Ciraudo”, l’imprenditore è colpevole di non aver regalato i mibili al boss Rosano.

Intervengono i catanesi

Un avvertimento scatta anche contro il negozio di scarpe di “tale Carini”. Nino Santangelo, figlio di Alfio, reggente del clan, chiama La Rosa e chiede spiegazioni. Arriva la chiamata di un catanese di peso, Daniele Nizza, “il quale mi disse che se non ripagavamo la vetrata di Carini ci uccideva”.

La Rosa si dimostra affidabile, Alfio Santangelo si incontra con un padrino in carcere, Turi Assinnata, esponente di una famiglia spietata. Il collaboratore riceve il divieto di eseguire gli ordini di Vincenzo Rosano, deve allontanarsi da lui e passare con i biancavilloti. La Rosa diventa la persona di fiducia di Alfredo Maglia e del cognato Pippo Amoroso.

Le estorsioni all’impresa della Circumetnea

Non solo omicidi, La Rosa parla delle estorsioni “alla ditta che stava facendo i lavori della Circumetnea”. I soldi arrivavano “tramite la ditta che si occupava della vigilanza gestita da Giovanni Leanza”.

L’altro omicidio

Nel 2012 viene ucciso Roberto Ciadamidaro, scatta la ritorsione. “Con il Maglia parlavamo di commettere un altro omicidio ed in particolare Alfredo Maglia voleva uccidere o Alfio Monforte o Agatino Bivona, quali uomini di fiducia di Vito Amoroso”. Ma accade un imprevisto, i rivali ammazzano proprio Alfredo Maglia, poco tempo dopo altri due morti ammazzati: Agatino Bivona e Nicola Gioco.


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