Cave, la legge finisce alla Consulta | "Illegittime le norme regionali"

Cave, la legge finisce alla Consulta | “Illegittime le norme regionali”

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I cavatori fanno ricorso contro i nuovi tributi. Deciderà la Corte costituzionale (nella foto).

PALERMO – La legge regionale sui Canoni estrattivi delle cave è finita sulla scrivania della Corte Costituzionale Con ricorso depositato presso il Tar Palermo infatti i cavatori siciliani hanno impugnato il provvedimento emenato dall’assessore regionale all’Energia Vania Contrafatto nell’agosto del 2015. Con quel provvedimento l’Assessorato stabiliva le modalità applicative e di controllo del pagamento dei canoni estrattivi per l’attività di estrazione di giacimenti minerari da cava, sulla base di una legge regionale approvata dall’Ars pochi mesi prima e con la quale sono stati individuati nuovi criteri per la loro determinazione.

L'avvocato Giuseppe Ribaudo

Nello specifico, secondo i cavatori, assistiti dagli avvocati Giuseppe Ribaudo, Francesco Carità, Ester Daina,  Venerando Bellomo, Girolamo Rubino, l’illegittimità di tale atto deriverebbe proprio da quella legge regionale da cui discende il regolamento. Una legge che violerebbe le norme costituzionali e principi comunitari, tra l’altro prevedendo l’applicazione dei nuovi canoni con effetto retroattivo e disancorandoli alla reale capacità produttiva dell’attività.

A seguito della sospensione in sede cautelare del provvedimento impugnato ad opera del Cga, adesso il Tar Palermo ha rimesso la questione alla Corte Costituzionale ritenendo che le norme regionali presentino profili di illegittimità costituzionale.

Ed infatti, ad avviso dei giudici amministrativi le norme regionali avrebbero introdotto un tributo il cui importo prescinde dall’effettiva resa della cava, in palese violazione con il principio della capacità contributiva previsto dall’articolo 53 della Costituzione. Peraltro ad essere violati sarebbero anche il principio di uguaglianza di cui all’articolo 3 della Costituzione, considerato che il medesimo tributo non viene applicato alle cave di materiali pregiati, oltre che il principio di irretroattività della legge, visto che il tributo andrebbe applicato anche per l’anno 2014.

Adesso, in attesa che la Corte Costituzionale si pronunci sulla costituzionalità della normativa regionale, i cavatori non dovranno pagare i canoni estrattivi per l’anno 2014 e per gli anni successivi.

“La Corte costituzionale – afferma l’avvocato Ribaudo – non può che dichiarare l’illegittimità  della norma regionale considerata la palese violazione dei principi cardine in materia tributaria, dalla capacità contributiva e dell’uguaglianza. Ed infatti, i titolari di giacimenti di materiali inerti – aggiunge – sono tenuti al pagamento di un canone non commisurato alla resa dalla cave e notevolmente più elevato rispetto a quello dovuto per quelli di minerali pregiati con conseguente irragionevole disparità di trattamento. Peraltro, gli stessi, con l’applicazione retroattiva della norma, si sono trovati esposti a un inaspettato e considerevole esborso economico che non sono stati posti nelle condizioni di valutare in tempo utile”.

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