Se nel centrosinistra albergasse qualche forma di vita politicamente intelligente – in senso tecnico, nessuno si adombri – il gioco sarebbe presto fatto. Basterebbe mettere da parte i dissidi e convergere sul vincitore delle primarie per tentare la conquista, con una non minima probabilità, dello scettro di Palermo. Attenzione, non stiamo dicendo che le primarie non siano state il grandissimo casino noto a tutti. Talmente colossale da avere cancellato, in prima battuta, le speranze di una coalizione sforacchiata che avrebbe dovuto dissipare ogni ombra e cavalcare verso il trionfo finale, secondo previsioni realistiche. Ora, un destino bizarro ha rimescolato le carte in tavola.
Per una volta, non poniamo un discorso etico – che prevederebbe l’istantaneo azzeramento della consultazioni ‘mascariate’ – ma pragmatico e concretamente redditizio. Organizzi le primarie con metodo pedestre, disposto a chiudere più di un occhio se, nonostante il comprensibile inquinamento, il verdetto sarà quello che dici tu. L’abbiamo scritto: chi ha accettato il rischio di queste sgangherate pre-elezioni palermitane conosceva perfettamente l’andazzo. E se lo conosceva e ha accettato la sfida, aveva messo in conto di vincere comunque per forza superiore di politica e numeri. Poi è andata come sappiamo.
E adesso? Adesso c’è un fenomeno curioso capace, teoricamente, di rivitalizzare un centrosinistra alla canna del gas. Anche gli avversari si sono ingarbugliati. Sono divisi, nonostante le promesse reciproche di intese venture. Il candidato iniziale del Terzo Polo va con il Pdl, il Terzo Polo sceglie, a questo punto, un suo competitor, mentre il Pid propone Marianna Caronia. Un minuto dopo la magmatica risoluzione delle controversie in atto, certificata dalle dichiarazioni e dai comunicati di ieri, la strada per il centrosinistra era già tracciata. Tutti con Ferrandelli, stringendo accordi di garanzia per salvaguardare ogni animo e ogni fantaccino della contesa fratricida. Tutti insieme, nel segno della pacificazione che veda un chiaro riconoscimento dei torti dei singoli in campo, per puntare al – difficilissimo ma non irrealizzabile in teoria – successo al primo turno ed evitare il confronto con una coalizione opposta, cementata al ballottaggio, e dunque più forte nella replica della sfida. Più ci pensiamo, più ci sembrerebbe sul serio l’unica cosa pragmaticamente e politicamente logica da fare. Tuttavia, siamo discretamente certi che non sarà fatta.

