PALERMO – Ad oggi il conto resta salato e va pagato. Il Centro Padre Nostro non ha ottenuto lo sgravio per l’Imu nonostante due sentenze, in primo e secondo grado, abbiano stabilito che il Comune di Palermo ha torto.
La risposta dell’Agenzia per le entrate
Nei mesi scorsi il presidente Maurizio Artale ha scritto all’Agenzia per le entrate, tramite un avvocato, per chiedere la sospensione legale della riscossione. L’Agenzia ha risposto che deve essere l’ente impositore, cioè il Comune di Palermo, ad avanzare la richiesta. Cosa che non è avvenuta. Anche perché l’amministrazione a dispetto delle sentenze continua a ritenere che i suoi calcoli siano corretti.
Le sentenze danno ragione al Centro Padre Nostro
Lo scorso giugno la Corte giustizia tributaria di secondo grado ha dato ragione al Centro che opera a Brancaccio, dove ha raccolto l’eredità di padre Pino Puglisi: deve sì pagare l’Imu, ma la tassa sugli immobili va calcolata sulla metà dei metri quadrati previsti dal Comune. Stessa situazione era avvenuta per la tassa sui rifiuti.
Motivo del contendere l’Imu sull’auditorium intitolato al piccolo Giuseppe Di Matteo, calcolata su mille metri quadrati al posto dei reali 500. Ci sono volute due sentenze per stabilire i numeri esatti e per confermare che il Centro non svolge attività commerciale ma iniziative istituzionali e sociali. Quindi non deve pagare l’Imu su molti altri immobili.
Nel frattempo, però, il Comune di Palermo non ha comunicato all’Agenzia delle Entrate che la riscossione andava sospesa dopo che la Commissione tributaria, in primo grado, aveva dato ragione al Centro. E non lo ha fatto neanche dopo la sentenza di secondo grado. Di conseguenza è stata notificata una cartella esattoriale in cui si intima di pagare una tassa non dovuta di 6.796 (e cioè la differenza tra quanto richiesto dal Comune e i 16 mila euro già pagati).
“Abbiamo da sempre cercato di trovare una mediazione e una soluzione, ma non possiamo dire la stessa cosa del Comune”, spiega Artale. Il prossimo passaggio sarà chiedere ad un giudice di condannare il Comune per una lite che viene bollata come “temeraria” alla luce delle sentenze e al ruolo sociale svolto dal Centro Padre Nostro.

