In Sicilia le divisioni storiche del centrosinistra rischiano di ripetersi

Diktat, veti e distinguo: corsi e ricorsi nel campo largo Made in Sicily

La storia degli ultimi dieci anni potrebbe ripetersi nel 2027
verso le regionali
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PALERMO – In principio furono le eterne diffidenze tra Claudio Fava e un Pd che in quel lontano 2017 decise di sostenere la corsa a governatore di Fabrizio Micari con la compagnia di Sicilia futura, movimento di Totò Cardinale, e Alternativa popolare di Angelino Alfano.

Cinque anni dopo il Movimento cinque stelle, che aveva ormai sdoganato il tema delle alleanze, abbandonò anzitempo la barca del centrosinistra dove quella volta i dem e Fava si erano finalmente ritrovati. Corsi e ricorsi storici in un campo largo che ha già visto il film delle divisioni. La pellicola, però, rischia di andare nuovamente in proiezione nel 2027.

Le eterne divisioni nel centrosinistra

È l’eterna storia dell’area progressista in Sicilia, regione che tuttavia nel 2012 vide un presidente comunista, Rosario Crocetta. L’ex sindaco di Gela ed ex eurodeputato venne eletto, però, grazie all’alleanza decisiva con l’Udc, mentre la sinistra ancora una volta si trovava dall’altra parte della barricata.

Una storia fatta di distinguo, continue prese di posizione, veti, paletti e sottolineature conditi con una buona dose di tafazzismo. Un canovaccio che ora rischia di ripetersi in un fronte che puntualmente, ad ogni elezione, riesce a trovare un modo per dividersi.

Il campo largo è ancora un’ipotesi

Il campo largo fatica a nascere in Sicilia. Pd e Movimento 5 stelle sono il baricentro di una coalizione che è ancora un cantiere aperto, tra le iniziative di Ismaele La Vardera che gioca battitore libero e il fattore Cateno De Luca che resta ancora una incognita a metà tra i due schieramenti.

Nel 2012 l’eccezione Crocetta

Le divisioni nel centrosinistra, però, hanno radici profonde e già facevano parte di quel vittorioso scenario del 2012 con Crocetta a Palazzo d’Orleans. Era l’anno dello ‘sbarco’ del Movimento 5 stelle di Beppe Grillo sulla scena politica siciliana con Giancarlo Cancelleri. Il Pd puntò su una coalizione pendente verso il centro e vinse grazie anche al fatto che le spaccature, quella volta, furono un male che afflisse anche il centrodestra.

Gianfranco Miccichè e Nello Musumeci, candidati della stessa area politica, finirono per rubarsi voti a vicenda. Il mondo della sinistra, con i Verdi e Italia dei valori di Di Pietro, mise in piedi la candidatura di Giovanna Marano, chiamata a sostituire in extremis Fava, quest’ultimo costretto a rinunciare alla candidatura per via dell’iscrizione tardiva della residenza nel comune di Isnello.

Rosario Crocetta
Rosario Crocetta

Le Regionali 2017, ancora divisioni a sinistra

Nel 2017 il centrodestra torna compatto, recupera l’Udc e Musumeci percorre in carrozza la strada per Palazzo D’Orleans. Il centrosinistra, ancora una volta, si sdoppia. Fava, questa volta regolarmente in campo con il suo movimento Centopassi, rompe con il Pd di Matteo Renzi che punta su Micari e sull’alleanza con l’ex berlusconiano Alfano, che nel frattempo aveva fondato Alternativa popolare. Del gruppone fanno parte anche Sicilia futura e Psi.

Nel 2022 la rottura con il M5s

Cinque anni dopo, nel 2022, Fava e il Pd fanno finalmente pace ma questa volta è il Movimento cinque stelle a rompere l’alleanza passata anche dalle primarie con la vittoria di Caterina Chinnici. Gli equilibri romani hanno la meglio su una già fragile intesa siciliana e così i pentastellati giocano la carta Nuccio Di Paola, ma ancora una volta le divisioni favoriscono il centrodestra e l’eredità di Musumeci passa con facilità a Renato Schifani.

Caterina Chinnici
Caterina Chinnici al tempo delle primarie del centrosinistra nel 2022

I nodi del centrosinistra del 2027

Si arriva così alle grandi manovre per il 2027. Pd e Movimento 5 stelle viaggiano compatti ma la fotografia del campo largo scattata tra le mura dell’abbazia benedettina di San Martino delle Scale, così come quella figlia della presentazione della mozione di sfiducia a Schifani, rischiano già di perdere uno dei protagonisti. La Vardera e il suo Controcorrente, infatti, si sono chiamati fuori dall’alleanza “in attesa di un chiarimento”.

La ex Iena, che da tempo chiede primarie anche per l’individuazione del candidato governatore, ha fatto sapere di non essere interessata a progetti politici nei quali potrebbero trovare posto anche esponenti che hanno sostenuto il centrodestra. Nel mirino c’è Casa riformista di Davide Faraone, vista con diffidenza dalle parti di Controcorrente.

I distinguo di La Vardera e Avs

La posizione di La Vardera, che nel frattempo ha aperto un fronte anche con parti del M5s nella polemica sull’ormai famoso emendamento-supercazzola alla Finanziaria, sono condivise anche da Avs. Sinistra italiana ed Europa verde hanno chiesto un chiarimento agli alleati soprattutto per quanto riguarda la possibile alleanza con De Luca.

“Con una campagna acquisti tra i delusi del centrodestra e con un’alleanza elettorale con il movimento di Cateno De Luca, il campo progressista in Sicilia non esisterebbe più”, hanno sentenziato Pierpaolo Montalto, segretario regionale di Si, Fabio Giambrone e Alessandra Minniti, co-portavoce di Europa Verde.

Ismaele La Vardera
Ismaele La Vardera

Pd e M5s al lavoro per ricucire

Pd e M5s, intanto, lavorano per smussare le divergenze. Un impegno che tra i dem stanno portando avanti sia il segretario regionale, Anthony Barbagallo, che il gruppo all’Ars, soprattutto per quanto riguarda il dossier De Luca. La tela dell’alleanza in casa Cinquestelle, invece, la tesse Di Paola. Un invito all’unità è arrivato anche dal socialista Nino Oddo. L’obiettivo è ricompattare il fronte, presentarsi con un candidato unico nel 2027 e rompere l’incantesimo che tiene sotto scacco il centrosinistra.


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