Ciancimino jr imputato di calunnia | "Condannatelo a 5 anni e 9 mesi" - Live Sicilia

Ciancimino jr imputato di calunnia | “Condannatelo a 5 anni e 9 mesi”

Massimo Ciancimino

La parola passa alla difesa. Poi, la sentenza.

IL PROCESSO A CALTANISSETTA
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PALERMO – La Procura di Caltanissetta chiede la condanna a 5 anni e 9 mesi per Massimo Ciancimino, imputato di calunnia.

Secondo i pm nisseni, Ciancimino jr avrebbe accusato ingiustamente Gianni De Gennaro, sostenendo che l’ex capo della polizia avesse veicolato informazioni riservate a Vito Ciancimino tramite il conte Romolo Vaselli, imprenditore edile, considerato un prestanome dell’ex sindaco mafioso di Palermo.

L’imputato, teste chiave a Palermo nel processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, avrebbe pure ”incolpato, sapendolo innocente”, Lorenzo Narracci, uomo dei servizi segreti, piazzato da Ciancimino jr al centro delle relazioni fra il padre, Bernardo Provenzano e altri prezzi grossi di Cosa nostra. È la torbida storia in cui nei racconti del figlio di don Vito ha fatto capolino il fantomatico signor Franco o Carlo, figura ormai entrata nella mitologia dell’antimafia. “Siamo fiduciosi che venga fatta giustizia e lo assolvano”, dicono i suoi legali, gli avvocati Roberto D’Agostino e Claudia La Barbera.

Ciancimino, che al processo sulla Trattativa è imputato di concorso esterno in associazione mafiosa, si trova in carcere per scontare la condanna definitiva per avere nascosto della dinamite nel giardino di casa. In primo grado a Bologna è stato condannato a tre anni e mezzo per calunnia nei confronti di un altro agente dei servizi segreti, Rosario Piraino. Dopo la requisitoria del pm Stefano Luciani, è intervenuto l’avvocato Michele La Forgia per la parte civile Narracci. Domani toccherà all’avvocato Francesco Bertorotta nell’interesse di De Gennaro, l’avvocatura dello Stato per il ministero della Giustizia e la Presidenza del consiglio dei ministri. Dopo le arringhe dei difensori, la sentenza.


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Commenti

    Ho riletto un pezzo bellissimo di Luciano Capone (Il Foglio) dal titolo
    “Essere il Signor Franco” e ve lo propongo:

    Nella sentenza Mannino, che ha smantellato l’impalcatura dell’inchiesta sulla Trattativa, il gup Marina Petruzzella l’ha definito con un velo di ironia “misteriosa identità”. E’ talmente misterioso che ha persino due nomi finti, “Signor Franco” e “Signor Carlo”, almeno così dice il superteste Massimo Ciancimino. Il Signor Franco è il pilastro dell’inchiesta, l’anello di congiunzione tra Stato e Antistato, l’agente segreto che dagli anni Settanta ha affiancato Don Vito Ciancimino nella “trattativa perenne” tra stato e mafia.

    Ha avuto in mano il “papello” scritto da Totò Riina, poi ha concordato con Bernardo Provenzano l’arresto di Riina, poi ha anticipato a Ciancimino Jr la notizia dell’arresto di Provenzano e infine ha minacciato attraverso i suoi emissari lo stesso Ciancimino. Il Signor Franco è in ogni dove, sulla scena di tutti gli intrighi e tutte le stragi, in prima linea o dietro le quinte, a Capaci come ai Georgofili. Il problema è che la sua identità la conosce solo Massimo Ciancimino e in quasi dieci anni le sue indicazioni “hanno dato adito ogni volta a complicate ricerche investigative – dice il gup Petruzzella nella sentenza – rivelatesi dispendiose e del tutto inutili”.

    All’inizio la questione sembrava semplice, Ciancimino conosceva bene il Signor Franco e voleva dare il nome ai pm. Ma la cosa è precipitata. Il supertestimone ha detto prima di non voler svelare l’identità, poi di non sapere se sapesse il nome e infine di conoscere solo il volto e di dover quindi procedere all’identificazione fotografica. In anni di ricerche l’agente segreto – descritto come scaltro, diabolico e senza scrupoli – è sembrato un inafferrabile Fantômas, mentre gli inquirenti, portati a spasso da Ciancimino, hanno ricordato l’acume dell’ispettore Zenigata alle prese con Lupin. Una volta Ciancimino ha riconosciuto lo 007 su una rivista romana, in una foto in cui era vicino a Gianni Letta e Bruno Vespa: “E’ lui il Signor Franco”. Poco dopo si è scoperto che era un dirigente della Bmw e che non c’entrava nulla.

    In un’altra occasione il figlio di Don Vito ha detto, sulla base di un foglietto, che l’agente deviato si chiamava “Gross” ed era molto vicino all’ex capo della Polizia Gianni De Gennaro. Gli investigatori sono arrivati a un anziano ex console israeliano, che non avrà neppure capito di cosa si parlava; la pista si è rivelata falsa ed è costata a Ciancimino un processo per calunnia nei confronti di De Gennaro. A un certo punto i magistrati di Caltanissetta hanno pensato di accusare Ciancimino per favoreggiamento del Signor Franco, ma avrebbero dovuto prima dimostrarne l’esistenza, cosa che dipende dallo stesso Ciancimino, secondo cui anche le carte false che accusavano De Gennaro sarebbero state una polpetta avvelenata passatagli dall’entourage dell’agente misterioso.

    In base alle tante cianciminate il Signor Franco è un agente in servizio e un pensionato altoatesino, un barista dei Parioli e perfino il segretario generale del Quirinale, che Ciancimino ha riconosciuto durante il conferimento dell’incarico al governo Monti: “E’ lui”.

    Come nel film “Essere John Malkovich”, chiunque, condotto per un tunnel da Ciancimino, può per almeno 15 minuti “essere il Signor Franco”. La ricerca da parte della procura di Palermo dell’uomo chiave del processo del secolo può continuare, restano ormai pochi indiziati: Franco Baresi, Franco Frattini e Franco Battiato. Ma forse il vero responsabile di tutta questa storia è Franco Basaglia, che strenuamente si è battuto per la chiusura dei manicomi.

    Ma Ciancimino non era stato considerato da qualcuno teste affidabilissimo? Teste chiave nelle indagini contro la mafia? Un supertestimone fondamentale? Questo qualcuno ha ammesso di avere sbagliato? Questo qualcuno ha chiesto scusa a quanti ha danneggiato dando credito a Ciancimino? Per la credibilità delle Istituzioni e della Giustizia bisognerebbe ripercorrere tutto il precorso di Ciancimino supertestimone e dare a Cesare quel che è di Cesare. Nel bene e nel male. A tutti, nessuno escluso.

    No. Questo qualcuno s’è candidato alla presidenze del Consiglio. E su consiglio della ragionevolezza gli italiani lo hanno gettato alle ortiche.

    ed e’ per questo, egregio Anello, che il solo accenno a questo qualcuno le procura l’orticaria?

    @ Perplesso

    Ho manifestato la mia critica a “qualcuno” da molto prima del suo ingresso in politica. E’ stata proprio la gestione della sua precedente attività che mi ha impedito di stimarlo. Sa, in Italia è consentito.

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