Ora che il maestro se n’è andato, ci sentiamo quasi sorpresi dal dolore che proviamo, eppure sapevamo già quanto fosse intenso e che il finale era inevitabile. Ma le fitte sono più acute del previsto. Quando un grande scrittore – grande eppure così intimo – se ne va, quando muore, non scompare soltanto uno di famiglia che consideri tale per tutte le volte che ti è stato accanto senza esserlo davvero. C’è di più. Pure il suo mondo si congeda da noi.
Quello che è stato scritto rimane scritto, ma il lutto di quello che non sarà scritto è un’ombra gigante. Torneremo ancora a leggere le avventure del commissario Montalbano e del suo paese tanto vero perché meravigliosamente irreale. Torneremo ancora a bearci delle meravigliose architetture del Birraio di Preston. Ma la mancanza sovrasta il paesaggio di un futuro di cortili disabitati.
Infatti, i lettori sulla pagina facebook di LiveSicilia.it stanno già celebrando questo lunghissimo addio con le parole del cuore. Ecco alcuni messaggi: “Che la terra gli sia lieve. Riposi in pace MAESTRO e grazie per averci donato le sue storie”. “Ci hai donato tanto …ciao maestro”. “Grande uomo.. Grazie di essere stato un grande Siciliano…”. “Grazie Maestro per averci regalato il suo sapere. Rimarrà sempre nel cuore di chi l’amerà in eterno”. “Addio commissario Montalbano rip in pace”. “Il Maestro lascia sempre qualcosa di suo che non deve essere dimenticato. Io ricorderò che la Sicilia può essere raccontata con sentimento accompagnato dal profumo dei gelsomini. Che la giustizia non è scontata e che si deve costruire ogni giorno che passa non fidandosi dei falsi profeti. R.I.P. Maestro”. Tutto comprensibile, ma anche tutto inedito, nel segno di un sentimento che bussa alle porte dell’eternità.
Che magia i libri. E che desolazione diventano i luoghi in cui vive gente che non li legge più. Chi non li ha quasi mai praticati non sa quanto sia incredibile la trasformazione che offrono. Li prendi per mano e sei tu stesso il carattere tipografico, la parola, che vive ogni tipo di accadimento come se lo riguardasse. Ecco perché amiamo tanto Andrea Camilleri e i guardiani della fantasia come lui. Non solo perché ci hanno permesso e ci permettono di ridere, piangere, vincere e perdere. Pure perché li sentiamo, appunto, intimi nella capacità di entrare nella nostra vita con uno stratagemma, da celebranti del sacramento letterario che rende ogni suo appartenente, autori e lettori, un po’ più immortale.
E quando vanno via, quando gli scrittori muoiono, è come se il nostro cuore venisse improvvisamente mutilato nelle sue pagine più sognanti. Così versiamo lacrime nere d’inchiostro. Soprattutto per noi stessi.

