Palermo, cocaina e sangue: follia alla Cala, 'li abbiamo macinati'

Cocaina e mazzate: mega rissa alla Cala, “li abbiamo macinati”

Coinvolte 50 persone in un pestaggio che scatenò una rissa
LE INDAGINI
di
0 Commenti Condividi

PALERMO – Se le diedero di santa ragione nella notte fra il 20 e il 21 luglio dell’anno scorso. Una mega rissa alla Cala a cui presero parte una cinquantina di persone.

Un fatto eclatante che divenne una questione di mafia. La verità su quanto accaduto emergerebbe dall’inchiesta che nelle scorse settimane che ha portato in carcere presunti boss e gregari del mandamento di Porta Nuova.

Fu a Giuseppe Incontrera, boss assassinato a fine giugno alla Zisa, che alcuni protagonisti di quella notte si rivolsero per chiarire la vicenda.

Innanzitutto emerge lo spaccato delle notti di una città popolata da giovani e meno giovani pronti a vomitare rabbia e frustrazioni. Altri, sotto l’effetto della cocaina, vedono nella violenza il mezzo per mostrare la propria forza.

Arriva una telefonata al 112. Qualcuno segnala una rissa davanti al locale “Cala pollo”. I titolari, padre e figlio, hanno avuto un battibecco con un ragazzo. Una ventina di persone sono arrivate in soccorso di quest’ultimo. Fu un pestaggio.

Intercettando Incontrera si scopre che la lite è iniziata perché il giovane ha parcheggiato la bicicletta davanti ai contenitori del locale per la raccolta differenziata.

Il padre del ragazzo con la bicicletta ha chiesto l’intervento del boss della Zisa a cui fa il resoconto riferitogli dal figlio. Il giovane aveva chiesto al proprietario del locale la cortesia di tenergli sotto controllo la bici. Senza alcun motivo sarebbe stato schiaffeggiato e la bicicletta distrutta.

Il padre dice a Incontrera di essere disposto, qualora emergessero sue responsabilità, a picchiare il figlio davanti a tutti. In caso contrario la punizione sarebbe spettata a titolari dell’attività commerciale.

Si svolge un incontro. Vi partecipano Incontrera, il padre del giovane proprietario della bici e un altro suo figlio. Pure quest’ultimo ha partecipato alla rissa.

Le sue parole creano sgomento: “… siamo diventati tanti… ci siamo andati io mio fratello… mio fratello mi dice queste parole con la bicicletta buttata terra, tutta macinata… esce un un pezzo di pico (il titolare era armato di bastone ndr)… il colpo.. il figlio di (fa il nome di un altro presente ndr)…16 anni… ammazziamo a questo… pa, pa, pa (simula il rumore dei colpi ndr) li abbiamo lasciati a terra a colpi di mazza… li abbiamo macinati proprio sangue in testa”.

Quanti erano? “Si sono immischiati ragazzi di Ballarò… noi siamo diventati qualche cinquanta…”.

Inconrtera ne parlò con il suo capo, Giuseppe Di Giovanni. Alla fine scelsero di disinteressarsi per due motivi. Era una cosa che andava oltre le questioni mafiose. E poi sulla rissa indagavano le forze dell’ordine e c’era il rischio di essere invischiati. Oggi gli investigatori hanno un quadro più chiaro della folle notte alla Cala.


Le nostre top news in tempo reale su Telegram: mafia, politica, inchieste giudiziarie e rivelazioni esclusive. Segui il nostro canale
UNISCITI


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI

0 Commenti Condividi

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.