Colomba, smantellato |il market della droga - Live Sicilia

Colomba, smantellato |il market della droga

Gli indagati sono ritenuti responsabili del reato di associazione per delinquere finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione e porto illegale di armi e ricettazione. NOMI  FOTO

Retata della Mobile
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CATANIA. Potremmo ribattezzarla la strada degli affari d’oro. Via Colomba, nel cuore del rione San Cristoforo, è stata trasformata in un centro commerciale all’aperto per  la vendita di marijuana.  E gli affari per chi gestiva questa piazza di spaccio superano, o almeno si avvicinano, ai bilanci di grandi società  internazionali. Tre milioni e mezzo di euro in un anno, incassi giornalieri dai 10 mila ai 15 mila euro. Numeri da capogiro quelli che vengono fuori dall’operazione ‘Colomba’ della sezione Narcotici della Mobile eseguita questa mattina all’alba nei confronti di 46 persone: 2 sono ricercate. Un’organizzazione verticale con all’apice i promotori che gestivano il “personale” che operava in base a turni di lavoro che aveva  diversi ruoli:  custode della “merce”, vedetta, palo, regolatore del traffico, cassiere e addetto alle consegne. Figura particolare anche il contabile “che segnava dettagliatamente tutto in un libricino”.

Le immagini registrate in via Colomba, Mirabella e Viadotto per un periodo compreso dal 15 marzo 2011 al 16 maggio 2011 svelano chiaramente come si svolgeva la compravendita dello stupefacente. Nascosto in auto rubate, in abitazioni e garage, veniva prelevato e messo in una busta (che conteneva circa 100 stecche)  e con il “metodo del lancio” era dato allo spacciatore che non appena aveva l’ok dal “cassiere” lo consegnava all’acquirente, tutto in una catena di “montaggio ” perfettamente architettata.  Nel frattempo nelle aree limitrofe lavoravano le vedette a bordo di scooter che in movimento controllavano il territorio e allertavano i “colleghi” di possibili fastidi creati dalla presenza delle forze dell’ordine, e addirittura in alcune occasioni andando in contro mano cercavano di ostruire il passaggio delle pattuglie.  Erano posizionati anche i pali (a piedi) che al minimo segno di presenza di carabinieri o polizia gridavano – come emerge dalle intercettazioni audio –  “levati, levati, levati, i vaddia”.

Le menti della “holding” della marijuana di Via Colomba sono – secondo i pm Pasquale Pacifico e Assunta Musella della Dda etnea – i fratelli Carmelo e Giovanni “turi u turcu” Crisafulli, (figli di Franco “cacazza” Crisafulli condannato in primo e in secondo grado per l’omicidio di Nicola Lo Faro) e Massimo Vinciguerra (fratello di Michele “u cardunaru” Vinciguerra, condannato in primo grado e secondo grado Revenge per associazione mafiosa). Questi tre rivestivano  il ruolo di “promozione, controllo e coordinamento”, insomma erano i capi,  e con loro collaboravano nell’organizzazione del traffico di droga Davide Laudani (detto “gambalunga”), e un altro fratello dell’esponente dei Cappello – Carateddi  Franco detto “Cacazza”, Filippo Crisafulli, insieme a Giuseppe e Maurizio Crisafulli.

Il secondo livello della piramide dell’organizzazione era quello denominato dagli inquirenti “presidio operativo sul territorio, raccolta della domanda sul mercato degli stupefacenti, smistamento della droga agli acquirenti e di riscossione dei pagamenti”.  Un ruolo affidato a decine di persone che, a rotazione anche per brevi periodi,  si scambiavano le mansioni con il resto degli indagati. Questi  per la maggior parte del periodo contestato (marzo 2011 – gennaio 2012) avevano l’incarico di “vedetta” e “palo”. I retroscena di questa operazione mostra lati assolutamente “inquietanti”: come la presenza di bambini – appurata dalle immagini registrate dalla Mobile – durante lo spaccio di marijuana. Tutto avviene come se fosse assolutamente normale; davanti agli occhi innocenti di un bimbo seduto sul marciapiede che guarda le file di macchine, una dietro l’altra, mani che prima consegnano il contante ad una persona  e poi pochi metri dopo, davanti a un esercizio commerciale con il via vai di clienti, ricevono un piccolo contenitore tirato fuori da una busta di plastica bianca. Ma è un’altro l’episodio, ripreso dalle telecamere,  che fa “accapponare” la pelle: un anziano schiaffeggiato a più riprese che nemmeno si difende dai suoi aggressori. Guarda attonito e non reagisce.  Il 29 aprile 2011 una macchina arriva in Via Colomba, a bordo Vinciguerra e Pacifico (un altro degli arrestati) e un anziano: invitato a scendere dall’auto, si avvicina Carmelo Crisafulli che lo schiaffeggia davanti agli altri affiliati all’associazione criminale e, prima di salire nuovamente nella vettura, riceverà l’ennesimo colpo in faccia dalle mani di un’altro malvivente.

A dare slancio all’indagine sono anche le dichiarazioni di tre collaboratori di giustizia Gaetano Musumeci, Natale Cavallaro e Gaetano D’Aquino, tutti e tre parlano di una fiorente piazza di spaccio tirando in ballo la famiglia Crisafulli. E’ D’Aquino a dare i particolari in merito ai turni di lavoro e al giro d’affari: “Si decise di dividere l’orario dello spaccio: in particolare dalle due fino alle 7 di sera e dalle sette di sera in poi [….] Negli ultimi tempi questa piazza incassava circa 20 000 euro al giorno” Secondo D’Aquino i soldi servivano anche al mantenimento di alcuni detenuti.

A chiudere il cerchio del quadro probatorio sono i numerosi arresti in flagranza e i ritardati arresti che hanno portato inoltre alla scoperta di diversi quantitativi di marijuana e armi. Interessante sotto certi aspetti l’arresto in flagranza registrato dall’occhio delle telecamere di Filippo Agatino Urzì: Il 13 aprile  2011 è stato sorpreso mentre vendeva diverse dosi di droga, consegnava il denaro e poi riponeva in un contatore una busta che poi la polizia scopre altro non essere che marijuana. Tutto accade alla presenza di Giovanni e Carmelo Crisafulli. I due mentre i poliziotti fanno scattare le manette ai polsi di Urzì, gli si avvicinano, lo tranquillizzano e gli dicono di seguire gli agenti senza protestare.

Le accuse per i 46 destinatari dell’ordinanza firmata dal Gip di Catania Daniela Monaco Crea, 42 in carcere e 4 ai domiciliari, sono, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata al traffico e spaccio di stupefacenti, detenzione e porto illegale di armi e ricettazione. Due persone per le quali il Gip aveva disposto i domiciliari, sono attualmente ricercate. A una donna, Anna Bassetta, è stata disposta la misura dell’obbligo di dimora. I pm avevano chiesto anche l’aggravante “per aver favorito il clan mafioso dei Cappello Carateddi”, questo profilo però è stato rigettato dal Giudice per le Indagini Preliminari per elementi insufficienti a supporto di questa contestazione.

Sono state sequestrate otto autovetture ed altrettante moto. Inoltre, nel corso della blitz gli agenti della Narcotici in un deposito di via Juvara, hanno rinvenuto quattro panetti di marijuana per un peso complessivo di quattro chilogrammi.

I NOMI DEGLI ARRESTATI 

 


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