PALERMO – Tasse alte, pessimi servizi, partecipate mangia-soldi, un tram affidato all’Amat senza ricorrere a gara, un sindaco politicamente dissociato e rimasto ai tempi di Brežnev che con il suo modello ha provocato solo povertà, clientele e disagio sociale. Il violento attacco è indirizzato a Leoluca Orlando e il mittente non è un partito di opposizione o un sindacato, ma nientemeno che l’associazione degli industriali palermitani guidata da Alessandro Albanese. La nota arriva alle redazione poco dopo le cinque del pomeriggio come un fulmine a ciel sereno: il rapporto tra il Professore e Confindustria, infatti, in questi anni è sempre stato sereno.
Prima il feeling sull’acquario, poi le proposte per la Fiera, infine gli innumerevoli attestati di stima, come l’asse sull’aeroporto. Sembrava un rapporto di ferro quello tra il sindaco e gli imprenditori di via XX settembre. Ma già a partire dalla nomina di Todaro nel cda della Gesap che il rapporto ha cominciato a incrinarsi, passando poi per le tensioni sul fronte pubblicità, l’internalizzazione dei servizi nelle partecipate e le bordate, sempre più pesanti, del sindaco nei confronti di Confindustria regionale, specie sul tema rifiuti.
Una tensione che è ufficialmente esplosa oggi, con una nota di Confindustria Palermo dai toni insolitamente pesanti, in cui per ben tre volte il sindaco è chiamato “Leoluca Orlando Cascio”. “Palermo ha la pressione fiscale più alta della Sicilia e la Sicilia è quinta fra le regioni col più alto prelievo fiscale. Di più, la gestione del Comune di Palermo si caratterizza per investimenti ridotti, conti nascosti (quelli delle partecipate), debiti stellari fuori bilancio. Questo non lo dice Confindustria. Questo lo dicono i revisori dei conti del Comune di Palermo – si legge nel comunicato degli industriali – aumenta l’indebitamento pro capite passando da 421 a 452 euro; si riduce la propensione all’investimento, dal 18,33 per cento del 2012 all’8,6 per cento del 2014; si riducono di conseguenza gli investimenti pro capite, da 250 a 95 euro: si è passati dai 163 milioni del 2012 ai 64 del 2014. Per quanto riguarda i servizi, i Revisori contestano al Comune di non aver prodotto la relazione periodica da inviare alla Corte dei Conti, e segnalano come non abbiano potuto prendere visione dei bilanci di Gesip, Rap, Gesap, Reset, Srr, Massimo, Biondo e distretto turistico. Mancano i bilanci, mancano i documenti necessari a fare un quadro chiaro del mondo delle partecipate. E senza esibire i numeri è facile dire che le aziende partecipate godono di buona salute”.
“A fronte di un servizio che sotto gli occhi di tutti è insufficiente, Palermo ha i tributi locali sempre più pesanti: tra Imu, Tasi, Irap, addizionali regionale e comunale Irpef nel 2014 una piccola impresa ha versato nelle casse delle Amministrazioni locali in media 10.931 euro. Una somma che però lievita fino a 11.889 euro per effetto della ‘tassa sulla tassa’, vale a dire l’indeducibilità dell’Imu dalla base imponibile Irap. La forbice dei tributi locali si apre anche tra le province: i piccoli imprenditori più tartassati dell’Isola sono quelli di Palermo che per Imu, Tasi, Irap, addizionali Irpef regionale e comunale nel 2014 hanno pagato 12.062 euro, Catania con 11.987 euro, Messina 11.939, Trapani con 11.872 euro, Siracusa con 11.793 euro, Agrigento 11.744, Caltanissetta e Ragusa rispettivamente con 11.617. La meno tartassata è Enna con 11.209 euro ad impresa”.
Snocciolati i dati, è poi il turno dell’attacco politico vero e proprio. “I palermitani, tutti, hanno in memoria che il politico Leoluca Orlando Cascio è impegnato a gestire la cosa pubblica fin da quando Brežnev era segretario del Partito comunista sovietico – scrivono gli industriali – al di là del rispetto per le ideologie di ciascuno, ci viene da pensare che il sindaco di Palermo viva politicamente da dissociato, ossia in una realtà diversa da quella presente e in un’epoca diversa da quella attuale. Oggi esistono le regole del mercato e della concorrenza, e c’è un abisso tra la produttività di un’azienda privata e la (im)produttività di un’azienda partecipata, che di privato ha solo il nome e resta pubblica nei criteri di finanziamento, nei meccanismi di governo e nelle logiche. E oggi è assurdo calare dall’alto una gestione pubblica del tram e inserire nel contratto di servizio dell’Amat la gestione delle future linee. Bisogna confrontare i costi per gli utenti nel rispetto delle regole della concorrenza libera. Insomma occorre una gara per l’affidamento, a garanzia dei cittadini, prima ancora che a garanzia della trasparenza del mercato. Ci chiediamo davvero se Leoluca Orlando Cascio creda davvero alle cose che dice. Oppure dobbiamo con estremo disagio e preoccupazione registrare che, per evitare il confronto con la realtà, si continui con il modello socio economico fermo a Brežnev che ha generato a Palermo, con la guida del politico Orlando Cascio, solo e soltanto sacche di povertà e di disagio sociale spesso strumentalizzate per alimentare clientele e assumere senza concorso, facendo un costante ricorso alla risorsa pubblica (alimentata con le tasse pagate dai palermitani). Noi saremmo ben lieti se le parole fossero rispondenti alla realtà, perché significherebbe finalmente vivere e operare in una città normale. Le imprese non chiedono altro. E come sempre, sono pronte a fare la loro parte, per trasformare in una realtà il libro dei sogni del sindaco di Palermo”.
L’attacco avrebbe però spiazzato alcuni associati di Confindustria, che non sarebbero stati avvertiti in tempo. “Se i dati sono così nascosti come dice l’anonimo estensore del comunicato di Confindustria, dove ha preso costui o costei i dati che cita? – ribatte a muso duro Orlando – Peraltro, da che pulpito. Confindustria, dopo aver contribuito attivamente a determinare il fallimento della Regione e aver a lungo sponsorizzato la precedente amministrazione comunale che ha portato la città sull’orlo dell’abisso, è certamente infastidita dalla ripresa dei cantieri, dal rilancio degli appalti pubblici veri e non pilotati, dalla ripresa turistica. A questo punto c’è solo da chiedersi quando gli imprenditori siciliani, quelli veri che certamente ci sono, prenderanno le distanze da un’associazione che, con uno stile che non lascia spazio per malintesi, arriva persino a nascondersi dietro l’anonimato delle proprie dichiarazioni ufficiali”. “Nessun anonimato – ribatte Albanese – io sono il presidente dell’associazione e mi assumo ogni responsabilità. Spiace rilevare che Orlando replica sulla forma e non sulla sostanza dei numeri”.
LE REAZIONI
“Ancora una volta il sindaco di Palermo sfugge alle osservazioni critiche che gli vengono mosse e tenta di buttarla in caciara. Anzichè continuare a sfoderare mantra che non gli appartengono più, prenda atto che chiunque, oramai, vede Palermo per quella che è: una città gestita con logiche arcaiche, nella quale i servizi sono scadenti perché resi da aziende partecipate che sono lontane anni luce dalle logiche dei mercati moderni. Ciò che più meraviglia è che un sistema di gestione della cosa pubblica così arretrato sia figlio della volontà politica di una persona che, in vita sua, non ha mai perso l’occasione di farsi vanto di essere un grande conoscitore del mondo. Quel mondo che, a dire il vero, da decenni ha abbandonato le logiche gestionali di cui continua a farsi vanto e tutore il nostro vecchio, amato Professore”. Lo dice il segretario provinciale del Pd Carmelo Miceli.

