"Costretto a casa dall'azienda" | Disabile reintegrato da McDonald's

“Costretto a casa dall’azienda” | Disabile reintegrato da McDonald’s

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Vinta una lunga battaglia: prima il licenziamento ingiusto, poi il rientro mai avvenuto

PALERMO – Vittoria per un dipendente con disabilità dell’azienda che gestisce gran parte dei McDonald’s a Palermo, Sunfood Srl, che ha vissuto per undici anni una condizione paradossale: l’uomo ha lavorato nel punto vendita all’altezza dell’ex Motel Agip con “mansioni di crew” fino al 2008, quando Sunfood è subentrata nella gestione e gli ha intimato il licenziamento; nel 2013 la Corte d’Appello di Palermo ha disposto il reintegro, ma non gli è mai stato dato modo di tornare a lavorare. Lamentando di essere costretto a casa pur avendo un’occupazione, il dipendente si è rivolto al giudice del lavoro assistito dall’avvocato Flora D’Alia. E ha vinto: Sunfood è stata condannata al ripristino del rapporto lavorativo con le limitazioni legate alla disabilità, già riconosciute prima del licenziamento, e a corrispondergli le eventuali retribuzioni non percepite dopo la reintegrazione del 2013.

Al dipendente dunque andranno garantite le soluzioni necessarie a tutelarne la salute e sicurezza: nella sentenza viene fatto “particolare riferimento al frazionamento dei turni di lavoro, all’adibizione a turni diurni, al rispetto delle limitazioni di carico e della pausa di 10 minuti ogni ora e con alternanza posturale della stazione eretta con brevi adibizioni a lavoro da seduto”. Il giudice Paola Marino sottolinea come gli accomodamenti che spettano di diritto al lavoratore fossero già stati disposti nel 2013 con la sentenza di reintegrazione della Corte d’Appello. Sunfood dovrà anche risarcire le spese legali per 15 mila euro. La sentenza è già esecutiva e le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni, entro i quali la società dovrà decidere se opporsi o meno.

C’è anche un ‘caso nel caso’: “La nota dolente – spiega l’avvocato D’Alia – è che per licenziare un dipendente disabile va convocata una commissione prevista dalla legge che però non si è mai realmente costituita. Così è stato il giudice, avvalendosi di consulenti tecnici d’ufficio, a tamponare l’assenza della commissione. Il suo ruolo è fondamentale per diversi motivi – aggiunge – e uno dei danni più gravi è dovuto proprio alla responsabilità di questo organo mai costituito, che ha avuto conseguenze sia per il dipendente che per l’azienda stessa”. Nonostante i ctu nominati dal giudice fossero di un altro avviso, “giustizia è stata fatta – commenta il legale –. I consulenti tecnici d’ufficio si erano detti contrari al reintegro, ma grazie al supporto dei consulenti di parte Serena Maria Cosentino e Manfredi Bruccoleri siamo riusciti a far ‘centrare il bersaglio’ al giudice. Ora il mio cliente, che per undici anni non si è mai arreso, può tornare a lavorare”.

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