Covid, l'atroce morte di Antonina: “Tampone dopo trenta ore”

Covid, l’atroce morte di Antonina: “Tampone dopo trenta ore”

Commenti

    Quello che ci fa più paura del Coronavirus e la cattiva gestione dei nostri Pronto Soccorsi, e l’inettitudine di molti (non tutti) operatori sanitari.

    Combatteremo per te mamma .

    Se avessero un po di dignità all’Ars si dovrebbero dimettere in massa ed andare a lavorare nelle miniere di zolfo della Sicilia di fine 800

    Mi dispiace per la sig. ra Antonina
    Ma è morta per questo???
    Perché non hanno fatto il tampone?
    Magari è morta di covid in 30 ore???
    Ma finitelaaaa
    R. I. P. sig.ra Antonina

    E meno male che il Cannizzaro è classificato centro di eccellenza .

    Ecografia, tac, prelievi, visita neurologica, due accessi in pronto soccorso, due ambulanze di cui una medicalizzata.
    La signora, in ogni caso, non è stata “abbandonata” dal Sistema Sanitario Nazionale, questo è evidente.

    Ah no?
    E’ stata liquidata come una che aveva “attacchi di panico”. Mi sa che ci sono molte responsabilità da verificare per la morte della povera signora.

    attacchi di panico auguro a tutti coloro che hanno contribuito che la signora non avesse il giusto soccorso come da protocollo covid e morta poverina perché trattata in modo superficiale da codice giallo per una banale ansia ed è strano che nessuno dei medici che l’hanno visitata abbiano pensato di fargli fare un tampone appena arrivata in pronto soccorso….. l’avrebbero intubata subito da codice rosso….

    Senza parole!!!! Riposa in pace Zia

    In Sicilia mi pare si usi dire….” MISCHINU CU CI CAPITA”…..si sente spesso parlare di persone che entrano in ospedale con i loro piedi ed escono in orizzontale per ritardi e diagnosi errate.

    Esempio tipico di come la politica regionale ha ridotto la sanità siciliana.

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Trovo sempre conforto e verifica nelle parole di don Corrado Lorefice, con il suo lavoro ha ridato a Palermo l’orgoglio di capoluogo. E’un esempio per tutti. Anche Palermo, sembra, si cominci a muovere seguendo il suo esempio. E dura. Ma non impossibile. E’, in ogni caso, non abbiamo alternative credibili al dominio dei nostri politicanti corrotti fino al midollo.

Con il dovuto rispetto, solidarietà al “minimo sindacale” nelle parole di monsignor Antonino Raspante. Vuol dire che così vanno le così fra i vescovi di Sicilia. Mentre in Calabria... “Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori, con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità. Meno arrivi, più morti. Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”.

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