Crocetta e il pasticcio Expo |L'importante è non farsi capire - Live Sicilia

Crocetta e il pasticcio Expo |L’importante è non farsi capire

Il governatore siciliano Rosario Crocetta

L'arte di dire tutto e il suo contrario e l'incomprensibile caos mediatico sono la cifra comunicativa del governatore. Leggi anche: da Expo al click day: scaricabarile

L'editoriale
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3 min di lettura

PALERMO – Sentita al bar: “Ma alla fine la Sicilia l’hanno buttata fuori o no dall’Expo?”. È vera, che lo crediate o no. Ed è un po’ il senso del caos mediatico perfetto che si è scatenato sulla sfortunata partecipazione da capofila della Regione al Cluster Bio Mediterraneo. Un valzer di dichiarazioni e prese di posizioni una in conflitto con l’altra, fino ad arrivare al gran finale della conferenza stampa di Rosario Crocettta dove tanto per cambiare s’è sentito tutto e il contrario di tutto. L’importante è non farsi capire. Sì, insomma, prima era colpa di Cartabellotta e di quella scopa che lui gliel’avrebbe “rotta in testa” (testuale). Poi ce ne andiamo dal Cluster, anzi no, non ce ne andiamo, anzi sì, era meglio neanche presentarsi. Poi con Cartabellotta accanto in conferenza stampa, no, è colpa dei milanesi, dell’Expo che neanche alle sagre paesane si vedono cose così, ci sarebbe da far causa, però in effetti non sospendiamo niente, restiamo, hic manebimus optime, perché forse si sta aggiustando tutto. Domani poi si vede. Anzi, a ben pensarci è colpa dell’ex assessore Reale (l’unico assente in conferenza stampa, ci fosse stato, anche seduto in fondo, sarebbe toccato a un altro vedersi addossare le responsabilità, magari l’assessore pro tempore del 1985), che ha fatto tutto di testa sua, manco si stesse parlando di organizzare un banchetto di prima comunione. Reale prontamente smentisce, ma tanto che importa, la conferenza stampa è archiviata e ormai l’appuntamento è per il prossimo show all’insegna del facimm’ammuina.

Per complicare meglio le cose, arriva poi puntuale sulla stampa la lettera (segretissima) del giugno scorso con cui la dirigente Barresi sconsigliava Reale di buttarsi nell’avventura dell’Expo, ma per ragioni prevalentemente economiche. E’ la pistola fumante che inchioda l’ex assessore? Non proprio, visto che i noti problemi del cluster poco c’entrano con quella lettera: chi mai poteva prevedere a giugno scorso un padiglione che si allaga e senza cartelli e indicazioni? Di questo bisognava accorgersene in un’epoca in cui Reale era tornato ormai a fare l’avvocato. Ma sono dettagli.

Dire tutto e il suo contrario, ridurre ogni vicenda a un incomprensibile polpettone in cui tutti e nessuno hanno ragione e torto contemporaneamente, salvo il malcapitato assente di turno, è una delle regole base della comunicazione crocettiana, da sempre. Sì, no, forse, vallo a capire il governatore. Come sul Muos, che fu l’archetipo di tutti i balletti. Dal no pasaran alla realpolitik anche lì Crocetta si è esibito in 50 sfumature di arrampicata sugli specchi. Idem con il caso Humanitas, vicenda in cui il governatore si superò arrivando ad esultare per una pronuncia della magistratura che bocciava un provvedimento del suo governo: visto che avevamo ragione?, ebbe l’ardire di affermare. Sì, l’importante è non farsi capire. Anche quando si spara a zero su questo o quello, salvo poi perdonare l’impallinato del giorno prima facendo spallucce. Basta pensare ai veleni riversati su Annarosa Corsello ai tempi del click day per difendere Nelli Scilabra. Finì a tarallucci e vino in un amen. Le colpe? Di qualcun altro. Ma il presidente è fatto così, mobile qual piuma al vento cambia idea con disinvoltura in tempi da record. Come quando lasciò intendere di voler far fuori dalla giunta Patrizia Valenti perché quest’ultima aveva una vicenda giudiziaria aperta, salvo poi dire l’indomani che avevano fatto tutto i (soliti) giornalisti, promuovendo, a distanza di qualche mese, la stessa Valenti vicepresidente.

È la legge del grande boh, cifra dell’era Crocetta. Un’epoca in cui un governatore il pomeriggio può affermare senza imbarazzi di non averla letta questa famosa manovra salvo poi due giorni dopo presentarsi come salvatore della Sicilia perché la “sua” manovra è stata votata. Trovare un filo logico in questo stillicidio di dichiarazioni è più complicato che scovare il Cluster Biomediterraneo nel labirinto dell’Expo.


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