PALERMO – I nomi di Giovanni Corso e Antonio Lutri non sono tra i più ricorrenti, nelle litanie del nominificio dell’era Crocetta. Ma sono loro i due “nuovi” commissari delle ex Province. Il primo va a Enna, lasciando Siracusa, il secondo andrà a guidare l’ente aretuseo. Due nomi nuovi, che si aggiungono ai sette commissari confermati e prorogati a capo di quelli che si chiamano già Liberi consorzi, ma che da due anni e mezzo ormai, sono retti da propaggini dirette di Palazzo d’Orleans. E sarà così, almeno fino a ottobre onovembre, quando finalmente si potrà procedere, dopo anni, annunci, scivoloni, ripensamenti, alle elezioni “di secondo grado” dei nuovi vertici degli enti.
Intanto, restano i fedelissimi del presidente. O di chi sta attorno a lui. Proprio Corso, ad esempio, è il capo della segreteria tecnica dello stesso assessore che ha proposto il suo nome, cioè Giovanni Pistorio. Un esempio che si aggiunge ai tanti che hanno costellato questa metà legislatura. È il caso, solo per fare qualche esempio, della nomina del capo di gabinetto di Crocetta al vertice del Consorzio di Caltanissetta o quella di Antonio Ingroia a Trapani, bocciata anche dall’autorità anticorruzione. Senza scordare dirigenti generali vicini al presidente, impegnati in due-tre ruoli, uno più gravoso dell’altro.
E così, mentre si parla di una nuova, ennesima agenda delle “cose da fare” (ovvero delle cose “non ancora fatte”), mentre si accenna timidamente a qualche riforma portata a termine, seppur in ritardo e con enormi problemi si scopre che in questi tre annil’attività più intensa del governo Crocetta è stata proprio quella: i commissariamenti. Che hanno investito ogni ambito, invaso ogni anfratto dell’amministrazione regionale. Mettendo, così, nelle mani di uno – il presidente, appunto – la gestione di settori enormi della macchina regionale, attraverso, appunto, l’esecutivo apporto del commissario “straordinario” pronto a diventare ordinarissimo. Dalla Sanità agli enti locali, dalle società partecipate a quelle regionali. Questi tre anni di legislatura passeranno alla piccola storia della politica siciliana, come gli anni dei bluff, sì. Ma anche dei commissari.
Ovunque. A cominciare appunto dalla Sanità. Commissariata per un anno e mezzo, in attesa di nominare i nuovi manager. Intanto, tra i 17 fedelissimi del governatore – quelli cioè, scelti appunto in seguito a un rapporto di natura fiduciaria – posti a capo, per mesi, delle aziende sanitarie ospedaliere ecco spuntare all’Asp di Palermo Salvatore Cirignotta, che verrà poi coinvolto nella famigerata inchiesta sui pannoloni e revocato da Crocetta. Dopo di lui, il governatore nominerà altri due commissari: prima il magistrato Adalberto Battaglia, quindi Antonio Candela che verrà poi comnfermato direttore generale. Nella rosa dei commissari del presidente, poi, figurava anche Giacomo Sampieri, proprio l’ex commissario di Villa Sofia indagato nell’inchiesta che ha portato in carcere il primario e medico personale del governatore, Matteo Tutino. Tra quei primi “17” c’era anche Vito Di Geronimo, considerato anche lui assai vicino al presidente Crocetta, finirà agli arresti, nel maggio scorso, durante l’operazione “Bad Boys”. In un anno e mezzo, insomma, la Sanità vedrà ruotare ai vertici di ospedali e Asp, oltre venti commissari. E non andrà meglio con i manager (basti ricordare il caso dei direttori catanesi Cantaro e Pellicanò, nominati, revocati e reintegrati nel giro di otto-dieci mesi).
Un valzer da far girare la testa. Ma ancora più vertiginoso è il balletto delle Province. Abolite solo in televisione, ma mai sostituite con un ente a pieno regime. Nel frattempo, l’unico elemento davvero cancellato dalla “epocale” riforma del governo Crocetta è il voto democratico, tolto non solo per le prossime elezioni, ma ignorato anche con la “chiusura” di consigli e giunte scelte – nel bene e nel male – dai cittadini siciliani. In cambio, però, sono arrivati i commissari. Quelli del presidente, manco a dirlo. E le “infornate” – tra proroghe e proroghe delle proroghe – in questo caso sono tante e abbondanti. Dalla nomina di Ingroia a Trapani (“Darà un impulso alle indagini sul latitante Messina Denaro”, disse Crocetta) a quelle dei dirigenti generali della Regione: da Dario Cartabellotta a Rosaria Barresi (che poi verrà chiamata in giunta), da Ignazio Tozzo a Giulio Guagliano, che è anche il capo di gabinetto del governatore (“Così a Caltanissetta, la mia Provincia, sarà chiaro a tutti che quel commissario risponde a me”, ammise con candore il presidente). Un vortice di nomi, ripensamenti, proroghe, marce indietro e conferme.
Comprese le ultime. Quelle che riguardano sette delle nove ex province siciliane ai vertici delle quali sono rimasti Munafò (a Palermo), Gargano (Catania), Amato (Trapani), il dirigente generale della Funzione Pubblica Giammanco (a Caltanissetta), Maesano (Agrigento), Romano (Messina) e il dirigente generale della Pesca Cartabellotta (a Ragusa).
Ma di commissari è piena la Sicilia. E ovviamente è molto difficile fornire un elenco esaustivo di questi incarichi fiduciari. Alla Crias, ad esempio, in pochi mesi si sono alternati Maria Amoroso, Filippo Nasca e, ultimo in ordine di tempo, Claudio Basso. All’ombra dei templi di Agrigento, altro turn over di commissari, con Gaetano Pennino che ha lasciato – una volta nominato dirigente generale – la guida del parco archeologico ad Alberto Pulizzi. All’Istituto regionale del Vino e dell’Olio, Crocetta ha chiamato dapprima come commissario un volto più o meno noto della tv, come il nutrizionista Giorgio Calabrese, per poi sostituirlo con Antonino Di Giacomo Pepe. E ancora, ecco commissari disseminati ovunque, nel corso di questi anni. È il caso di Dario Lo Bosco, già presidente di Ast (sì, proprio l’azienda di trasporto pubblico che Crocetta avrebbe voluto trasformare in una compagnia aerea) è stato nominato commissario della Camera di commercio di Catania. Alfonso Cicero, invece, fu per mesi commissario straordinario dell’Irsap prima della nomina a presidente, tra furenti polemiche all’Ars. Domenico Giubilaro è stato scelto come commissario dell’Istituto superiore di giornalismo, mentre l’ex capo di gabinetto di Crocetta, Gianni Silvia, per mesi è stato il commissario straordinario della Fondazione orchestra sinfonica siciliana. Ma non finisce qui. Alla Camera di Commercio di Ragusa è andato Roberto Rizzo (che ha sostituito l’ex candidato della “Lista Crocetta” Sebastiano Gurrieri), al Bellini di Catania Marcello Giacone, al Parco dei Nebrodi un mlitante del Megafono come Giuseppe Antoci. Ma il vero “simbolo” della mania da commissariamento si trova all’Ente di sviluppo agricolo. Da sempre indicato come uno dei carrozzoni della Sicilia. Ebbene, l’ultimo incarico al commissario dellì’Esa Francesco Calanna, militante del Megafono, rappresenta l’ottava proroga in due anni. Un numero da guinnes dei primati. Un commissario straordinario, davvero.

