Il giallo Crocetta-Tutino| Spunta una telefonata - Live Sicilia

Il giallo Crocetta-Tutino| Spunta una telefonata

Rosario Crocetta e Matteo Tutino

Il giudice respinge la richiesta di processare con il rito immediato i due cronisti Zoppi e Messina. La prova non è evidente. Qualcuno disse che la Borsellino andava eliminata, ma in senso politico.

L'ESPRESSO E LA FRASE SULLA BORSELLINO
di
12 Commenti Condividi

PALERMO – La prova della calunnia non è evidente. Respinta la richiesta di giudizio immediato nei confronti dei cronisti Piero Messina e Maurizio Zoppi. Sono gli autori dell’articolo pubblicato da L’Espresso sulla presunta intercettazione tra il governatore siciliano Rosario Crocetta e il suo medico Matteo Tutino che, riferendosi all’allora assessore regionale alla Salute, Lucia Borsellino, avrebbe detto “va fatta fuori, come il padre”. Una frase che non è agli atti delle indagini della Procura di Palermo. Il giudice per le indagini preliminari Gioacchino Scaduto ha accolto l’opposizione alla richiesta dei pubblici ministeri, dando ragione agli avvocati di Carlo Federico Grosso, Fabio Bognanni e Nino Caleca.

Secondo il Gip, bisognerà seguire l’abituale iter che prevede la celebrazione dell’udienza preliminare nel corso della quale si deciderà se i due imputati meritino o meno di essere processati per avere calunniato il comandante dei carabinieri del Nas, Mansueto Cosentino: “L’accertata inesistenza di una conversazione fra Crocetta e Tutino avente il contenuto riferito non prova con la forza necessaria a giustificare l’omissione dell’udienza preliminare né la falsità della notizia né l’insussistenza del reato attribuito alla presunta parte offesa (e cioè l’eventuale fuga di notizie ndr)”. 

“Il pubblico ministero ha introdotto nel presente procedimento, che costituisce una costola del procedimento principale a carico di Tutino – scrive Scaduto -, alcune intercettazioni telefoniche intercorse con Crocetta che non esauriscono affatto il compendio delle conversazioni intercettate ed intercorse fra molteplici soggetti coinvolti a vario titolo nell’indagine”. Poi aggiunge che “nulla consente, pertanto, di escludere che l’espressione incriminata, o altra similare, possa essere stata pronunciata da Tutino o da altri nel corso di una conversazione con comprese tra quelle allegate al procedimento”. Circostanza importante per accertare l’elemento psicologico del reato contestato.

Lo stesso giudice precisa infine, ed è questo il passaggio decisivo, che “deve rivelarsi che dal complesso del materiale probatorio emergono, con riguardo agli ipotizzati reati di calunnia, elementi non univoci – in particolare emerge chiaramente che tra l’imputato Messina e Cosentino vi era una relazione di amicizia e frequentazione; che più di una volta i due avevano trattato l’argomento Tutino – Borsellino; che certamente tra le tante conversazioni intercettate ve n’era almeno una in cui qualcuno aveva affermato che era necessario “far fuori” l’assessore, sia pure in un senso politico e con esclusivo riferimento al ruolo ricoperto – che non consentono di ravvisarvi il necessario carattere dell’evidenza”.

Come dire, qualcuno avrebbe pronunciato una frase simile a quella incriminata, anche se non sappiamo chi e soprattutto se Crocetta sia rimasto in “colpevole” silenzio come scritto nell’articolo. È sull’esistenza di questa frase che si giocherà la partita processuale.

La Procura ha sempre smentito: Tutino non disse che la Borsellino “va fatta fuori, come il padre”, dialogando con Crocetta. E, in effetti, riascoltando tutte le conversazioni fra medico e governatore, in fase di incidente probatorio, della frase incriminata non c’è traccia. Ora, però, Scaduto scrive che qualcuno, dunque non Tutino, disse che “era necessario fare fuori l’assessore sia pure in senso politico”. 


Le nostre top news in tempo reale su Telegram: mafia, politica, inchieste giudiziarie e rivelazioni esclusive. Segui il nostro canale
UNISCITI


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI

12 Commenti Condividi

Commenti

    Ah, chiarissimo…fesserie…
    mi ero preoccupato che fossero cose gravi tipo quelle di spacciarsi per assistente dell’onorevole per far visita a Cuffaro!!

    Alla prossima verrà meno il risarcimento milionario e poi chissà come finirà.

    ma come mai tutte le procure siciliane si sono presi la briga, che non è da poco, di smentire l’intercettazione e di ecludere a monte qualsivoglia collegamento?

    la cosa comica è che si continua a discutere di quello che ha detto o non detto…. invece di quello che ha fatto che è evidentemente più grave… falsità abusi eccetera

    Scusate, ma un conto è’ va fatta fuori un conto è va fatta fuori come suo padre che è la frase incriminata. Che qualcuno abbia detto va fatta fuori è’ stato detto e ridetto mille volte. È’ stato pubblicato da la Sicilia è’ stato pubblicato ovunque. È’ la frase incriminata che non c’è’.

    Senza escludere nulla, un processo con rito abbreviato e durato molti anni ci ha rivelato che come tutti gli umani anche alla Procura di Palermo ogni tanto possono cadere in errore. Un giornalista esperto e avveduto come Messina, per tanti anni in prima fila a scrivere e descrivere su il filo rosso che unisce sobborghi della Sicilia e Medio Oriente, non cerca il titolo sensazionale su crocetta o tutino. Così come risulterebbe specioso che l’investigatore anonimo non abbia messo in conto che ormai le intercettazioni sono una costante nella vita telefonica di tutti. Il processo durerà e non riserverà molti colpi di scena, anche perchè nel frattempo la cronaca adveniente saprà come continuare a meravigliarci.

    Maliziosa come domanda……… Dopo tutto il gran parlare della giustizia lenta, in Sicilia si dimostra che si può fare la differenza. Si chiama accertamento “immediato” della verità

    Ho potuto personalmente constatare che quando si tratta di scagionare qualcuno la Procura di Palermo è estremamente celere.

    insomma c’è l?intercettazzione o non c’è io non amo politicamente il Presidente Crocetta ma amo la libertà e la corretta delle informazioni per cui o bianco o nero.
    senon c’è che vengano condannati i giornalisti e c’è al contrario invece come si fà in italia ma a palermo per alcuni il bianco edil nero diventano griggio

    Provo a spiegarLe. Però chiedo e Lei e a chi altri dovesse leggere di avvalersi di quella dote di attenzione e di disponibilità che, insieme, agevolano l’attivazione di quella parte di intelligenza che, di solito, noi umani non utilizziamo.
    Partiamo dal contesto suggerito dalla frase “va fatta fuori”. Credo che chiunque possa convenire con la ruvidezza della espressione, seppure senza propositi criminali. E’ un contesto in cui se c’è qualcuno che parla c’è qualcuno che ascolta. Il rapporto tra i due è di estrema confidenza, tanto da consentire una frase come quella e tanto da stabilire una qualche gerarchia tra i due: chi decide e chi, più o meno convintamente, dà corso alla decisione. Insomma, due che, nella vita, sono complici con un differente rapporto di forza.
    La frase.
    Partendo dal contesto descritto ecco che la frase suona “perfetta”. Ma proviamo con l’altra: “va fatta fuori, come suo padre”. Ovviamente il contesto rimane identico. Ma se chi parla avesse voluto “comunicare” al proprio interlocutore la definitività della decisione, la ineluttabilità, la irrinunciabilità della stessa, non avrebbe aggiunto un “carico” emozionale? E quale se non il più direttamente percepibile di quel “come suo padre”. Cioè: va fatta fuori senza possibilità di ripensamenti, di ritorni, di compromessi. Come se morisse.
    Il che senza una morte reale.
    Quindi mi sembra più che plausibile che la frase sia stata quella descritta dagli estensori dell’articolo de L’Espresso e mi sembra quanto meno frettolosa la lettura a sfondo tragico. Era nient’altro che un dialogo tra due arroganti, senza limiti di vario genere – figurarsi se verbali – che discorrevano di esercizio del potere.
    Grazie per l’attenzione.

    Mi vergogno se mai mi fosse capitato in “senso politico” forse avrei ucciso…..in nome di quegli eroi che mi danno la forza di insegnare alle mie figlie che dobbiamo essere fiere di essere siciliane per loro che hanno dato la loro vita

    è uno schifo la giustizia in questo caso è di parte,vergogna,pubblicare notizie false è reato,in questo caso hanno deturpato la vita del Presidente Rosario Crocetta,la sua etica e morale è stata rovinata,vanno condannati e debbono risarcirlo,se questo non avviene è incostituzionale,certi giudici vanno mandati a casa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.