Cultura della legalità| e società multireligiosa - Live Sicilia

Cultura della legalità| e società multireligiosa

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È stato motivo di particolare soddisfazione avere accolto qui a Palermo nella cornice di Palazzo Chiaramonte-Steri il prezioso e fecondo dibattito che il Cortile dei Gentili ha ritenuto di promuovere sul tema “Cultura della legalità e società multireligiosa”. L’importante dibattito, così come quelli che l’hanno preceduto in prestigiose sedi italiane ed europee, conferma l’alto impegno e la ferma volontà della Santa Sede di incoraggiare e rafforzare il dialogo tra credenti e non credenti, secondo quella profondità riflessiva auspicata da un filosofo morale della levatura di Jean Nabert.

La scelta di Palermo e del suo Ateneo per la realizzazione di questo prestigioso incontro evoca considerazioni riconducibili al significato simbolico della nostra Città rispetto a valori quali la tolleranza, costruita attraverso secoli di interculturalità; la libertà, espressa nella lotta alla criminalità e nel recupero della legalità; e la conoscenza che – attraverso curiosità, impegno e apprendimento – contribuisce alla valorizzazione della persona, in particolare dei giovani.

Qui, nel tempo e non senza drammatiche cadute, hanno dialogato le tre religioni monoteiste e si sono concretamente sperimentate le intuizioni di Léopold Sédar Senghor, il Presidente poeta del Senegal. Egli affermava il valore del meticciato culturale, inteso come proficua ibridazione di sensibilità ideali e di profili socio-culturali tra loro diversi ma tendenti all’integrazione,al fine di costruire più evoluti modelli di cittadinanza e di sviluppo sostenibile.

In un intervento ripreso dai più importanti quotidiani nazionali, S.Em. Ravasi rigetta l’abusato stereotipo della città di Palermo percepita unicamente come luogo dello sfregio: e di ciò personalmente Lo ringrazio.

Egli si spinge, piuttosto, a valorizzare il ruolo strategico che, nel risveglio delle coscienze e nell’educazione dei giovani, continuano a svolgere plurime realtà locali dell’associazionismo giovanile, del volontariato, della sana imprenditoria, della Chiesa e delle istituzioni di cultura.

Questa è la terra che ha assistito alla morte di Piersanti Mattarella e di Pio La Torre, alle stragi di Capaci e di via D’Amelio. Qui è stato assassinato Don Pino Puglisi, ucciso dalla mafia il giorno del suo 56º compleanno a motivo del suo costante impegno evangelico e sociale, e oggi in attesa di beatificazione. Qui, nel 2000, è stata promossa ed ha avuto luogo la Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale, quasi un tributo ai tanti che hanno deciso di rispondere uniti alla violenza mafiosa.

Mi piace intravvedere in questo reticolo di esperienze e di eventi, anche tragici, l’espressione di una nuova coscienza civile, nella quale la coerenza dei comportamenti e il rispetto della persona possano divenire il fronte della comune resistenza al deterioramento dei valori di coesione sociale. Tuttavia e purtroppo, continuano tristemente a risiedere nell’esercizio dell’impegno pubblico e politico, illegalità e degenerazione del diritto che troppo spesso distanziano e rendono indifferenti le Istituzioni alle esigenze e ai bisogni dei cittadini.

Con vivida immagine, nel marzo del 1983, il giornalista catanese Giuseppe Fava, che di un agguato mafioso sarebbe caduto vittima nel gennaio dell’anno successivo, scriveva: “Palermo è stata la città più conquistata e saccheggiata della storia, almeno fra quelle che continuano ad esistere. […] Violentata continuamente, alla fine Palermo apparve egualmente bellissima: una favolosa capitale dove si sovrapponevano talento, ingegno e fantasia di duemila anni. […] Finché arrivò l’ultima orda degli assalitori, stavolta gli stessi siciliani, i quali conquistata la vecchia e nobile capitale, si limitarono a depredarla e saccheggiarla provocando un danno storico irreparabile e lasciando come testimonianza della conquista solo il segno della ignoranza, dell’avidità e della violenza”.

In questo inquietante contesto, la cultura diviene imprescindibile strumento a servizio della giustizia e della legalità, quando non utilizzata ideologicamente per costruire dogmatiche e parziali verità, piegate a interessi di parte.

Li ho armati con l’arma della parola e del pensiero”, scriveva non a caso don Milani a proposito dell’esperienza della scuola di Barbiana. La verità e il rispetto della libertà e dell’altrui soggettività avevano motivato, in lui sacerdote, la scelta di una scuola a-confessionale, in cui l’esperienza religiosa emergesse non dall’ostentazione di simboli o nella costruzione di steccati dogmatici ma dalla testimonianza quotidiana; dove quella che lui chiamava l’istruzione civile dei poveri diveniva la premessa per l’istruzione religiosa degli adulti.

La natura umana ha, di per sé, valenza politica in ragione delle sue potenzialità sociali; al tempo stesso, ha una naturale dimensione metafisica/mistica e morale, che, al di là del credo personale, affonda le sue radici nei valori della giustizia e dei diritti fondamentali dell’uomo. A ciò consegue l’intricata interdipendenza tra cifra politica e religiosa che, pur nelle distinte autonomie, trovano nella sensibilità etica, nell’azione educativa e nel rispetto dell’altrui pensiero i comuni strumenti per dare significato e pienezza all’esperienza dell’individuo e alla convivenza delle comunità.

La volontà di futuro e di progetto della parte migliore e più sana di questa Città e di questa terra di Sicilia – a un tempo meravigliosa e tragica; generosa nella storia ma avara di speranze nel presente; calda e solare nell’aspetto ma oscurata dall’ombra opprimente dell’illegalità e dell’ingiustizia sociale – ha accolto con convinta gratitudine l’iniziativa del Cortile dei Gentili. In questo luogo fisico che è anche spazio di dialogo culturale e di condivisione, fondato sul comune sentire, e promosso dalla proficua collaborazione tra enti, associazioni, soggetti pubblici e privati, istituzioni religiose ed accademiche ci siamo tutti sinergicamente impegnati ad offrire un’ulteriore occasione di riflessione e di critico approfondimento di temi strategici per il presente e decisivi per il futuro di Palermo, città nella quale abbiamo scelto di impegnarci con l’intento di consegnarla più bella e più giusta alle generazioni che ci seguiranno. Quelle stesse generazioni che avranno la responsabilità e il carico ideale e pragmatico di portare a compimento il difficile percorso dell’unità europea e dell’integrazione euro-mediterranea. A questo proposito, è auspicabile che possano maturare le condizioni per trasformare il mare nostrum in un grande ponte fluido, finalmente capace di trasferire da una sponda all’altra di esso, non più disattese speranze, ma ideali, pensieri e opportunità di sviluppo, tesi a realizzare comuni ed elevati obiettivi.

(Tratto dall’intervento introduttivo svolto in occasione della riunione del “Cortile dei Gentili” – Palermo, allo Steri, 30 Marzo 2012)


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