ROMA – C’è chi ha “baudeggiato” per anni tentando di imitarlo, ma Pippo Baudo resta inimitabile. La sua scomparsa, il 16 agosto a 89 anni, non segna soltanto la fine di un’epoca della televisione italiana: testimonia la grandezza di un fenomeno che è stato linguistico oltre che televisivo. Se oggi la tv perde un gigante, la lingua ne conserva l’eco attraverso sette neologismi – pippobaudismo, baudismo, baudesco, baudiano, pippobaudiano, baudeggiare, pippobaudista – nati dall’estro di giornalisti e critici dello spettacolo e registrati ufficialmente nella Treccani.
Pippo Baudo sulla Treccani
Già attestato nel 1985 sulle pagine di Repubblica e poi ripreso da critici come Francesco Merlo, il pippobaudismo è il primo neologismo dedicato al nome di Baudo. La Treccani lo definisce come “il modo in cui Pippo Baudo ha interpretato il costume e la società italiana”. Non un semplice stile, dunque, ma una vera e propria poetica televisiva: la capacità unica di far convivere alto e basso, cultura e intrattenimento, leggerezza e rigore, trasformando la televisione in un ritratto vivo del Paese.
La tv del ‘baudismo’
Accanto ad esso nasce il baudismo, registrato dal 1986 e descritto come “l’atteggiamento, il comportamento, la concezione dello spettacolo tipici di Pippo Baudo”: un modo di fare televisione fondato sul ritmo, sulla presenza scenica, sull’arte di improvvisare senza perdere mai il controllo del palco. Gli aggettivi hanno arricchito il campo semantico: baudesco, già attestato nel 1990, è usato in senso ironico e scherzoso per indicare le lunghe maratone televisive alla Baudo, quelle “abbuffate” di spettacolo che finivano spesso a notte fonda. Poco più recente è invece l’aggettivo baudiano, usato anch’esso per descrivere lo stile di conduzione e le interminabili trasmissioni serali.
E Pippo diventò un verbo, ‘baudeggiare’
Non a caso nel 2004 Marco Bertoldi, sul Giornale di Brescia, parlava di “orari più baudiani”, evocando le notti televisive in cui il pubblico restava incollato allo schermo ben oltre la mezzanotte. A completare la serie è pippobaudiano, che descrive tutto ciò che rimanda direttamente a Baudo, dal tono dei ringraziamenti finali alle atmosfere di un programma, fino al segno inconfondibile di un festival o di una trasmissione che portava la sua impronta. Poi c’è il verbo, forse il più sorprendente: baudeggiare: “fare il verso allo stile e al modo di condurre uno spettacolo propri del presentatore televisivo Pippo Baudo”.
Nato nel 1993 dalle pagine de La Stampa, è il neologismo che più di ogni altro sancisce quanto il conduttore sia diventato un termine di paragone imprescindibile, segno che anche i successori più brillanti non potevano sottrarsi al confronto con il modello assoluto. Emblematico l’episodio ricordato da Aldo Grasso, che a proposito di Carlo Conti a Miss Italia 2003 scrisse che “aveva semplicemente baudeggiato dall’inizio alla fine”.
Infine, l’ultimo neologismo, il più recente, non poteva che riferirsi al pubblico, quello pippobaudista, fedele a un’idea di intrattenimento nazional-popolare, colto e genuino insieme, che in Pippo Baudo trovava la propria voce e il proprio interprete

