CATANIA – Lo scorso 17 luglio, personale del Commissariato Librino ha dato esecuzione ad un provvedimento di aggravamento della misura cautelare, emesso dalla Terza Sezione Penale della Corte di Appello di Catania nei confronti di Giuffrida Michele, classe 1972. L’uomo, già condannato a 5 anni di reclusione e a 7.000 euro di multa, poiché riconosciuto colpevole di detenzione di sostanze stupefacenti al fine di spaccio, era sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di dimora nel comune di residenza, ossia Catania.
Tuttavia, lo scorso 4 luglio, veniva sorpreso dal personale del Commissariato di Acireale in quel Comune nell’atto di un tentato furto all’interno di una struttura alberghiera dismessa. Di conseguenza, la predetta A.G. disponeva l’aggravamento della misura cautelare per il Giuffrida prevedendo a suo carico gli arresti domiciliari. Pertanto, il personale del Commissariato Librino, dopo averlo rintracciato, eseguiti gli adempimenti di rito, accompagnava il Giuffrida presso la propria abitazione per ivi rimanere ristretto in regime di arresti domiciliari.
Nella medesima giornata, medesimo personale del Commissariato Librino ha eseguito anche un provvedimento di detenzione domiciliare, su ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Catania, nei confronti di Rapisarda Antonino, classe 1952, riconosciuto colpevole in via definitiva per i reati di falso, ricettazione e tentata truffa, commessi fra il 2005 ed il 2007, per i quali ha riportato una condanna pari ad anni 1 e mesi 2 di reclusione. Lo stesso risulta, inoltre, gravato da ulteriori precedenti penali per reati quali tentato furto, resistenza a pubblico ufficiale, rapina, furto e ricettazione, utilizzo fraudolento di carte di credito.
L’uomo, al quale veniva rigettata l’istanza di affidamento ai servizi sociali, veniva tuttavia ammesso al beneficio della detenzione domiciliare, potendo, così, scontare il residuo pena presso il suo domicilio. Per quanto sopra, l’uomo veniva rintracciato dagli uomini del Commissariato Librino che, dopo le incombenze di rito, lo accompagnavano presso la propria abitazione per ivi rimanere ristretto in regime di detenzione domiciliare per il residuo di pena da scontare.

