Dalla guerra dei conti al dialetto |Torna e soffia il vento sicilianista - Live Sicilia

Dalla guerra dei conti al dialetto |Torna e soffia il vento sicilianista

La giunta batte i pugni sul tavolo con Roma, Figuccia va in tour, i Siciliani Liberi a congresso.

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PALERMO – Come un fiume carsico che riemerge quando meno te lo aspetti, ecco riapparire il sicilianismo. Con la Lega pronta a governare il Paese insieme con i 5 Stelle che monopolizzano o quasi alle urne il malcontento del Sud, nella politica nostrana torna in auge il repertorio autonomista, quello che fu bandiera dei governi di Raffaele Lombardo e che si era ammosciato, seppur con significative eccezioni, negli anni di Crocetta.

Sicilia e Sud tornano parole d’ordine nel dibattito politico. Ed è tutta una corsa a chi è più sicilianista o meridionalista. Con un occhio all’Isola e un altro a Roma, dove Lega e 5 Stelle stanno lavorando alla genesi del nuovo governo. Carmelo Pullara, capogruppo all’Ars dei Popolari e Autonomisti, al riguardo bacchetta Di Maio e Salvini: “Sette sono le righe dedicate alla “pezza che rattoppa” un programma che quasi neanche cita il Sud. Una vergogna scandalosa della quale i due leader Salvini e Di Maio si sono accorti e hanno cercato, sforzandosi, di rimediare. Per primo ho segnalato che nessuna menzione veniva fatta nel programma di Lega e Cinquestelle di un piano di investimenti strutturali per il Sud. Nessuna menzione della necessità di un ravvicinamento in termini di aggiornamento tecnologico, ammodernamento dei trasporti, infrastrutture “chiave”, strumenti di sostegno per la gestione sul territorio della crisi migratoria, potenziamento del sistema scolastico e sanitario. Solo accenni su un reddito di cittadinanza che non si realizzerà mai e che tra l’altro il Sud non ha mai chiesto! “. Proprio quel Sud che alle urne si è espresso con percentuali plebiscitarie (in Sicilia vicine al 50 per cento) a favore dei grillini. Colorita la chiosa del deputato: “Ci avete messo la toppa ma il Sud non ci sta. Vi dimenticate che il Meridione ha il valore più grande che possa esistere: l’orgoglio. E la pezza, a questo punto, la potrete utilizzare per altro…”.

E accanto alla richiesta di attenzione per il Sud, condivisa anche da altri politici critici verso Lega e 5 Stelle, ecco poi la spinta marcatamente sicilianista. Si può definire un habitué in tal senso, sin dai tempi d’oro del lombardismo, Gaetano Armao. L’assessore all’Economia sin dalle prime battute ha interpretato il suo ruolo rimarcando una cesura rispetto all’era di Crocetta e degli accordi siglati dall’ex governatore con lo Stato, accordi capestro secondo i critici. La Sicilia adesso batte i pugni sul tavolo a Roma. Lo ha fatto questa settimana a proposito delle ex Province, con la relazione in Conferenza delle Regioni sul Def 2018 in cui Armao ha evidenziato il consistente contributo in termini di concorso reso dalla Regione e dalle ex Province siciliane (ora Liberi consorzi e città metropolitane) nel periodo 2012-2018, che ammonta complessivamente a 8 miliardi e 300 milioni di euro. “Il contributo – spiega una nota della Regione – è costantemente cresciuto negli anni oltre ogni ragionevole misura e con determinazione unilaterale dello Stato, basti pensare che nel corso dell’ultimo quadriennio (2015-2018) ha raggiunto un ammontare di circa 5 miliardi e 700 milioni di euro. “Intendiamo contestare questo modo di procedere che comprime oltre ogni ragionevole misura, sopratutto se aggiunto al taglio del 3% sulla spesa corrente concordato nella precedente legislatura, e in termini di gran lunga superiori ad ogni altra Regione italiana – ha precisato Armao – abbiamo già per questo impugnato il bilancio dello Stato 2018 e attendiamo l’insediamento del nuovo Governo per chiedere l’immediata prosecuzione del negoziato per la revisione di queste condizioni inique”.

E mentre la giunta prosegue la sua battaglia sui conti, nella politica isolana fioriscono altre iniziative sicilianiste. Come quella promossa da Vincenzo Figuccia che questa settimana con il suo #CambiAmo la Sicilia ha chiamato a raccolta “il popolo siciliano per rivendicare le grandi battaglie di giustizia sociale, i temi della fiscalità di vantaggio, delle zone ad economia speciale e della defiscalizzazione della benzina”. Ed è stato solo l’inizio di un tour che coprirà 100 comuni siciliani. Parola d’ordine: insularità. “Ho voluto fortemente questa giornata – ha detto ai suoi Figuccia – come componente della Commissione Statuto e prima ancora, da uomo libero figlio di questa terra. Vi aspetterò qui, lontano da salotti e aule magne, sotto un semplice gazebo per rivendicare un’autonomia legislativa e fiscale ad oggi purtroppo dopo 70 anni, ancora incompiuta”.

E il vento di sicilianismo arriva anche sul fronte del dialetto. Anzi, più corettamente, della Lingua siciliana. Anche questo si era già visto negli anni di Lombardo. “Sono davvero positivamente sorpreso per la felice scelta del governo regionale di dare migliore attuazione alla legge regionale 9 del 2011 da me scritta, presentata all’assemblea e votata – festeggia Nicola D’Agostino, capogruppo di Sicilia Futura all’Assemblea regionale siciliana -. Una legge semplice che riconosce ed autorizza, all’interno dell’autonomia riconosciuta dalla legge nazionale a tutte le scuole, di introdurre ore curricolari sull’insegnamento della Storia, della Letteratura e della Lingua siciliana. Una legge che in questi sette anni ha funzionato per merito della iniziativa volontaristica e silenziosa di centinaia, forse migliaia, di docenti siciliani e per impulso dell’Università di Palermo che ha provveduto alla loro formazione. Un plauso per questo prezioso lavoro va al professor Giovanni Ruffino, ma oggi sento davvero di ringraziare il presidente Musumeci e l’assessore Lagalla perché lo studio a scuola di queste materie ha un valore culturale e sociale che non è solo identitario”. 

E intanto, i sicilianisti indipendentisti non restano a guardare. Il 27 maggio, infatti, i “Siciliani Liberi” celebreranno il primo congresso nazionale, a Palermo. “Con questa trasformazione, vogliamo fortemente radicarci ancora di più su tutto il territorio siciliano per parlare da vicino e costantemente con tutti i siciliani che non si sentono più rappresentati dai ferrivecchi della partitocrazia asservita alle segreterie nazionali italiane


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    La Sicilia batti il pugno, Roma terrorizzata…

    Tutti sicilianisti a parole…. Nei fatti, si sono sempre tutti fatti i fatti loro….. dando vita alle idee autonomiste . Un modo nuovo per cercare di captare voti e riaccendere nuove speranze. I veri autonomisti puri e disinteressati sono morti tutti combattendo. Hanno sacrificato la loro vita ad un ideale….Oggi, non credo proprio ci sia più gente pronta a tanto. Ricordo ai più , che l’Impero Romano finì quando non si trovarono più uomini capaci delle gesta dei fondatori dello stesso.

    Ma se la Sicilia la avete rovinata voi ed i vostri predecessori riducendala ad un cencio….
    Pullara perché non presenti un ddl che riduca a 40 il numero dei consiglieri così che la Sicilia cominci a diventare una normale regione ordinaria come le più progredite del Paese ?
    Il pennacchio dello Statuto ci ha resi poveri e sottosviluppati perché la classe digerente lo ha selvaggiamente violentato e vilipeso.
    Ora basta lo Statuto non può servire da alibi per altri arricchimenti smodati di criminali con ulteriore impoverimento del Popolo Siciliano.
    Cosa pensate invece dell’affaire Montante e perché il mutismo fa da padrone?

    Caro Figuccia, in campo nazionale non si sente batter colpo sulla questione Montante che prende, finora molti personaggi fra politici e varie autorità di tutti i colori, zitti perchè in attesa di sapere se i giudici che stanno indagando li menzionano o meno nell’affaire Montante e vuoi che si facciano sentire per l’onore della sicilianità? Io lo spererei più di ogni altra cosa ma come puoi osservare per ora tutti sono in ascolto per sapere se sono nominati o meno.

    La famiglia figuccia atte i pugni e va all onore delle cronache il buon neelo che fa rima con masaniello tuona contro Roma ladrona chda sempre meno soldi alla bistrattata Sicilia e in nel bel mezzo del cotanto tuonare e di tavolini che ballano a forza di tanto potenti pugni i DISPERATI DI SICILIA DEGLI SPORTELLI MULTIFUNZIONALI MILLEOTTOCENO LAVORATORI E FAMIGLIE CONTINUANO A MORIRE DI FAME , NESSUNO PARLA PI DI LORO PERÒ OGNUNO SI FA BELLO RIVENDICANDO LA PROPRIA SICILIANITA A PAROLE MA NON COI FATTI NELLO FIGUCCIA DI OGNI GENRAZIONE MA PENSATE VERAMENTE CHE GLI ELETTORI SICILIANI SIANO COSÌ INGENUI , LAVORATE PER LA GENTE CON RISULTATI CONCRETI E MAGARI COSÌ OGNI TANTO PRODURRETE UN PICCOLO ARROSTO INVECE DI TUTTO QUESTO FUMO

    Il grande Figuccia che non molla mai! La Sicilia ai siciliani!

    Bene Figuccia ottima iniziativa. La battaglia sull’insularità deve essere la colonna portante di un cambiamento che i siciliani chiedono a gran voce

    della serie risvegli! speriamo che a parte l’orgoglio parolaio si facciano e ci facciano rispettare a Roma e non ci vendano per trenta denari o un posto in lista nazionale.

    Concordo pienamente con Figuccia. Le battaglie sulla indipendenza della Sicilia troveranno ampi consensi e smuoveranno i cittadini dal torpore e dall’oblio. Viva la Sicilia

    E VAI CON L’INDIPENDENTISMO!!!

    E d’altra parte, noi non siamo come la Lega, che deve ricorre ad un personaggio simbolico, mai realmente esistito, come Alberto da Giussano.

    Noi abbiamo una lunga e documentata rappresentativa, composta da personaggi realmente esisititi passati alla Storia per le loro gesta: da Salvatore Giuliano a Raffaele Lombardo.

    E’ ora che conquistiamo l’indipendenza, e che rimaniamo a gestirci da soli, con le nostre Saguto ed i nostri Montante, senza indesiderate ingerenze esterne!

    Meglio insegnare l’inglese, coswi i nostri ragazzi saranno pronti ad emigrare.

    Il ruggito del coniglio.

    Questa proposta dell’introduzione della ” lingua siciliana” nelle scuola mi puzza di bruciato.
    Chi dovrebbe insegnare tale nuova materia? Che titolo di studio dovrebbero avere?Quante ore dovrebbero essere riservate a tale nuova materia? e soprattutto chi assumerà e pagherà tali nuovi insegnanti.
    E poi quale ” lingua siciliana” si studierà? Oggi la lingua siciliana cambia da provincia a provincia, spesso da paese a paese. I testi di grammatica siciliana sono ormai molto datati e ci descrivono una lingua che nessuno ormai parla. Perciò devo pensare che si tratta dell’ennesima ” presa in giro” per nascondere le deficienze dell’attuale classe politica o un altro tentativo per arraffare un po di soldi e sistemare qualche “cliente”.

    Ma perché non pensate ai posti di lavoro , alla Sanità che tranne la gran parte dei medici e degli infermieri, è da terzo mondo; il nuovo assessore che vantavano di essere super competente che fa? Dorme, come il presidente e tutta la giunta. Debbo continuare?

    Tancredi, grande verità

    Sempre e solo Siciliani Liberi

    La lingua della Sicilia è quella lingua che, parlata e scritta per la prima volta in Sicilia, si diffuse in continente dove subì diverse contaminazioni, più marcate in certe regioni ( Campania, Puglia, Nord-Est ) e meno in altre ( Toscana ) ed oggi è nota come ‘Italiano’. Il siciliano come idioma regionale non esiste, dal momento che nell’Isola si parlano numerosi dialetti, anche a distanza di pochi chilometri ( esempio: Valle del Belice, peraltro con sensibili semplificazioni sulla costa rispetto all’areale di Trapani-Marsala ). Esiste, peraltro, un siciliano artificiale cine-televisivo ( per una delle massime espressioni si riamnda a Wertmuller – Giannini ) che, sintetizzando, consiste in una parlata palermitana con accento catanese.

    E’ infatti solo fuffa, fumo negli occhi. “Battaglie” di assoluta retroguardia…

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