“Ho perso le gambe, non la voglia di vivere”. A parlare così in una lunga lettera scritta di suo pugno e pubblicata dall’Avvenire è Davide Simone Cavallo, lo studente bocconiano di origini ragusane rapinato e accoltellato a Milano da una baby gang composta da cinque giovanissimi, tre dei quali minorenni. La violenta aggressione che l’ha reso tetraplegico è avvenuta lo scorso 12 ottobre vicino a corso Como. La lettera è stata depositata tra gli atti dell’inchiesta. Davide racconta il dolore, la paura e il cambiamento radicale della sua esistenza, ma anche la volontà di non arrendersi e di guardare avanti nonostante tutto.
Scorrendo le prime righe si intravedono scorci della sua vita passata: “Sono nato a Milano ma cresciuto davanti al mare, in Sicilia, praticamente sulla spiaggia. Mi piace correre, saltare, ballare moltissimo, fare la verticale, i tuffi, arrampicarmi sugli alberi, camminare sui muretti (…) Mai stato fermo un minuto, anche quando non mi allenavo. Non ho mai dimenticato la gioia di una capriola, la fierezza del riuscire a toccare il ferro con un salto, l’invincibilità nel tagliare un traguardo dopo ore di corsa o di vincere una partita con i miei amici”. Poi il buio. “Le mie giornate da 6 mesi a questa parte la mattina iniziano con tubi, pillole e medicazioni, per finire con punture, scarichi e contrazioni involontarie”, svela.
Accoltellato a Milano: “Abbraccio i miei aggressori”
Il 22enne non riesce a provare sentimenti di odio nei confronti di quelli che definisce “5 ragazzini arrabbiati col mondo”. “Non sembravano cattivi”, dice. Per poi aggiungere: “A volte penso che il mio cuore ha già perdonato un po’ quello che mi è stato fatto, perché so come si sentono i responsabili, o almeno mi piace pensarlo, quanto probabilmente ne soffrano, quanto è facile fare ca**ate immense quando ci si perde. Se sei veramente in grado di metterti nei panni di chi dovresti odiare, forse, sei in grado anche di perdonare. E qualche parte dentro di me, che non voleva finisse così, lo ha fatto. Ho compassione per loro e li abbraccio”.
Davide Simone Cavallo auspica che i suoi aggressori facciano “qualcosa di costruttivo di questo periodo”. “Abbiate pietà di voi stessi, non lasciatevi definire da quello che è successo – suggerisce – Non siete perduti. Potete fare ancora tante cose belle nella vita. Non smettete di crederci, io con voi”.
Della sera che ha cambiato la sua vita per sempre, lo studente di origine ragusana ricorda che “volevo solo tornare a casa, mettermi a dormire e svegliarmi la mattina dopo come tutti i giorni”. “Invece sono qui a farmi forza, a cercare di dare un senso a quel che un senso non ne ha, a rimettere insieme i pezzi del mondo, crudele ma prezioso, che mi è rimasto”, sottolinea.
La rabbia del padre: “Sembriamo nel Bronx”
Secondo la ricostruzione dei fatti, lo scorso 12 ottobre, Davide Simone Cavallo sarebbe stato avvicinato da una baby gang formata da cinque ragazzi — tre 17enni e due giovani di 18 anni — mentre si trovava da solo per strada. Dopo alcune richieste, tra cui una sigaretta e del denaro da cambiare, uno dei componenti del gruppo gli avrebbe preso una banconota da 50 euro. La vittima avrebbe cercato di recuperarla raggiungendo i ragazzi e da lì sarebbe partito il pestaggio nel corso del quale il 22enne è stato colpito con due fendenti, uno nella zona del gluteo e uno al fianco sinistro.
Le coltellate hanno causato ferite estremamente gravi, tra cui la perforazione di un polmone e una lesione al midollo spinale. Per salvargli la vita i medici sono intervenuti con più operazioni chirurgiche e numerose trasfusioni. Nonostante i soccorsi, il giovane ha riportato conseguenze permanenti: è rimasto paraplegico e ha subito danni irreversibili agli apparati urologico, intestinale e sessuale. “Sembriamo nel Bronx”, ha dichiarato il padre dello studente accoltellato a Milano.

