Il Tar respinge il ricorso| Il pm Di Matteo resta a Palermo - Live Sicilia

Il Tar respinge il ricorso| Il pm Di Matteo resta a Palermo

Il pm Antonino Di Matteo

I giudici amministrativi in linea con il Csm che lo escluse dalla Direzione nazionale antimafia.

LA DECISIONE
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PALERMO – Dopo il Csm anche il Tar del Lazio, nei giorni scorsi, ha detto no alla nomina del pubblico ministero Antonino Di Matteo alla Direzione nazionale antimafia. Il Tribunale amministrativo ha respinto il ricorso del magistrato in servizio a Palermo.

Lo scorso aprile era stato il Consiglio superiore della magistratura a preferirgli tre colleghi. Una scelta, basa sul curriculum dei candidati, che ad alcuni non era piaciuta. Per primo a Di Matteo che aveva fatto ricorso, sostenendo che il Csm non avesse preso nella giusta considerazione le sue esperienze pregresse. I giudici amministrativi spiegano ora che “la particolare oggettiva valenza del curriculum del ricorrente non è stata né ignorata né sottovalutata” da Palazzo dei Marescialli (che aveva sottolineato apprezzamento per il lavoro del pm, ndr), “ma più semplicemente è risultata recessiva nel confronto con i designati, a favore dei quali ha militato, quanto all’attitudine specifica, oltre all’esperienza approfondita in materia di lotta alla criminalità organizzata da essi maturata, la spiccata attitudine al lavoro di gruppo e la pluralità di esperienze professionali svolte in funzioni e settori diversi di attività giudiziarie”. I tre pm scelti erano stati Eugenia Pontassuglia, Salvatore Dolce e Marco Del Gaudio.

Di Matteo resta, dunque, a Palermo dove lavora come sostituto procuratore applicato al processo sulla cosiddetta trattativa-Stato mafia. L’anno scorso il pm super scortato per le minacce di morte e il rischio attentato aveva sperato di rientrare a fare parte del pool di magistrati che si occupano delle inchieste sulle cosche mafiose. Una circolare del Csm, però, ha bloccato il suo ritorno in Dda. Il regolamento prevede per chi, come Di Matteo, ha già maturato dieci anni di lavoro alla Direzione distrettuale antimafia, un periodo quinquennale di “congelamento”. Periodo che per Di Matteo scadeva nei mesi successivi alle nuove nomine decise dal procuratore di Palermo, Francesco Lo Voi.

Di Matteo attenderà i probabili nuovi concorsi – sia alla Dna di Roma che alla Dda di Palermo – occupandosi di faccende ordinarie e, in virtù dell’applicazione, del processo sulla Trattativa di cui è la memoria storica. Nei mesi scorsi aveva anche presentato la domanda per la guida dei pm di Caltanissetta ma, sempre sulla base dei curriculum, è stato scelto Amedeo Bertone. Era stato, invece, lo stesso Di Matteo a rinunciare alla iniziale candidatura per guidare la Procura di Enna.


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Commenti

    Boh, un ricorso al TAR contro la decisione del CSM mi pare come il bambino che ricorre allo zio contro la decisione del padre…
    A parte tutto, ma non è più giusta ed autorevole la decisione del padre, perchè lo zio?

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