PALERMO – L’accusa di abusivismo edilizio rimane, ma non c’è il rischio che crolli l’edificio. Il giudice per le indagini preliminari Fabio Pilato ha dissequestrato lo stabile della palestra Virgin (limitatamente alle parti già ultimate e non quelle ancora in costruzione), sequestrato a inizio ottobre. Contestualmente alla contestazione di abusivismo edilizio la procura della Repubblica riteneva che ci fosse il rischio per l’incolumità pubblica.
Un rischio superato sulle base di alcune consulenze tecniche. È emersa l’esistenza di alcuni elaborati tecnici, non menzionati nel progetto e mai consegnati al Genio civile, ma ora presentati a supporto dell’istanza di revoca del sequestro avanzata dall’avvocato Sergio Monaco.
Le opere già ultimate tornano nella disponibilità dei proprietari, mentre il Gip Pilato ha mantenuto il sequestro di 59.000 euro. A tanto ammonterebbe la somma non pagata per gli oneri di urbanizzazione dai titolari dell’edificio che è stato poi affittato alla Virgin (estranea all’indagine). I proprietari, invece di chiedere il permesso a costruire, si sarebbero limitati a presentare una semplice dichiarazione di inizio lavori che non prevede il pagamento degli oneri.
Il giudice Pilato sottolinea la “spregiudicatezza degli indagati che hanno perfino ignorato un’ordinanza di sospensione dei lavori emessa dal Genio civile, portando a compimento i lavori” e concorda con l’accusa sul fatto che non si è trattato di una semplice ristrutturazione poiché, scrive il Gip, “è circostanza pacifica che il solaio è stato edificato per la prima volta in occasione di lavori incriminati e che è stato creato ex novo un primo piano soppalcato per la collocazione della sala pesi con aumento di volumetria, deve ritenersi fin troppo evidente che il titolare doveva munirsi del permesso a costruire non essendo sufficiente alla mera denuncia per realizzare una nuova opera così palesemente innovativa dell’originaria conformazione dell’edificio”.
Il giudice conclude che “pur riaffermandosi la natura abusiva delle opere in contestazione ed evidenziando ancora una volta la pervicacia criminosa mostrata agli indagati, deve ritenersi che, escluso il pericolo di crollo, sia venuto il pericolo attuale e concreto di aggravamento del carico urbanistico, quantomeno per le opere abusive già ultimate”.
Nell’inchiesta sono coinvolti il titolare della società proprietaria dell’immobile, Filippo Basile, Antonino Lo Duca, progettista e direttore dei lavori, Tommaso Castagna, titolare della società esecutrice dei lavori (assistito dagli avvocati Francesca Russo e Noemi Castagna, ha sempre ribadito, tramite alcune consulenze, il rispetto delle procedure anti sismiche) , e i funzionari del Comune Giuseppe Monteleone, dirigente responsabile dello Sportello Unico delle attività produttive, Antonino Zanca e Sergio Marinaro che hanno istruito la pratica. I primi tre sono accusati degli abusi edilizi. I funzionari comunali sono accusati di abuso d’ufficio.

