Dissesto Catania, i consulenti al processo: "Previsioni sul nulla" - Live Sicilia

Dissesto Catania, i consulenti al processo: “Previsioni sul nulla”

È entrato nel vivo il procedimento penale a carico della precedente amministrazione comunale.
BILANCI GONFIATI
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CATANIA – Alla prima udienza ci sono volute quasi tre ore per parlare solo di una parte delle accuse nei confronti della vecchia amministrazione del Comune di Catania. Almeno altrettanto tempo servirà per parlare di ciò che manca. I consulenti della procura etnea, i commercialisti campani Gaetano Mosella e Pietro Paolo Mauro, dovranno tornare in piazza Verga almeno un’altra volta, forse di più, per rispondere a tutte le domande: le ultime da parte dei pubblici ministeri, e poi quelle degli avvocati difensori degli imputati. Si tratta dei due esperti chiamati dai magistrati a spiegare perché nel dissesto di Palazzo degli elefanti ci sarebbero precise responsabilità, condensate negli anni che vanno dal 2013 al 2018. Cioè quelli della giunta guidata dall’ex sindaco Enzo Bianco, a processo insieme a ex assessori, ex dirigenti ed ex revisori dei conti.

Le accuse formulate dai pubblici ministeri Fabio Saponara e Fabio Regolo, in sostanza, si sintetizzano in una frase: tutti gli imputati, in concorso tra loro, avrebbero chiuso un occhio o più di uno di fronte alle incongruenze dei bilanci, di previsione e consuntivi, che sarebbero stati falsati. Tutto per evitare la dichiarazione di dissesto economico-finanziario, poi puntualmente arrivata da parte della Corte dei Conti di Sicilia e dichiarata dal Consiglio comunale in carica dalla seconda metà del 2018.

Nei giorni scorsi, il dibattimento in piazza Verga è entrato nel vivo. E i primi a salire sul banco dei testimoni sono stati i due professionisti chiamati dalla procura a esaminare i conti di Palazzo degli elefanti. I bilanci, certo, ma anche le relazioni dell’organismo di revisione contabile e i documenti di programmazione deliberati dalla giunta.

Il quadro dipinto da Mosella e Mauro non è dei migliori. Saponara e Regolo si concentrano, per primi, sui presunti falsi nei bilanci di previsione dal 2013 al 2018. “Sempre approvati alla fine dell’anno di riferimento, quando ormai avrebbero potuto essere dei consuntivi: le cifre dichiarate erano smentite dai fatti”, dichiarano i commercialisti campani. I dati che vengono snocciolati sono quelli della ferocissima polemica politica che in quegli anni infiammava Palazzo degli elefanti. “La più grossa criticità era probabilmente legata agli incassi da tributi e sanzioni, scarsissimi – spiegano i tecnici – Il collegio dei revisori dei conti non mancava di rilevarlo. La logica conclusione avrebbe dovuto essere un parere negativo a quei bilanci, mai arrivato. Però c’erano le raccomandazioni: mai ascoltate dall’organo politico“.

E se è vero che il dissesto scaturisce dal mancato rispetto del piano di riequilibrio pluriennale, esitato dall’amministrazione che aveva al suo vertice l’ex primo cittadino Raffaele Stancanelli (il cui assessore al Bilancio era l’attuale sindaco facente funzioni Roberto Bonaccorsi), è altrettanto vero che “l’amministrazione Bianco aveva la facoltà di rimodulare il piano di rientro nel momento del suo insediamento – chiariscono i due esperti, pungolati dai pubblici ministeri – ma non l’ha fatto. E, anzi, lo ha adottato”.

Per ogni anno in esame c’è un numero che, secondo la consulenza tecnica di Mosella e Mauro, non torna. Nel 2013: i 12,5 milioni di incassi Tarsu previsti contro i 3,7 accertati; i quattro milioni di dismissioni di patrimonio immobiliare, contro gli zero euro incassati. C’era “una sovrastima delle entrate e una sottostima delle spese“, anche su importi stabiliti da contratti di servizio (vedi i casi Amt e Multiservizi). Nel 2014 i debiti fuori bilancio che cominciano a emergere e i ritardi nel loro riconoscimento. Nel 2015: previsti 26,5 milioni di euro dal contrasto all’evasione tributaria, di cui accertati a rendiconto solo due milioni o poco più. “E quell’anno il previsionale è stato approvato il 30 dicembre: è difficile immaginare dati più certi di quelli. È la fine dell’anno, l’esercizio finanziario è concluso”.

Nel 2016 cambiano due dei tre revisori dei conti, cambia il capo della ragioneria di Palazzo dei Chierici. Ma gli squilibri, per i consulenti, restano dove sono. Dalle alienazioni immobiliari anziché quattro milioni di euro stavolta se ne prevedono 5,3. Incassati? Zero. E la Corte dei Conti, che periodicamente controllava il rispetto del piano di riequilibrio, sottolineava gli errori, i fattori di disequilibrio, l’inefficacia dell’azione amministrativa.

Nelle previsioni del 2017 spuntano 13 milioni di entrate previste dall’alienazione della rete del gas. E 32 milioni di euro dalla dismissione del patrimonio immobiliare comunale. “Dovuti a cosa?”, chiede la procura. “Non siamo stati in grado di trovare spiegazioni“, rispondono i consulenti. Per la vendita della rete del gas, che l’anno successivo si prevede di valutare addirittura a 34 milioni di euro, “non c’era neanche il bando: era, in pratica, una previsione fondata sul nulla“.

Dopo quasi tre ore di esame anche i due testimoni sono sfiniti. Alla prossima udienza, fissata per il 12 maggio, ai tecnici toccherà spiegare le irregolarità riscontrate nei consuntivi. E rispondere, se ci sarà tempo, alle domande degli avvocati degli imputati. Il processo all’amministrazione Bianco si preannuncia lungo.


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Commenti

    Che fine ha fatto la legalità. Povera Catania e povera Palermo.

    I consulenti hanno chiaramente individuato il falso in bilancio in seno agli esercizi finanziari di più anni del Comune all’epoca del grande Enzo ” il Bianco”……. e lui ancora non si ritira

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