PALERMO – Quote rosa sì, ma solo per i comuni sopra i tremila abitanti. La norma approvata dall’Assemblea regionale siciliana, che prevede una quota minima del 40% per ciascuno dei due generi (maschile e femminile) nelle giunte comunali, è una vittoria di dignità ma il bicchiere appare tuttavia mezzo vuoto.
Il voto dell’Ars sulla quota di genere
L’articolo 8 del ddl sugli Enti locali, che introduce la soglia minima della rappresentanza di genere nelle giunte comunali, incide soltanto per le giunte dei Comuni con popolazione superiore ai tremila abitanti. Esclusi dalla novità 150 comuni siciliani, tutti sotto quota tremila abitanti, su un totale di 391. La norma approvata dall’Ars, inoltre, entrerà in vigore soltanto con le nuove tornate elettorali.
Sunseri: “Si poteva fare di più”
La nota stonata è stata messa in luce dal deputato del Movimento cinque stelle Luigi Sunseri in aula, subito dopo il voto: “Abbiamo approvato una norma importantissima ma, purtroppo, per una buona parte dei comuni siciliani sarà inapplicabile. Al di là del recepimento della legge statale, avremmo potuto fare di più estendendo la quota di genere a tutti i comuni”.

Caronia: “Giornata storica”
Guarda al bicchiere mezzo pieno, invece, la deputata di Noi moderati Marianna Caronia, che ha combattuto in prima linea per l’approvazione della norma. “Una giornata storica per la Sicilia e la democrazia – le sue parole -. Compiamo un vero salto di qualità nella rappresentanza e nella partecipazione. Dopo due anni e un iter molto travagliato, hanno vinto non solo le donne ma tutti i cittadini. Si riconosce, finalmente, il valore, la competenza e il ruolo fondamentale delle donne nella vita pubblica”.

Sala d’Ercole e il ddl Enti locali
Nei piccoli centri, quindi, si continueranno a nominare le giunte senza tenere conto della quota di genere, introdotta per garantire soprattutto la presenza femminile nelle squadre di governo. Sala d’Ercole, insomma, non ha avuto il coraggio di andare fino in fondo sul tema dei diritti e della partecipazione delle donne alla vita politica. La sensazione, però, è che di più, nella serata di martedì, non si potesse ottenere. L’Aula, che tornerà a riunirsi oggi, mercoledì 11 febbraio, ha faticato non poco a portare avanti il ddl Enti locali che conteneva la norma attesa dal fronte trasversale delle donne dell’Ars.
Restano ancora da esaminare diverse norme, tra cui quella sul consigliere supplente, accantonata momentaneamente, e quella sul terzo mandato dei sindaci dei Comuni fino a 15mila abitanti. Prima dell’ok all’articolo 8 Sala d’Ercole aveva bocciato tre articoli del ddl: due con il voto segreto e uno con voto palese.
La norma sulla fascia del presidente del consiglio comunale
Quest’ultimo, l’articolo 6, indicava con precisione il colore della fascia che il presidente del consiglio comunale avrebbe dovuto indossare, “portata a tracolla”, nelle occasioni istituzionali. Indicazioni ben precise che hanno dato vita a diverse battute ironiche tra i banchi di Sala d’Ercole: “bicolore, gialla e rossa”, avrebbe dovuto essere la fascia con tanto di “stemma della Regione Siciliana e del Comune di appartenenza”.

