Doveva fare "svoltare" la Sicilia | Ma il governo politico ha fallito

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A oltre 300 giorni dalla nascita del governo dei "big" il bilancio è negativo. Rare le eccezioni.

PALERMO – Sono passati più di trecento giorni. Ma la svolta non si è svista. Eppure questo doveva essere proprio il governo del tanto atteso, annunciato, promesso “cambio di passo”. Quello che sarebbe stato impresso da una squadra finalmente politica, da un esecutivo infarcito dai provvidenziali “big” di partito, da una giunta che dopo tante peripezie ha visto la presenza dei veri protagonisti.

E invece, niente. Ovunque ti giri, il governo politico, a trecento e più giorni dall’insediamento, non ha fatto ancora vedere nulla. Tranne un diffuso vivacchiare, una progressiva familiarità con le leve del comando, qualche comunicato stampa in più.

Un big tra i Forestali

L’ingresso politico del Partito democratico è incarnato in Antonello Cracolici. Finito dentro, da assessore all’Agricoltura, alle polemiche scatenate dopo gli incendi che hanno devastato l’isola. Contro di lui, le accuse di non aver compiuto tutte le operazioni necessarie di prevenzione dei roghi. Ma al di là di ciò che “non avrebbe fatto”, i dubbi sono semmai sui risultati portati a casa dall’assessore alle Risorse agricole. La famosa riforma dei Forestali, infatti, è finora solo in un dispaccio d’agenzia. I consorzi di bonifica che dovevano diventare solo due, sono ancora undici, perché nel nominare i commissari dei due mega-enti orientale e occidentale, ci si è dimenticati di sciogliere i vecchi enti. Al di là di qualche scossa sul piano della nuova programmazione europea (i cui risultati sono ancora tutti da verificare), il nulla. Ed è scomparso, Cracolici, anche dal radar delle polemiche e delle pepate invettive con cui aveva invece scandito i mesi in cui, secondo lui, Crocetta era un presidente inadeguato, circondato da assessori-camerieri. Ma adesso, si sta molto meglio?

Le attività improduttive

La domanda andrebbe forse posta anche a un assessore che deputato non è, ma che nella nuova organizzazione della giunta ha preso in mano il delicato assessorato delle Attività produttive. Dove lo sfascio è rappresentato dall’Irsap. Ente che al momento è guidato addirittura da… commissari ad acta. Che sono stati, tra l’altro, prorogati fino a fine agosto. Mentre la quotidianità è ritmata da decreti ingiuntivi destinati alle ex Asi e polemiche al vetriolo con l’ex fedelissimo presidente Alfonso Cicero. Insomma, il nulla anche qui. Nonostante l’assessore Lo Bello rivendichi qualche firma (come quella per il salvataggio del birrificio Messina), qualche protocollo d’intesa, qualche mega-progetto col Medio oriente.

Dalla studentessa al deputato

La svolta più decisiva, poi, doveva essere rappresentata dal cambio di guardia nell’altro assessorato-chiave: quello della Formazione professionale. Si passava, insomma, dalla giovane studentessa fuoricorso (Nelli Scilabra sembra si laurei proprio oggi: auguri), a un volpone della politica come il siracusano Bruno Marziano. Ma anche qui, il cambio di passo si è tradotto più che altro con la fine delle polemiche laceranti che fecero saltare in aria più volte quell’assessorato. Le ultime, quelle riguardanti il “click day”. Marziano si è mosso più in sordina, ha chiuso un discusso contenzioso da 16 milioni col consorzio Cerf, ha fatto ripartire le macchine per il pagamento dei tirocinanti, ma è scivolato sul più bello. Sulla pubblicazione, cioè, dell’Avviso più atteso, quello che avrebbe dovuto far ripartire i corsi di formazione. Ancora fermi, nonostante quei 300 giorni passati in assessorato. Prima a causa di un errore “di valutazione”, poi per un ricorso di un ente di formazione. In entrambi i casi, bando ritirato e riscritto. E come detto, corsi ancora in alto mare, con oltre settemila persone in un limbo, nonostante qualche passo avanti col Ministero del Lavoro sui prepensionamenti. Ma anche qui, l’altro “mezzo” flop: non è ancora arrivato il riconoscimento dello stato di crisi del settore.

I renziani “sospesi”

Un settore “sospeso”, invece, quello della Sanità siciliana. Certo, Baldo Gucciardi è arrivato in un assessorato e in un momento in cui in tanti avrebbero tremato. Erano i giorni caldi dell’addio polemico a Crocetta di Lucia Borsellino e quelli della intercettazione-fantasma pubblicata da l’Espresso. Gucciardi si è caricato sulle spalle il compito, puntando subito, però, al bersaglio grosso: i concorsi. Nonostante le cautele richieste a gran voce dalla Corte dei conti, e i rilievi sollevati dal Ministero. Gucciardi ha proseguito, ricordando che quelle assunzioni “servono per far funzionare gli ospedali”. E non, magari, per oliare la macchina delle clientele che in passato ha visto nella Sanità un terreno fertile. Ma anche in questo caso, nonostante i passi avanti, a 300 giorni il bilancio se non è negativo non è nemmeno positivo: sì agli atti aziendali e alle piante organiche di Asp e ospedali. Ma di nuovi bandi non si parla ancora.

È un renziano, Gucciardi, così come lo è Vania Contrafatto. E nel caso dell’ex magistrato, questi 300 giorni sono stati davvero duri. Seduta lì, del resto, sulla poltrona che già era stata avvelenata delle polemiche tra Crocetta e l’ex pm Nicolò Marino, ha dato, in questi mesi, l’impressione di un assessore senza una vera autonomia. Stritolato tra la personalità complessa del governatore e le necessità di Palazzo Chigi. Né mai di qua, né mai di là. Come è accaduto anche per la riforma dei rifiuti. Costretta ad avallare persino il restyling voluto da Crocetta e dall'”altro” Pd, del suo stesso disegno di legge.

Assessori operai, assessori “imboscati”

Non sono stati tranquilli nemmeno i 300 giorni di Luisa Lantieri alla Funzione pubblica. Ma almeno, in questo caso, sembra che il governo sia giunto, sebbene con fatica, a qualche conclusione: dalla definitiva stesura del testo delle Province (ossia il copiato della Delrio) alla data delle elezioni, mentre si inizia a fare concreta l’ipotesi per dare un futuro all’enorme precariato degli enti locali attraverso Resais. Più che un assessore “precario”, come qualcuno maliziosamente l’ha definita, un assessore “operaio”, Luisa Lantieri, così come i “giovani” Gianluca Micciché e Anthony Barbagallo e l’ex commissario per il dissesto idrogeologico Maurizio Croce che hanno provato a muovere qualcosa, in assessorati che solitamente non possono contare su enormi finanziamenti. Altra storia quella di Alessandro Baccei che finora ha vinto più o meno tutte le battaglie alla Regione, sia quelle combattute al fianco di Crocetta sia soprattutto quelle contro il presidente, sulla linea dettata dal governo Renzi di cui è chiaramente espressione. Infine, c’è l’angolo degli “imboscati”. In un caso ha il volto assai noto di Giovanni Pistorio, molto più “discreto” da quando è passato alle Infrastrutture nonostante il crollo di qualche pilone e l’impugnativa della legge sugli appalti, nell’altro il viso assai meno conosciuto di Carlo Vermiglio. Giunto da tecnico nel governo politico senza che nessuno volesse assumersi la paternità di quella nomina. Dopo 300 giorni, chi lo aveva scelto lo ha già scaricato: gli alfaniani hanno detto chiaramente che “si aspettavano di più”. La svolta non è arrivata nemmeno ai Beni culturali.

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