CATANIA – Resta la droga la prima fonte di reddito della mafia. Catania è crocevia di fiorenti traffici di droga. Di qualsiasi tipo di droga. La relazione della Direzione Investigativa Antimafia (relativa al secondo semestre 2015) scatta una fotografia precisa su quali sono le dinamiche, i turn over e i canali di approviggionamento. Tra vecchi e nuovi meccanismi i clan catanesi sono dei veri e propri professionisti dello “spaccio”. Interi quartieri sono stati infatti trasformati in “supermarket degli stupefacenti”. San Giovanni Galermo, Librino e San Cristoforo sono i più noti alle forze dell’ordine, ma anche la zona di Corso Indipendenza ha la sua “clientela”. E in passato anche alcune vie di Picanello avevano dei pusher ben riforniti.
La Dia cristallizza il fenomeno criminale. “Al pari delle altre province, cosa nostra catanese sta facendo registrare una forte propensione nella gestione del traffico degli stupefacenti, anche attraverso nuove forme di collaborazione” – si legge nella Relazione. I clan avrebbero siglato accordi per aumentare gli introiti: “Clan e famiglie mafiose diverse, pur ripartendosi le piazze di spaccio, avrebbero talvolta fatto confluire i proventi delle illecite attività in una stessa cassa comune”. Un’analisi che trova conferma nell’operazione Ticket eseguita dalla Polizia lo scorso novembre. Cinque persone finirono in manette: esponenti dei Pillera (legati al clan Cappello) e quelli della famiglia Mazzei (vicini in questo caso – secondo gli investigatori – ai Santapaola-Ercolano. A capo dell’organizzazione Pippo “Bimbo” Saitta (ritenuto vicino al clan Pillera Puntina): il gruppo piazzava cocaina e marijuana a Catania, attraverso dei “basisti” a Misterbianco e Paternò, oltre ad Augusta (nel siracusano) e a Taormina e Giardini Naxos (nel messinese).
La Dia approfondisce altri blitz antidroga, in particolare l’operazione Odissea della Guardia di Finanza di Catania che ha messo in luce “lo stretto rapporto esistente tra un gruppo criminale legato al clan Pillera e gli albanesi finalizzato all’approvvigionamento di marijuana. E’ emerso che gli stranieri, con base nel Lazio, riuscivano a garantire la fornitura di ingenti quantitativi di stupefacente”. La retata portò all’arresto di 29 persone accusati di traffico internazionale.
La Dia “conferma la piena operatività del clan Cappello-Bonaccorsi, attivo con numerosi affiliati in fiorenti piazze di spaccio di Catania, che in alcune occasioni – come emerge dall’operazione Revenge 5 della Squadra Mobile – si sarebbero addirittura avvalsi, per il trasporto dello stupefacente, delle ambulanze di una onlus”. Furono arrestati trentasette soggetti accusati di aver creato una florida rete di spaccio e anche di fornitura di stupefacente.
La droga che permette più resa a livello economico resta la polvere bianca, la cocaina. “Per quanto riguarda l’approvvigionamento di cocaina – scrive la Dia – le consorterie continuano a mantenere solidi rapporti con i clan calabresi e campani”. A proposito delle ‘ndrine calabresi “le indagini transnazionali hanno, peraltro, evidenziato come la criminalità organizzata calabrese sia divenuta primario referente delle famiglie di cosa nostra statunitense”. Il baricentro dei legami criminali tra Usa e Italia, si sarebbe spostato quindi da Palermo alla Calabria. Si allargano quindi gli affari oltre oceano della ‘Ndrangheta, che da decenni ha tenuto forti rapporti illeciti con i paesi del Sud America, produttori di droga. Il porto di Gioia Tauro è noto essere infatti la porta di accesso dei carichi di cocaina in Italia, e forse anche in Europa.

