Due mesi di sangue in Sicilia | Tragico record: 6 donne uccise - Live Sicilia

Due mesi di sangue in Sicilia | Tragico record: 6 donne uccise

La polizia in via Lombardo a Palermo, dove è stata uccisa Elvira Bruno

Da Messina a Castelvetrano, fino a Palermo e a Catenanuova, una lunga scia di violenza.

IL BILANCIO
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PALERMO – A trasformarsi in assassino è stato il marito, l’ex compagno, il fidanzato, l’amico. La violenza è esplosa all’improvviso e la loro vita è stata spezzata in modo agghiacciante. Sono sei le donne uccise negli ultimi due mesi in Sicilia: sessanta giorni che si chiudono con un tragico record. Alla vigilia della Festa della Donna, il 7 marzo, l’avvio di una escalation tristissima: Alessandra Musarra, 25enne che abitava a Messina, è stata trovata senza vita nel suo appartamento nella zona periferica della città.

A massacrarla di botte sarebbe stato il suo fidanzato, Cristian Ioppolo, fermato dopo il delitto. Ha parzialmente ammesso di aver litigato con la ragazza quella notte, poi ha riferito di avere dei vuoti di memoria, ritenuti sin da subito dal gip non veritieri e parte di una strategia difensiva. Il 26enne, tuttora in carcere, avrebbe agito in preda alla gelosia: l‘autopsia ha poi evidenziato anche segni di strangolamento sul collo della vittima.

Una scia di sangue che ha macchiato la regione da un capo all’altro. A metà marzo, un’altra giovane donna è infatti stata uccisa nel Trapanese, in modo brutale. Il ritrovamento del corpo di Nicoletta Indelicato, 26 anni, accoltellata e poi data alle fiamme, ha sconvolto tutta la cittadina di Marsala. Accusati dell’omicidio, sono i coetanei Margareta Buffa e Carmelo Bonetta, i due “amici” che le avrebbero teso una trappola nella notte. E’ una vicenda ancora avvolta nel giallo, ma di certo c’è che Nicoletta, quel sabato sera, era uscita con Margareta per andare a bere una birra. Poi si era ritrovata in auto con la coppia: l’uomo ha confessato di essere stato l’autore del delitto, aggiungendo di avere agito d’intesa con la ragazza. E’ stato lo stesso omicida, all’alba del 20 marzo, a rivelare dove si trovava il cadavere: i genitori adottivi di Nicoletta, infatti, avevano denunciato subito la scomparsa.

E il mese di aprile non si è aperto in modo migliore. La violenza ha preso vita anche a Catenanuova, in provincia di Enna, dove Filippo Marraro ha ucciso a colpi di pistola l’ex moglie, Loredana Calì, e si è poi costituito. Un progetto di morte che sarebbe stato studiato dall’assassino in ogni dettaglio, al punto da recarsi a casa della donna, puntarle la pistola per costringerla a salire in macchina e a guidare fino al luogo che sarebbe diventato la sua tomba. Una dinamica immortalata quasi passo dopo passo dalla telecamera che ha registrato gli ultimi momenti di vita di Loredana, uccisa poco dopo nei pressi della casa di campagna della sua famiglia. Dopo il delitto, l’uomo ha avvisato parenti e amici. Poi ha inviato un messaggio locale ad un conoscente: “Scusami, ma non posso venire al raduno, ho ammazzato mia moglie”. 

Sui social, le foto della coppia erano ancora presenti nonostante la separazione. Erano il ritratto di una famiglia serena, con i due figli sorridenti abbracciati a mamma e papà. Ma si trattava probabilmente di tempi e luoghi ben lontani dall’ultima, tragica realtà. La stessa sensazione suscitata dalle immagini che scorrono sulle pagine social di Simone Cosentino e Alice Bredice: quest’ultima è stata uccisa dal marito soltanto quattro giorni fa. Lui, poliziotto in servizio alla sezione Volanti della Questura di Ragusa, ha impugnato la sua pistola e ha sparato alla donna nel sonno. Poi ha rivolto l’arma contro se stesso. Avevano 42 e 33 anni, una coppia giovanissima che aveva avuto due bimbe e che non avrebbe mai manifestato segnali di malessere. Al punto che Cosentino, poche ore prima dell’inspiegabile omicidio-suicidio, aveva scritto un messaggio d’amore su Facebook, alla moglie: “Ti ho dedicato tutta la mia vita, ti amo”. Si trattava in realtà di parole d’addio.

Elvira Bruno aveva invece 53 anni. Il mese di aprile ha segnato la fine anche per lei, a Palermo. Quindici giorni fa il marito l’ha strangolata e, anche in questo caso, è stato l’uomo stesso ad avvisare la polizia. Moncef Naili, tunisino di 54 anni, ha prima coperto con un lenzuolo il corpo senza vita della donna, poi si è costituito. In base a quanto accertato, non avrebbe accettato l’avvio dell’iter per la separazione, voluta dalla moglie. Si erano sposati nel 2016, abitavano in via Antonino Pecoraro Lombardo, alle spalle della stazione Notarbartolo, luogo del tragico epilogo.

Una relazione in frantumi e  la separazione avviata sarebbero alla base di un altro caso che si è verificato nel Trapanese. A Castelvetrano per la precisione, dove una coppia, Rosalia Lagumina, casalinga di 48 anni, e Luigi Damiani, idraulico di 60 anni, è stata trovata senza vita dai vigili del fuoco. I due corpi sono stati rinvenuti nell’abitazione in cui l’uomo ha sferrato le coltellate mortali alla moglie, suicidandosi subito dopo.

Sempre in provincia di Trapani, l’ultimo terribile episodio. Risale soltanto a ieri il tentato omicidio di una donna di Mazara del Vallo, colpita con 55 coltellate dal marito che ha poi tentato di togliersi la vita lanciando da un cavalcavia dell’autostrada. Guglielmo Norrito, 43 anni, è stato fermato dai carabinieri che l’hanno rintracciato dopo una sua telefonata alla sorella della vittima. L’uomo si sarebbe scagliato contro la moglie al culmine di una lite, colpendola in varie parti del corpo, tra cui addome, polmoni e collo e giugulare. Una raffica di coltellate che ha provocato ferite gravissime: trasportata d’urgenza all’ospedale Civico di Palermo, è stata sottoposta ad un delicato intervento chirurgico e lotta adesso tra la vita e la morte.


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Commenti

    E’ una lotta impari
    Da una parte viene applicata la pena di morte , in modo efferato, la risposta arriva in maniera blanda non forte , in balia all’ evoluzione giudiziarie che e’ aperta a qualsiasi risultato.
    A proposito come la pensa sull’ argomento chi e’ contrario alla pena di morte??

    ti scrivo perchè come padre,marito e figlio risponderei con la pancia è vorrei la pena di morte, come persona che studia tali fenomeni ti posso assicurare (con dati scientifici) che la pena di morte non è un deterrente, infatti negli stati dove viene applicata la pena di morte (inclusi alcuni stati americani) la percentuale di omicidi è più alta (varia da 5 a 7% in più) rispetta a dove non si applica e per le statistiche dove la pena di morte è applicata la popolazione è più povera e meno acculturata! Gli studi evidenziano che solo l’influenza della certezza della punizione ha un vero effetto sulla prevenzione della criminalità

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