Le campane a morto suonano con rintocchi evidenti. Certo, alcune sono smaccatamente interessate. Dice Miccichè: “Grande sud non ha paura di misurarsi, di verificare quanto pesa, a differenza di altri. Non faremo accordi con il Pdl. Anche perché, nel Pdl non hanno ancora capito che il mondo è cambiato. Il centrodestra in Italia non c’é più, certe intese sono saltate”. Dice Granata: “Si sta delineando la fine del ciclo politico del Pdl a Palermo, spaccato al proprio interno, massacrato nella credibilità, screditato dalla deriva dell’ultima amministrazione, incapace di trovare un candidato credibile e avviluppato in Primarie inconcludenti, allo stato prive di competitori”.
Sia Granata che Miccichè parteciperebbero con gaudio al corteo funebre, per motivi che è superfluo spiegare. Resta il dato: questo Pdl palermitano e, di riflesso, siciliano ha ancora un domani?
Angelino Alfano, chiamato al timone di una nave in tempesta, ha le sue gatte da pelare. Tra i suoi amorevoli compagni di classe, tanti gli hanno pronosticato un futuro radioso, nello scoccare esatto della nomina. Scaramanticamente – si direbbe – auspici a uso dei corvi. Palermo è una tappa fondamentale. Una sconfitta siciliana, nella sua Sicilia, rappresenterebbe per Alfano il bagliore di un tramonto anticipato.
La congiuntura è sfavorevole. Il centrodestra nelle stanze del comando, tra sue responsabilità e omissioni diffuse altrui, ha lasciato macerie e un ricordo orribile. E’ la morsa di una crisi di cui – ironia della sorte – vorrebbe giovarsi, per esempio, Gianfranco Miccichè, oggi sulla sponda del fiume in attesa del cadavere degli ex amici, ieri big sponsor di una sindacatura che ha devastato Palermo.
Quello che resta del Polo avrebbe voluto approfittare delle vistose crepe di un centrosinistra a pezzi, in piena sindrome ligure, abbarbicato alla cosmesi di fragilissime primarie.
Tuttavia, la candidatura di Massimo Costa, in conto Terzo polo, sarebbe – qualora dovesse davvero concretizzarsi – una iattura per il centrodestra. Costa ha una buona immagine e un rapporto di amicizia forte con il presidente dell’Ars, Francesco Cascio. Totale lo smacco: il responsabile del Coni approda sul versante terzopolista-lombardiano, “tradendo”, un legame politico-personale. Per la serie, sarebbe stato il nostro uomo ideale, però non ci abbiamo pensato.
Che farà il Pdl? Allearsi adesso con il Massimo terzopolista significherebbe consegnarsi mani e piedi a Raffaele Lombardo, detto brutalmente. Sarebbe la certificazione di un disastro: come dare ragione a Granata e Miccichè.

