Almaviva: 3 marzo sit-in davanti alla Presidenza della Regione

Ex lavoratori Almaviva: il 3 marzo sit-in davanti alla Presidenza della Regione

"Stanchi di essere trattati come numeri su un verbale di incontro che non viene mai rispettato"
LA VERTENZA
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PALERMO – “Non c’è più tempo per le attese, la pazienza è finita”. Dopo i ripetuti appelli rimasti inascoltati e il perdurare di una situazione ormai insostenibile, gli ex lavoratori Almaviva annunciano una giornata di mobilitazione permanente indetta da Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Ugl Telecomunicazioni. Tornano in piazza il 3 marzo, a partire dalle ore 9.00. Lavoratrici e lavoratori, rappresentanti sindacali e cittadini si ritroveranno in piazza Indipendenza, davanti alla sede della Presidenza della Regione Siciliana, per un sit-in di protesta indetto per scuotere le istituzioni regionali dal loro immobilismo.

Dopo mesi di promesse tradite, rinvii ingiustificati e un silenzio istituzionale che sa di abbandono, scatta di nuovo la protesta. 

“Stanchi di essere trattati come numeri”

“Non siamo più disposti ad accettare promesse che non si traducono in atti concreti”, dichiarano i portavoce della mobilitazione. “Il sit-in del 3 marzo è solo l’inizio di una stagione di lotta che non si fermerà finché non avremo risposte certe sull’avvio del 116117 e sul progetto“, proseguono i portavoce. 

“Siamo stanchi di essere trattati come numeri su un verbale di incontro che non viene mai rispettato. Il 3 marzo non saremo in piazza per chiedere elemosina, ma per esigere il nostro diritto al lavoro già scritto nei protocolli. Se la Presidenza pensa di poterci sfinire con l’attesa, ha fatto male i suoi calcoli. La nostra dignità non ha scadenza”.

La Regione Siciliana e i ministeri competenti avevano garantito un passaggio fluido verso i nuovi servizi di pubblica utilità. La realtà, invece, parla di: sette mesi di rinvii e progetti fantasma: Il numero 116117 è attivo in altre regioni, ma in Sicilia resta un’utopia, privando i cittadini di un servizio sanitario essenziale.

“Non chiediamo assistenza, ma il rispetto dei patti. Il progetto 116117 e la dematerializzazione non sono solo soluzioni occupazionali, ma servizi essenziali per la cittadinanza che rimangono al palo mentre noi restiamo a casa. La nostra professionalità non può essere rottamata dall’inerzia politica”. 


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