PALERMO – Il sindacato Csa manifesta la propria incredulità davanti ai casi di presunta corruzione evidenziati dalla inchiesta denominata “Fintares” della Procura della Repubblica di Palermo. “L’assoluta autonomia delle presunte azioni criminose dei dipendenti in atto, evidenzia – si legge in una nota – una organizzazione amministrativa carente, in cui i controlli di secondo livello sono carenti, come tra l’altro a sua volta affermato dal Procuratore reggente della Procura di Palermo e di cui si riporta brevemente uno stralcio della sua dichiarazione pubblica, in cui lo stesso procuratore conferma che “il problema è la mancanza di controlli sia al Comune sia alla Regione” e di cui i dipendenti onesti che lavorano ai tributi e in tutti i Settori denominati “ad alto rischio corruttivo” che giornalmente hanno il contatto con la cittadinanza non possono avere colpa. Il sindacato Csa, nella sua nuova componente dirigenziale, aveva a suo tempo denunciato la mancanza di sistematicità del procedimento amministrativo e in generale l’esposizione al rischio corruttivo dei dipendenti che lavorano al Settore Tributi, ma nulla di significativo è stato attuato. Oggi si assiste all’ennesimo scempio, in cui i dipendenti che sono oggetto della inchiesta giudiziaria pagheranno anche per colpe che non sono direttamente ascrivibili a loro. Al fine di evitare qualsiasi equivoco, nessun dipendente nè tanto meno un’organizzazione sindacale seria come è il Csa può difendere dipendenti che si macchiano di cotanto disprezzo verso le comuni regole civili, ma al contempo , un’organizzazione rappresentativa seria non deve esprimere giudizi prima che si compia il necessario iter giudiziario. E’ ora che ognuno si assuma le proprie responsabilità, pertanto il Csa non si può esimere dal rappresentare che, nonostante l’adozione del Piano triennale in cui sono previste misure atte a prevenire il rischio corruttivo, nulla di significativo è stato fatto. Ad esempio, e a fini conoscitivi per i lavoratori, si segnala che la normativa sull’anticorruzione pone ad evidenza sia l’aspetto della prevenzione, attraverso misure atte a evitare che il dipendente si trovi davanti un potenziale rischio corruttivo, sia l’acquisizione della competenze in cui il dipendente sia formato per riconoscere che si trovi davanti al pericolo corruttivo, ma attraverso quali misure? Attraverso appositi corsi di Formazione organizzati dalla Amministrazione ,che normativa vuole debbono essere avviati preventivamente e che sono obbligatori per i dipendenti oggetto di rotazione negli uffici ad più alto rischio, e di cui purtroppo il Csa non ha riscontro sulla loro attuazione. Inoltre, nonostante la normativa sull’anticorruzione preveda una relazione annuale contenente le misure attuate per ridurre i rischi corruttivi all’interno del Comune di Palermo a cura del responsabile anticorrutivo da pubblicare nel sito dell’Amministrazione comunale e contestualmente da presentare al Consiglio Comunale entro il 15 Dicembre di ogni anno da parte del Responsabile Anticorruzione, ad oggi non si rileva nessuna relazione pubblicata in cui si possa intravedere una azione che ponga in primo piano la prevenzione del rischio corruttivo rispetto all’azione meramente punitiva. Infine, per evitare che si ripetano ulteriori episodi che danneggino l’immagine dei circa 7000 dipendenti dell’Amministrazione, si richiede al Sindaco un incontro urgente, al fine di definire un percorso condiviso con le organizzazioni sindacali rappresentative che ponga in primo piano l’aspetto preventivo alla lotta alla corruzione, oltre la denuncia di simili comportamenti che rimane compito di ogni cittadino onesto”.
"E’ ora che ognuno si assuma le proprie responsabilità, pertanto il Csa non si può esimere dal rappresentare che, nonostante l’adozione del Piano triennale in cui sono previste misure atte a prevenire il rischio corruttivo, nulla di significativo è stato fatto".
Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

