PALERMO – Il finto carabiniere era certo di esserci riuscito. Non aveva fatto i conti con il vicino di casa di una donna che ha avuto il merito e il coraggio di bloccare il rapinatore in fuga per le scale con il bottino. Ha rimediato anche lui qualche botta, ma ha impedito che Umberto Urso, 39 anni, originario di Nicosia in provincia di Enna, facesse perdere le sue tracce dopo il colpo.
Il giudice per le indagini preliminari Lorenzo Chiaramonte ieri, giovedì 28 maggio, ha disposto la custodia cautelare in carcere. Urso è indagato per rapina, truffa e lesioni personali.
Il raggiro
Il raggiro è iniziato nel primo pomeriggio di martedì 26 maggio con una telefonata al numero di casa della donna di 42 anni.
La conversazione può essere così riassunta: “Buongiorno, sono un carabiniere, la macchina usata per una rapina in una gioielleria a Mondello risulta noleggiata da suo marito”.
La donna inizia a preoccuparsi, ma non si insospettisce anche perché sul suo cellulare è comparsa la scritta “Arma dei carabinieri’. Non è un’operazione complicata per chi conosce le piccole diavolerie della tecnologia.
La telefonata prosegue: “Sta arrivando un nostro incaricato per controllare i vostri oggetti d’oro e accertare che non corrispondano con quelli della rapina. Li posi su un asciugamano sul tavolo della cucina”.
Mentre parlavano al telefono il sedicente perito suona al citofono di casa. La donna apre e segue le istruzioni, quando Urso le chiede di controllare se per caso in camera da letto sia caduto un biglietto con un codice numerico capisce di essere finita nella rete.
Si lancia per tentare di bloccarlo, Urso arraffa i gioielli e scappa. Pima di uscire di casa strattona la donna e le strappa con forza la collana.
La chiamata alla sala operativa
La donna chiama la sala operativa e in via Giovan Battista Filippo Basile, nella zona di via Dante, arriva una volante della polizia. Un intervento repentino, i poliziotti sentono le urla provenire dal secondo piano.
Sulle scale trovano il vicino di casa che ha immobilizzato Urso e finisce in manette. Ai poliziotti l’ennese nulla dice sul complice della telefonata. La Procura della Repubblica gli contesta i reati di rapina, truffa e lesioni.
L’avvocato Francesco Lo Nigro farà ricorso al Tribunale del riesame ritenendo che, sulla base di recenti sentenze della Corte di Cassazione, il reato di truffa venga assorbito da quello di rapina. Se così fosse l’eventuale pena sarebbe più mite.

