Un focolaio di meningite sta preoccupando il sud dell’Inghilterra e le autorità sanitarie parlano di una diffusione insolitamente rapida. Nel giro di pochi giorni i casi collegati all’epidemia sono saliti a 20 e il timore è che il contagio possa estendersi tra studenti e giovani che hanno frequentato gli stessi luoghi nelle scorse settimane.
L’allarme è stato confermato dall’Agenzia per la sicurezza sanitaria del Regno Unito (UKHSA), che ha aggiornato i dati sull’epidemia segnalando un aumento rispetto ai 15 casi inizialmente registrati.
Il focolaio di meningite nel sud dell’Inghilterra
“Alle 17 del 17 marzo, nove casi sono stati confermati in laboratorio e 11 segnalazioni restano sotto indagine”, ha comunicato l’agenzia sanitaria. Il bilancio complessivo è quindi di 20 persone coinvolte: nove con conferma diagnostica e undici ancora oggetto di verifiche. Sei infezioni sono state associate al ceppo MenB (Neisseria meningitidis gruppo B), considerato tra i più diffusi e aggressivi.
Una persona con sintomi compatibili con la malattia, provocata principalmente dal meningococco B (MenB), è stata ricoverata in un ospedale di Londra. Il paziente proveniva dalla contea del Kent, l’area in cui le autorità stanno concentrando gli sforzi per contenere il focolaio. Nei giorni scorsi due giovani sono morti: uno studente universitario di 21 anni e una ragazza di 18 anni che frequentava una scuola secondaria.
“Una diffusione senza precedenti”
Secondo gli esperti sanitari il fenomeno si sta sviluppando con una velocità particolarmente elevata. Susan Hopkins, amministratore delegato dell’UKHSA, ha definito la situazione “senza precedenti”, spiegando che in 35 anni di attività non aveva mai osservato una concentrazione di casi così elevata nello spazio di un solo fine settimana.
Intanto emergono le testimonianze di alcuni studenti che hanno contratto l’infezione e sono stati ricoverati. La meningite può trasmettersi attraverso contatti ravvicinati tra le persone. Una delle pazienti, la ventunenne Annabelle Mackay, ha raccontato di aver perso temporaneamente la vista per due giorni e di avere ancora difficoltà a camminare.

Vaccinazioni e antibiotici per contenere l’epidemia
Le autorità sanitarie hanno avviato un piano di emergenza. Previste vaccinazioni mirate tra gli studenti del Kent e la distribuzione di antibiotici per la profilassi. Le indagini epidemiologiche hanno individuato un possibile punto di origine nel Club Chemistry, locale notturno dove in tre serate sarebbero passate circa 2.000 persone. Secondo quanto riportato dal Times, la diffusione del batterio sarebbe stata favorita dallo scambio di bevande e dai contatti ravvicinati tra i presenti.
Il primo ministro britannico Keir Starmer è intervenuto alla Camera dei Comuni prima del Question Time lanciando un appello a chi ha frequentato il locale tra il 5 e il 7 marzo: “Fatevi avanti subito per ricevere la terapia antibiotica preventiva”. L’invito è rivolto in particolare agli studenti dell’Università del Kent, considerata il principale punto di concentrazione dei contagi.
L’allarme del ministro della Sanità
Anche il ministro della Sanità Wes Streeting ha sottolineato la rapidità con cui si è sviluppato il focolaio, definendola “senza precedenti”. “Stiamo usando antibiotici e vaccini in modo proattivo, con modalità che normalmente non adotteremmo”, ha spiegato. Il ministro ha comunque precisato che la diffusione resta concentrata soprattutto nel Kent, pur ricordando che alcuni studenti sono già tornati nelle proprie città. “Chi era al Club Chemistry in quelle date – ha ribadito – deve procurarsi subito gli antibiotici”.
Secondo la BBC almeno cinque scuole hanno segnalato casi sospetti o confermati tra gli studenti, mentre una seconda università della zona ha registrato un’infezione. In diversi istituti scolastici alcune attività sono state sospese. Il Servizio sanitario nazionale (NHS) ha contattato oltre 30.000 persone nella contea per offrire la profilassi antibiotica.
Un caso registrato in Francia
Il focolaio ha avuto ripercussioni anche fuori dal Regno Unito. La Francia ha confermato almeno un caso di meningite in una persona che aveva frequentato l’Università del Kent durante le prime fasi dell’epidemia. Le autorità sanitarie francesi hanno rafforzato i controlli, ricordando che la meningite batterica rappresenta un’emergenza medica: senza un trattamento tempestivo con antibiotici il rischio di morte o di gravi complicanze è molto elevato.
L’intervento dell’infettivologo Matteo Bassetti
Sulla vicenda è intervenuto anche Matteo Bassetti. “La meningite, che poi è la setticemia da meningococco, è una malattia molto grave che può colpire tanti organi diversi e può portare rapidamente alla morte – ha sottolineato in una clip condivisa sui social – La mortalità è superiore al 20-30% delle forme di setticemia”.
“In questo momento, in Inghilterra, si sta cercando di contenere l’epidemia somministrando la profilassi antibiotica a chi ha avuto contatti con i casi ma soprattutto è importante pensare alla vaccinazione che è in grado di evitare le forme più gravi – ha proseguito – Quello che sta succedendo in Inghilterra pone nuovamente l’accento sull’importanza della prevenzione vaccinale”.
“Queste epidemie possono capitare, in genere colpiscono i soggetti giovani, in età scolare, come in questo caso: sono stati colpiti studenti universitari e studenti delle scuole superiori. Speriamo che il focolaio si limiti presto e che possiamo tornare a pensare solo alla prevenzione e non a dover sempre rincorrere”, ha concluso il direttore della Clinica Malattie Infettive del Policlinico San Martino di Genova.
Focolaio meningite in Inghilterra: “Uno dei più esplosivi mai visti”
In un post successivo, il noto infettivologo ha mostrato un’immagine dei “ragazzi inglesi in coda per vaccinarsi per il meningococco di gruppo B”. “Lo strumento migliore per evitare conseguenze gravi e nefaste rimane la vaccinazione – ha ribadito – In Inghilterra la vaccinazione di routine contro la meningite B è stata introdotta per i neonati nel 2015. Per questo motivo, la fascia dei ragazzi più grandi (quelli a rischio oggi) non risulta attualmente vaccinata, a meno che non vi abbia provveduto privatamente”.
“Si tratta di uno dei focolai di meningite meningococcica più esplosivi mai visti, anche per la rapidità di diffusione – ha aggiunto – Questa vicenda rimette al centro dell’agenda sanitaria mondiale, l’importanza della prevenzione e del ruolo delle vaccinazioni pediatriche. Dove sono oggi quei fenomeni, anche politici di casa nostra, che hanno passato gli ultimi 5 anni a denigrare i vaccini, sproloquiando e convincendo molti genitori a non vaccinare i loro figli?”.

