ROMA – “Condanniamo senza appello posizioni, affermazioni e toni che non siano rispettose della dignità umana”. Così il segretario del Siap Giuseppe Tiani commenta le frasi a sfondo razzista pubblica su Facebook da un ispettore della Polizia ferroviaria di Catania. “Come uomini prima e come poliziotti poi – prosegue Tiani – siamo esterrefatti dalle affermazioni: aborriamo qualsiasi forma di violenza verbale e discriminatoria espressa nei confronti di uomini e donne da parte di chiunque, a maggior ragione da parte di chi indossando una divisa, è deputato invece a proteggere, difendere tutelare senza distinzione alcuna, di razza sesso o religione”. “Non possiamo peraltro permettere – dice ancora il Siap – che la pochezza di spirito di un singolo possa concorrere a danneggiare l’immagine della Polizia e di quanti ogni giorno si adoperano, senza indugio e rischiando sovente la vita, al servizio della gente e per la gente”. Il sindacato, conclude Tiani, chiede ai vertici del Viminale “una presa di posizione seria quanto immediata” e “si riserva di valutare anche la costituzione di parte civile per il gravissimo danno di immagine a cui vengono esposti, ancora una volta, gli appartenenti alla Polizia”.
Da Catania fa eco Tommaso Vendemmia, segretario provinciale del Siap: “Come uomini prima e come poliziotti poi siamo esterrefatti dalle affermazioni che un appartenente alla Polizia di Stato in servizio al Polizia Ferroviaria, avrebbe scritto su facebook . Aborriamo qualsiasi forma di violenza verbale e discriminatoria espressa nei confronti di uomini e donne da parte di chiunque, a maggior ragione da parte di chi indossando una divisa, è deputato invece a proteggere, difendere tutelare senza distinzione alcuna, di razza sesso o religione. Sappiamo bene quante manifestazioni di accoglienza e fratellanza verso chi soffre e arriva nelle nostre coste, avendo peraltro l’onere di essere vigili affinché sia garantita la sicurezza di tutti, i poliziotti i volontari, immettono a fronte di sacrifici personali e partecipazione di solidarietà. Noi del SIAP, i nostri rappresentati condanniamo senza appello posizioni, affermazioni e toni che non siano rispettosi della dignità umana. Non possiamo peraltro permettere che la pochezza di spirito di un singolo possa minimamente concorrere a danneggiare l’immagine della Polizia di Stato e di quanti quotidianamente si adoperano, senza indugio, rischiando sovente la vita, al servizio della gente e per la gente. Nel chiedere una presa di posizione seria quanto immediata dei vertici del Viminale affinché siano accertati fatti e posizioni, il SIAP si riserva di valutare anche la costituzione di parte civile per il gravissimo danno di immagine a cui vengono esposti, ancora una volta gli appartenenti alla Polizia di Stato, sempre più spesso trascinati in un tritacarne di polemiche mediatiche che non risparmiano dileggio e accuse”.
“Dichiarazioni irresponsabili pronunciate da un irresponsabile”. E’ il commento invece del segretario del Sap Gianni Tonelli commenta le frasi razziste pubblicate su Facebook da un ispettore della Polizia ferroviaria, sottolineando però che “è altrettanto irresponsabile, ingiusto e ingiustificato pretendere di spalmare questa colpa su di un’intera categoria”. “La Polizia – dice Tonelli – è composta da 100mila persone che tutti i giorni con dedizione servono il Paese. Il tributo pagato per garantire legalità, sicurezza, concordia, diritti e dignità umana è di 2.500 morti per la sola polizia, con 6.000 agenti feriti nel 2014. Qualsiasi generalizzazione su questa vicenda è pertanto inaccettabile e rischia di assecondare il partito dell’antipolizia e degli allergici alle divise”. Le responsabilità, prosegue il Sap, “sono personali, le cose vanno valutate nelle loro reali dimensioni. Le affermazioni rilasciate dall’agente sono talmente gravi che appaiono profferite da un soggetto non in sé. Se invece le ha pronunciate nella pienezza delle sue facoltà mentali, deve allora risponderne in tutte le sedi. Come è giusto che sia. Ma è altrettanto ingiusto che i miei colleghi in tutta Italia si sentano il dito puntato addosso per l’irresponsabilità di un singolo appartenente”.

