Giorgio Mulè, la risposta sulla candidatura

Giorgio Mulè: “La politica alzi la testa. Sicilia? Non mi tiro indietro”

Giorgio Mulè
Decidi tu come informarti
su Google.
Aggiungi LiveSicilia
alle tue Fonti preferite:
quando cercherai
una notizia, ci troverai
più facilmente.
AGGIUNGI
Una chiacchierata tra politica e cronaca con il vicepresidente della Camera
L'INTERVISTA
di
3 min di lettura

“Certe notti sento ancora l’odore di via D’Amelio, dopo l’esplosione. Sogno di essere lì, sono appena arrivato dopo la strage, come è accaduto. Poi, mi sveglio”.

Ogni siciliano vissuto in quelle vicinanze temporali si porta appresso una inemendabile didascalia esistenziale, in forma di domanda: dove eri tu quando la mafia uccise Falcone e Borsellino? Ognuno sa, ognuno risponde, ognuno ricorda. Come se traesse fuori dalle sue viscere sentimentali l’intoccato frammento di una storia universale. Giorgio Mulè, oggi vicepresidente forzista della Camera dei deputati, era giornalista, a Palermo. Il 19 luglio, in via D’Amelio, trovò i resti e quell’odore che non andrà mai via. Lo ha raccontato, nel corso di un incontro, alla scuola dello Zen. Miracolo. I ragazzi hanno posato lo smartphone, hanno abbandonato l’algoritmo al suo destino, hanno guardato e hanno ascoltato, in silenzio.

Onorevole Mulè, di nuovo attentati e intimidazioni, a Palermo. Con cosa abbiamo a che fare?
“Con una storia nuova che nasce da una storia vecchia. Mi occupai, da cronista, delle vicende di racket. C’era il cosiddetto ‘geometra Anzalone’ che cercava di estorcere soldi a un grande uomo come Libero Grassi. Noto, però, una differenza, se possibile, più inquietante”.

Cioè?
“Questi nemmeno chiedono, prima di agire, come è emerso. Vanno subito a intimidire. Come se l’imprenditore onesto fosse ‘in difetto’, scriviamo tutto tra virgolette, perché non si è ‘messo in regola’. Come se i soldi del pizzo fossero alla stregua delle necessarie autorizzazioni, in un ufficio comunale…”.

La soluzione per uscirne?
“Sempre quella. Massimo sostegno alle forze dell’ordine e alla magistratura che attuano la necessaria repressione. Ma la malapianta resiste e resisterà, finché, faccio un esempio, allo Zen qualcuno studierà balistica e non statistica. Mi riferisco alla minoranza criminale in un contesto di persone perbene a cui mancano, però, i servizi. Le emergenze resistono, la politica non ha trovato risposte all’altezza della domanda. I cittadini sono arrabbiati e hanno ragione. La politica deve alzare la testa, altrimenti si trasforma in politicuccia e non serve a nessuno”.

Il centrodestra, in Sicilia, sembra avvinto nella spirale di elezioni, tattiche e spaccature. Lei, da un po’, insiste sulla necessità di un cambiamento.
“Lo dico da tre anni, ormai. Tre anni fa criticai il rito delle mance e delle mancette. La vera politica – come sosteneva Luigi Einaudi – non pensa soltanto a domani. Pensa a cinque e a dieci anni. Quando denunciai il malcostume mi presero per Cassandra. Ora siamo davanti alla disaffezione, ai voti che non ci sono, al calo dell’affluenza. Perché non ci sono state quelle risposte che dicevo. Qualcuno ci prova a fornirle, per la verità”.

Chi, per esempio?
“Cito Fabrizio Ferrandelli, assessore a Palermo, con la sua coraggiosa battaglia per la legalità delle case allo Zen. Una visione che coniuga la capacità amministrativa e la forza di spendersi in prima persona. Mi ci ritrovo molto e mi sento piccolo davanti a esempi così”.

Inevitabile la domanda-corollario sul suo eventuale impegno in politica, in Sicilia. Cosa farà Giorgio Mulè? Si candiderà alla presidenza della Regione?
“Rispondo come ho sempre fatto, perché è la mia verità. Non voglio entrare nel teatrino della politicuccia con estemporanee dichiarazioni di intento. Confermo che, se succede qualcosa, non mi tirerò certo indietro”.

Lei oggi, a Castelvetrano, parteciperà all’iniziativa ‘A nome loro’, nata dopo l’arresto di Matteo Messina Denaro, tornato alla ribalta di cronache criminali, proprio in questi giorni. Qual è il senso della sua presenza?
“Un impegno d’onore per la memoria. Il contributo regionale era saltato, tutti lo ricordano, l’anno scorso. La manifestazione fu spostata, grazie alla Cna e a Giuseppe Glorioso, a Mondello. Abbiamo lavorato per rimettere le cose a posto. La coscienza dell’antimafia deve sempre avere il primo posto”.

Qual è, dunque, la ricetta del siciliano Giorgio Mulè per la Sicilia?
“Una sana e onesta intransigenza. E insieme la serenità di affrontare e risolvere le priorità costruendo il futuro prossimo. Qui c’è una ricchezza galoppante, come mi ha detto Tommaso Dragotto. Bisogna domare quel cavallo e salirci su. Ma la precondizione per costruire qualcosa a testa alta e, mi lasci dire, a nome nostro è la sana e onesta intransigenza”.

Scrivi a direttore@livesicilia.it


Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI