La situazione è grave, ma anche seria. Il Pd siciliano si avvia verso una spaccatura profonda e irreversibile. Per esempio, Antonello Cracolici – come racconta “Repubblica” nell’edizione domenicale – non ha preso affatto bene le ultime uscite di Giuseppe Lupo circa il governo politico attuabile, ma solo dopo le elezioni. Parole di fuoco quelle dell’amministratore delegato del partito: “Basta ambiguità, confrontiamoci con un congresso. Lupo la smetta con questa altalena”.
Insomma, si profila un duello rusticano tra il segretario e il vero potente all’ombra della sede di via Bentivegna. Un confronto più volte rimandato, ora inevitabile. Del resto, il partito è in dissolvenza da tempo. Lupo, in tema di candidature, ha scelto la Borsellino che va in direzione ostinata e contraria, né sono servite parziali abiure dell’ultima ora. Il duo Cracolici-Lumia tira per la consacrazione dell’alleanza terzopolista subito, anche con una candidatura ad hoc a Palermo. Davide Faraone sciacqua i panni in Arno. Alessandra Siragusa è in polemica con tutti. Pino Apprendi è arrabbiato. Dopo il referendum su Lombardo, qualunque sia l’esito, è possibile che alcuni decidano di andare per la propria strada, mentre gli altri regneranno sulle macerie di un partito in frantumi. Che ne sarà, allora, del Pd siciliano? Ma a Roma lo sanno?

