Tutto cominciò così - Live Sicilia

Tutto cominciò così

Salvo Toscano

Chi c'è stato fin dall'inizio, ora racconta. Le risate e le riunioni in redazione, la corsa folle per tenere il suo passo. E la fatica che si scioglieva in un sorriso. La testimonianza di Salvo Toscano.

Il ricordo di Salvo Toscano
di
4 min di lettura

Arrivava sempre con i capelli bagnati, anche d’inverno. Lo annunciava il suo inconfondibile fischio. E poi la prima battutaccia della mattina, al malcapitato di turno, che se la rideva con lui. O la prima cazziata, se era una giornata no. Passava presto. E si ricominciava a ridere insieme. Perché Francesco Foresta non era solo un gigante del giornalismo, ma era anche un bambino felice, immerso nel suo gioco preferito, quel mestiere che amava di un amore totale. E nel quale era insuperabile.

Tenere il suo passo era un’impresa proibitiva. Un po’ come correre la maratona mantenendo per 42 chilometri il ritmo del centometrista. In questi anni, in questi incredibili, memorabili anni, noi abbiamo avuto la fortuna e il privilegio di provarci. E oggi, anche se troppo gonfi di pianto sono gli occhi e il cuore per riuscire a raccontarlo con le parole giuste, tutti noi che gli siamo stati accanto in questa straordinaria storia d’amore, vogliamo dirgli grazie.

Francesco è stato l’anima, la mente e il cuore di quello che i nostri lettori hanno imparato ad amare. È stato il geniale visionario che ha fatto della Sicilia un posto migliore, rendendola più informata, e quindi più consapevole, e dunque più libera. Come lui.

Correva Francesco, più veloce di tutti. Vedeva le cose che gli altri non vedevano. È questa la cifra del genio. E Francesco ne traboccava, riuscendo, anche questo è tipico dei purosangue del talento, a far sembrare ogni cosa semplice, naturale. Il gioco di un bambino felice. Felice dei suoi taccuini, in cui annotava tutto con un ordine certosino. Felice della sua squadra, di cui si diceva orgoglioso a ogni occasione (quasi quanto la sua squadra era orgogliosa di lui). Felice dei suoi giornali. Quelli che aveva pensato, creato e portato al successo. Di questo viveva Francesco. Non lo interessava la vanità del potere, rifuggiva i riflettori, allergico a ogni evento pubblico (funerali inclusi), spietatamente cinico nel prendere le misure a tromboni e pseudopotenti. Gli piaceva fare il giornalista. E sapeva farlo come pochi. Sempre di corsa, quasi sapesse che il tempo a sua disposizione sarebbe stato così maledettamente breve.

Credo fosse gennaio. Era una mattina, di questo sono certo. Il pomeriggio ci aspettava il giornale, in via Lincoln. Ma le mattine erano tutte nostre. Nella piccola sede di via XX settembre, lui alla sua scrivania, Roberto Benigno e io seduti di fronte a lui, Giuseppe Amato in poltrona. “Facciamo diventare I love Sicilia un magazine patinato. Da vendere in edicola. Cento pagine, con grandi firme, pezzi di lettura… La gente vuole qualcosa da leggere, diamogliela”. “E quando partiamo? Dopo l’estate?”, chiedemmo noi. “Facciamo a marzo”, rispose. Cioè subito. Il sogno cominciò così. E non si è più fermato.

A Roberto e a me presto si aggiunsero degli straordinari compagni di viaggio. Scelti uno per uno sempre e solo per le loro qualità e fuori dalla sicilianissima logica dell’appartenenza. E accanto ad I love Sicilia, il primo gioiello, videro la luce S, con le sue inchieste, e Livesicilia, grazie al quale Francesco coronò il suo sogno, quello di un nuovo quotidiano (lui che da un quotidiano era uscito, lasciando il porto sicuro di un posto da dirigente per scommettersi e creare qualcosa di nuovo) da offrire ai siciliani.

Quel sogno abbiamo avuto il privilegio di costruirlo insieme a lui. Ammazzandoci di fatica e di risate. Nelle nostre riunioni che sfociavano nel cabaret (“Ma perché non le riprendiamo e le mettiamo sul sito?”, diceva sempre, mentre sghignazzava mettendo in mezzo la “vittima” di turno), quando si faceva a gara “a chi sparava la minchiata più grossa” per inventare un bel titolo ad effetto, e si giocava di squadra, come piaceva a lui, che di quella squadra era il presidente, il mister e il capitano. Sempre pronto a caricare sulle proprie spalle il peso delle scelte più difficili. E a offrire ai “suoi ragazzi” fiducia e sicurezza. E un sorriso che porteremo per sempre nel cuore.

Tutto questo amore, tutta questa passione, tutto questo entusiasmo, sono diventati le testate che oggi sono entrate nella quotidianità di tanti siciliani. E sembra incredibile pensare che da quella mattina di gennaio siano passati solo nove anni.

In questi due giorni siete stati in tanti a fare sentire la vostra vicinanza alla nostra redazione, quella che Francesco ha chiamato fino all’ultimo la sua “famiglia”. Ve ne siamo grati. Oggi alle 11,30 lo saluteremo a Villa Filippina, un altro gioiello che il suo genio seppe reinventare e restituire alla città dopo anni di abbandono. Ancora una volta cammineremo tutti insieme, seguendolo. E ancora una volta lui finirà per staccarci tutti, troppo veloce per stargli dietro. Ma anche stavolta ci proveremo, come abbiamo fatto nei mesi in cui il male lo ha tenuto lontano dal suo giornale. Fieri, oggi più che mai, di avere camminato al suo fianco.

Ciao Francesco. E grazie.


Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI