Per vincere basta un “vaffa” | Così Grillo conquisterà la Sicilia

Per vincere basta un “vaffa” | Così Grillo conquisterà la Sicilia

I fallimenti di Crocetta e del Pd alimenteranno il successo a Cinque stelle. Nonostante le contraddizioni del Movimento.

PALERMO – Il Movimento cinque stelle vincerà le prossime elezioni in Sicilia. Lo farà in maniera legittima, giusta. E facile. Vincerà anche perché l’altra politica ha già perso. Ha perso autoreggendosi e autolegittimandosi, creando attorno a sé un recinto di fallimenti, di ipocrisie e bugie. In Sicilia, per intenderci, il Movimento vincerà anche perché il presente si chiama Crocetta. E il passato è quello di una classe politica naufragata tra indagini giudiziarie e sprechi. Vincerà perché quel presente e quel passato non hanno fatto del bene alla Sicilia. Sarà quello il granaio di voti dei grillini.

Prendi il governo regionale in carica. Il caos amministrativo di Roma, sebbene in un arco di tempo ristretto, non è ancora paragonabile per dimensioni ai cinquanta assessori cambiati da Crocetta. Alle sue maggioranze variabili, alle periodiche liti di corrente, ai prevedibili annunci sul nulla, alle intese con forze politiche ed esponenti politici considerati fino al giorno prima impresentabili, a un flop così esteso da non poterne scorgere i confini: le Province nel disastro, la Formazione al macero, la Sanità intorpidita dai soliti amici di chi comanda, dalle solite logiche spartitorie. Un fallimento dal quale il Pd, per nominare il protagonista principale, non solo non si è smarcato, segnando così una differenza, anche a costo di perdere qualche poltroncina, ma al contrario ha abbracciato questa esperienza che affogava, per finire a fondo anche lui. Renzi, che viene ad Agrigento a firmare i Patti che dovranno alimentare le prossime campagne elettorali, legittima quel governo regionale dove i suoi renziani sono seduti da un po’. E faranno fatica, tra qualche mese, a spiegare ai siciliani che loro, con quel Crocetta lì, non c’entrano nulla.

E così vincerà il Movimento. E sarà giusto così. L’esito prevedibile, logico della crescita di questo popolo del no. Della protesta contro tutto e tutti. La sintesi perfetta dell’unico pensiero politico espresso in due giorni: il “vaffa”. Vaffa a questo e a quello. Il vaffa a Equitalia: “Volete questi oppressori che vi inviano le bollette?” “Nooo” risponde la gente. E ci mancherebbe. “Volete i partiti corrotti che hanno rovinato l’Italia?” “Nooo”, come contraddirli? E “volete i cronisti servi e proni al potere?” “Nooo” figuriamoci.

E alla fine, della Raggi, oltre alle zuffe dei suoi supporters con i giornalisti, si ricorderà solo un insulso balletto e un “bello, bellissimo, troppo bello” dal palco. E guai a dire che dopo cento giorni non ha una giunta completa, che quel poco che c’è è anche legato a quel passato, guai a fare riferimento a cerchietti magici alla romana, a bugie raccontate nei giorni scorsi, a fatti nascosti da e nei confronti di feticisti della “trasparenza” o ad altri fallimenti amministrativo-politici, da Parma a Gela.

Tutto dimenticato. Basta dire che sono “loro” che parlano male “di noi”. E così, si vincerà. Facile. E giustamente. Anche perché è certamente vero che a volte lo Stato è vessatorio, che alcuni potentati non sono stati né abbattuti né indeboliti, che i partiti tradizionali sono stati anche coacervo di interessi a volte delinquenziali, che anche la categoria dei giornalisti non sempre ha brillato per indipendenza, specie quando a muoverla sono stati gli interessi di grossi gruppi imprenditoriali. E così, è tutto in quel vaffa e in quel balletto che somiglia al comportamento di un bambino che ha tolto il giocattolo a un altro, ma non sa come usarlo.

Per il momento basta questo. Il giocattolo è nelle mani del Movimento. Anche grazie ai vari Crocetta e Renzi, Alfano e Faraone che oggi tengono su tutto il resto. Per vincere non serve molto di più. Ed è inutile andare troppo per il sottile. Anzi, è pure rischioso.

Perché scopriresti, ad esempio, tra i gazebo e le agorà della due giorni a Cinque stelle, attivisti a favore e altri contro l’immigrazione clandestina. Con esperienze e simpatie di destra e sinistra. Scopriresti che insieme ai grandi discorsi sull’economia circolare, tra i clacson dei motorini al seguito di Di Battista, tra gli applausi per l’annuncio dell’intervento di Dario Fo e gli sbadigli durante lo stesso monologo, c’era chi attaccava addirittura Pinocchio “perché fa passare l’idea che la bugia sia simpatica. La bugia invece è da stronzi”, precisava un appassionato militante dal palco. Pinocchio. Si vede che erano finiti già gli obiettivi degli strali grillini.

Ti spostavi un poì più un là, e da un altro palco pioveva giù un allarme: “Attenzione, care maestre”, diceva una accigliata signora, “quando lavorate alle ricerche sulla clorofilla, ad esempio, rischiate di catturare da Google una immagine coperta da copyright e finire magari condannate”. Un’altra donna, poi, provava a mitigare, con la mitezza dei suoi anni, l’odio contro la stampa: “Non dobbiamo guardare più le trasmissioni televisive. Anzi, guardiamole, ma di meno. Così perdono l’odiens”. E mentre un signore portava con sé una croce di legno su cui aveva appeso brandelli di una storia di malasanità, un altro indicava nel cicloturismo la svolta economica del Paese (“Facciamo andare tutti in Olanda”, si rammaricava). Intanto, da un altro gazebo echeggiava la notizia di un successo grillino a Palazzo Madama. “Una volta – raccontava una minuta signora – il banco della frutta era minuscolo. Da quando ci siamo noi, è più grande. E adesso è spuntato anche il banco delle verdure crude, le zucchine alla julienne. Persino le centrifughe e il cetriolo”.

La centrifuga. È la metafora del Movimento. C’è tutto, lì dentro. C’è, piaccia o no, un popolo. Che non sarà giunto in centomila unità, ma che ha comunque affollato il Foro italico di Palermo. C’erano famiglie con passeggini e bambini. C’erano anche occhi pieni di speranza. C’erano innamorati che si scambiavano effusioni di fronte al mare nonostante – chissà come facessero – in sottofondo scorresse l’intervento rabbioso del senatore Giarrusso. C’erano burocrati regionali, c’erano cittadini stanchi del presente e del passato. Di quel passato di scandali e di questo presente di fallimenti e imposture. Tutti riuniti, in fondo, dal pensiero semplice. Dal manifesto rispolverato, non a caso, dal loro leader: “Vaffanculo”. Un vaffa che presto conquisterà la Sicilia.


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