ROMA – La sintonia e l’amicizia tra Donald Trump e Giorgia Meloni restano salde. E per il tycoon, la premier italiana continua a essere “un’ottima leader e una mia amica” e una partner che “cerca sempre di aiutare”. Sintetico e diretto, il presidente degli Stati Uniti risponde così a una telefonata del Corriere della sera.
Meloni in tv
Lo fa nei giorni pesanti della crisi iraniana. E anche se l’Italia – proprio attraverso la presidente del Consiglio – ha ribadito e confermato che “non intendiamo entrare in guerra, non ci entreremo”. Meloni quindi giustifica la presenza italiana nei paesi del Golfo, attaccati da Teheran, come un’azione “solo a scopo difensivo”. Parole che arrivano in serata in un’intervista a tutto campo che la leader fa a Rete4 perché, sottolinea, “non sono afona”. Tant’è che – è la premessa – “condivido le parole del ministro della Difesa, Crosetto”, ammettendo che siamo in “un quadro in cui sono oggettivamente saltate le regole del diritto internazionale”.
La posizione dell’Italia sulla guerra in Iran
Ma non da oggi con l’attacco all’Iran, è la precisazione. Per Meloni, i precedenti sono “moltissimi”, uno per tutti è l’invasione russa a Kiev. Ma al dilemma se condivida o condanni l’incursione di Usa e Israele contro l’Iran non si sbilancia: “Proprio perché non sono afona, risponderei nessuno dei due”. E la motiva così: “Non ho oggettivamente gli elementi necessari, come non ce li ha quasi nessuno in Europa, anzi nessuno, per prendere una posizione che sia da questo punto di vista categorica”.
Ricorda che escluso il premier spagnolo Sanchez, “nessun altro ha condannato l’iniziativa, così come nessuno sta partecipando al conflitto”. Meloni replica così, di fatto, alle opposizioni che dopo le dichiarazioni del presidente americano, avevano chiesto una smentita al governo. Specie per quella disponibilità all'”aiuto” che anima i sospetti di una prossima entrata nel conflitto, a partire dall’uso delle basi Usa.
Le richieste di chiarimento dell’opposizione
“Gli italiani hanno diritto di sapere la verità”, aveva chiesto Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd, bollando come “grave e inquietante” la dichiarazione di Trump. Ma nel pomeriggio il ministro degli Esteri, Antonio Tajani sminuisce le critiche dell’opposizione spiegando che quella del magnate Usa era “una dichiarazione più politica”. E assicura l’assoluta trasparenza dell’Esecutivo sulla crisi: “Tutto quello che si sta facendo, si è fatto e si farà è stato detto in Parlamento, quindi non c’è null’altro da aggiungere”.
Le dà ragione, con tono sarcastico, Angelo Bonelli di Avs perché, dice, “c’è poco da chiarire. Trump e Meloni non sono soltanto amici, sono complici di una stessa linea politica”. Bonelli insiste sulla responsabilità del governo che “non ha pronunciato una parola di condanna né prende le distanze dalla politica della guerra di Trump. Questa è la politica ‘Maga’”.
“Per Meloni la posizione italiana è “boh”, ironizza il vicepresidente M5s, Stefano Patuanelli. Sull’origine del conflitto, Meloni si allinea alla versione già data da Tajani in Parlamento: “E’ conseguenza del fatto che non si è riusciti a chiudere un accordo sul nucleare iraniano” e sottolinea “il rischio di un livello di arricchimento dell’uranio, che è molto più alto di quello che serve per usi civili”.
Non nasconde che l’Italia possa essere coinvolta dalle conseguenze della guerra “sul piano della sicurezza interna e sul piano economico”. Dunque conferma l’impegno a combattere la speculazione. Pronta anche ad “aumentare le tasse alle aziende” che tentassero di far ricadere i costi della guerra sulle bollette, colpendo i consumatori.
(di Michela Suglia, Ansa)

